L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 marzo 2017

Diego Fusaro - non si andrà alle elezioni adesso

Effetto Consip, parla Diego Fusaro: "Vi spiego perché non si andrà al voto subito"

03 marzo 2017 ore 15:50, Andrea De Angelis

Ma davvero il renzismo è finito? Se il percorso politico di Matteo Renzi fosse una parabola, di certo questo inverno ha segnato il punto più basso dell'ex sindaco di Firenze. Che, nel frattempo, è diventato anche ex segretario ed ex premier. Oltre ad avere decine di parlamentari "ex", molti dei quali passati al nuovo gruppo Mdp. In questo nuovo scenario politico conviene ancora a Renzi andare al voto subito? Secondo Diego Fusaro, intervistato da IntelligoNews, decisamente no. Il noto filosofo, nell'auspicare che il renzismo sia davvero finito, fa poi un paragone con il berlusconismo...

Dal caso Consip alla scissione del Pd, il renzismo è davvero finito? Un termine che ricorda quel "berlusconismo" utilizzato per anni...
"Sarebbe auspicabile che il renzismo finisse, ma lo scopriremo solo nei prossimi mesi. Aggiungo che il berlusconismo non era finito, ma era continuato nel renzismo, un berlusconismo proseguito con altri mezzi e persone. Purtroppo dobbiamo però riscontrare pacatamente che ogni qual volta pensavamo di aver toccato il fondo, siamo riusciti ancora a scavare. Pensavamo di averlo fatto con Berlusconi, ma sono arrivati prima Monti e poi Renzi. E ora c'è da temere che si vada ancora peggio. Questa è una considerazione concreta sui rapporti di forza". 


Venendo al caso Consip, al di là del padre di Renzi c'è anche la figura di Luca Lotti. Sarebbe il caso che il ministro facesse un passo indietro?
"Io dico sempre che fin quando uno non viene condannato è innocente. Quindi dipende dal contegno di ciascuno. Da un certo punto di vista se non c'è la condanna si è legittimati, ma forse per garbo e delicatezza converrebbe in certi casi fare un passo indietro". 

Quindi con una battuta il ministro dello sport dovrebbe essere sportivo?
"Potremmo dire così. Però ripeto, finchè non c'è la condanna non si può esprimere un giudizio, nè di condanna nè di assoluzione". 

Più volte l'ex minoranza Pd aveva avvertito Renzi di non fare una maggioranza con Verdini. La condanna in primo grado di ieri a nove anni dimostra che Renzi ha sbagliato anche lì? Aveva ragione ad esempio Bersani?
"Sì, da questo punto di vista aveva ragione Bersani. Il problema comunque non è il singolo uomo corrotto, ma che sono corrotti direi metafisicamente. Hanno tradito ogni idea di sinistra, di Gramsci e di Marx portando avanti un discorso di privatizzazione liberistica. C'è del marcio in quanto tale, con o senza Verdini". 

Dal 4 dicembre ad oggi più volte abbiamo detto che Renzi voleva le elezioni prima che "fosse troppo tardi". Adesso, considerando la scissione del Pd e il caso Consip, è ancora così? Conviene all'ex premier andare ora alle urne?
"Non ha alcun interesse ad andare al voto subito, se ci andasse ora per lui sarebbe una sonante sconfitta data la sua immagine pubblica e i rapporti di forza scissi nel suo movimento". 

Se si va al voto oggi sono favoriti i 5 Stelle?
"Direi proprio di sì. Ed è per questo che non si andrà al voto oggi"

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