L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 marzo 2017

Bisogna investire sulle nostre forze armate, soprattutto la marina

IL MINISTRO PINOTTI HA LE IDEE CONFUSE

02/03/17 
Letta l’intervista che ha rilasciato ieri il Ministro Pinotti al quotidiano “La Repubblica”?
A dire del Ministro nel mondo della Difesa vi è in atto una rivoluzione copernicana tra riordino delle carriere, Libro Bianco e Pentagono italiano. A me pare una propaganda elettorale, perché sparare così su un comparto giustificando i cambiamenti epocali alle nuove esigenze internazionali mi pare azzardato.
L’evoluzione, involuzione toccherebbe il personale, il patrimonio immobiliare e l’organizzazione dell’intera struttura che diventerebbe capo di stato maggiore difesa “centrica”.
Il Ministro ha detto che il vecchio sistema prevedeva, per generali e ammiragli, la costituzione di comandi in funzione del numero degli alti dirigenti, ora toccherà invertire la tendenza, ovvero promuoverli secondo il numero dei comandi. Difatti non è proprio così, perché le aliquote di avanzamento, ogni anno, vengono fatte in base alle vacanze che si creano, in base ai congedi per limiti di età degli alti ufficiali.
Le forze armate da circa dieci anni stanno tagliando risorse accorpando enti e funzioni, e favorendo l’invio in congedo del personale e immettendo nelle scuole pochissimi allievi, rispetto al passato. Questo per dire che i governi che si sono succeduti hanno sempre mostrato attenzione al bilancio del dicastero, apportando tagli lineari e compartimentali, dopo mesi e anni di studi, analisi e simulazioni.
Dire che oggi si è deciso di accorpare le funzioni sembra più una offesa per i predecessori che, anche senza il supporto del Libro Bianco, comunque hanno attuato quello che il Parlamento e il Governo in carica chiedevano. Poi ora si vuole creare una figura sola al Comando di tutte le forze armate. Questa nuova figura deciderà tutto: i finanziamenti, gli investimenti, le promozioni dei generali e ammiragli, insomma avrà un potere “totale”, a discapito delle singole forze armate.
Il Capo di Forza Armata, cosa potrà fare? Ah si, presenziare alle cerimonie in giro per l’Italia, visto che non potrà decidere più su nulla, tranne mantenere l’operatività della propria forza armata, con i soldi e i mezzi che il grande Capo elargisce. Poi non si comprende la logica delle proroghe ai vertici militari, l’ammiraglio De Giorgi, ex capo della Marina, e il generale Preziosa, ex capo dell’Aeronautica, hanno dovuto terminare il loro mandato perentoriamente il giorno in cui hanno raggiunto il limite d’età, per la Legge Madia. Giustissimo, considerata la Legge che dice “no al trattenimento in servizio oltre i limiti d’età”. Anche la Consulta, nel 2016, ha promosso la Legge Madia, inizialmente tacciata di essere in questo punto incostituzionale. Allora, non si comprende quale sia stata “l’altissima motivazione” che ha mantenuto a “galla”, oltre i limiti d’età, gli attuali vertici militari. C’è qualcosa che non torna in tutto questo. La legge è uguale per tutti, o no?
Poi il Ministro parla di un bilancio della Difesa al di sotto del 2% del PIL, così come chiede la Nato e gli alleati, precisamente all’1,8 del PIL, pari a 23 miliardi di euro all’anno. Peccato che dimentichi di dire che gran parte degli investimenti militari gravino sul bilancio del ministero dello sviluppo economico e non su quello della difesa. Facendo i conti, penso, si supererebbe di gran lunga la soglia del 2%.
Il punto è che agli “spot elettorali” non crede più nessuno, specialmente se all’interno del dicastero non è lineare proprio tutto.
Non speculiamo sulla pelle dei nostri militari di ogni ordine e grado, solo perché non sono sindacalizzati. Gli alti ufficiali, generali e ammiragli hanno fatto quello che il parlamento e il governo ha chiesto e chiede e non hanno inventato nulla, anzi per dir la verità hanno eseguito solo alla lettera le volontà politiche.
Femaz
(foto: governo.it)

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