L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 febbraio 2017

Trieste si alla via della seta, si al commercio internazionale

convegno
Porto di Trieste sulla Via della Seta

Lucio Caracciolo al convegno di Limes: «La svolta dopo l’ampliamento di Suez. Una sfida da cogliere» 

di Silvio Maranzana 
31 gennaio 2017

 
Il pubblico intervenuto al convegno

TRIESTE. Trieste è in possesso degli strumenti sufficienti per diventare il principale capolinea mediterraneo della nuova Via della seta aperta dal Governo cinese, a incominciare dai suoi Punti franchi che non hanno eguali all’interno dell’Unione europea. È la sostanza dell’incontro “Italia, porto di Trieste e sogno cinese” che si è svolto ieri alla Stazione marittina dinanzi a un pubblico strabocchevole, organizzato da Limes club Trieste in collaborazione con il Centro Veritas e la Libreria Einaudi. L’inquadramento generale è stato fatto da Lucio Caracciolo, direttore di Limes.

Lucio Caracciolo

«Il nuovo piano infrastrutturale e la decisione di aprire nuove Vie della seta - ha spiegato Caracciolo - sono dettati da necessità interne alla Cina e da un’economia in crisi (il Pil cresce di “solo” il 6,5% rispetto al 10% di qualche anno fa) a causa della corruzione presente nelle aziende di Stato e della sovraproduzione. Da qui la necessità di aprire nuovi mercati anche per ridurre la distanze con la Cina più povera collocata soprattutto nella parte a Nord-Ovest, nel tentativo di aprire una globalizzazione mondiale alla cinese.

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Allo scopo è stata già aperta una Banca dotata di 100 miliardi di dollari assieme a 56 Paesi».

Ora Pechino punta al Mediterraneo dopo l’ampliamento di Suez. «Qualche tempo fa i cinesi hanno sondato Taranto - ha riferito Caracciolo - ma il sindaco non li ha nemmeno ricevuti e quando hanno visto lo stato delle infrastrutture hanno corretto il tiro. Le prime carte indicavano Venezia come punto di approdo, ma anche in questo caso si sono resi conti che i progetti di rafforzamento (presumibilmente la piattaforma off shore, ndr,) sono ancora troppo indietro. Dunque anche Venezia è scomparsa dalle carte sulle quali ora appare soltanto il Pireo, porto che i cinesi hanno già acquistato. Sta ora all’Italia - ha concluso il direttore di Limes - decidere cosa offrire loro».

A Trieste interessa la sfida? «Se si tratta di diventare un semplice punto di passaggio dei traffici la questione non è molto affascinante - ha risposto Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale - ma se entra in gioco forte valore aggiunto per il territorio ritengo - ha proseguito - che abbiamo qualche arma in più rispetto agli altri porti dell’Adriatico e italiani in genere perché nei nostri Punti franchi si possono svolgere con una serie di vantaggi attività logistiche, ma anche manifatturiere e industriali in genere».

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Trattative in questo senso, ha accennato D’Agostino sono in corso non soltanto con player cinesi, ma anche americani, tedeschi, austriaci e altri ancora. «Ai cinesi stiamo spiegando e loro lo stanno comprendendo forse già meglio di noi - ha specificato - che venire a produrre merci a Trieste può portare non solo vantaggi doganali, ma anche l’opportunità di “brandizzare” in modo qualificante i prodotti dei settori in cui l’Italia ha un ruolo importante».

«È lo stesso governo cinese - ha aggiunto Roberto Visintin, presidente degli spedizionieri del porto - a invocare una standardizzazione delle procedure doganali lungo tutte le Vie della seta e in attesa che ciò avvenga la costituzione di free zone all’interno dei principali porti. A Trieste oltre alle varie agevolazioni che già esistono nei nostri Punti franchi sono ora possibili anche le lavorazioni industriali».

E il nuovo modo di considerare i dati del porto è insito anche nelle ultime note di Trieste marine terminal che gestisce il terminal container: i teu, 449.481, crescono solo dell’1,6%, ma quelli pieni aumentano dell’8,9% e il traffico in import, dopo anni di segno avverso, ha superato le esportazioni. I servizi ferroviari sono aumentati del 26,5% relativamente ai volumi trasportati.

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