L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 marzo 2017

E', forse, finito il capitalismo straccione basato sugli amici degli amici


VISITI DA VICINISSIMO 08 marzo 2017

Sole 24 ore, braccio di ferro tra banche e Confindustria 

Diktat degli istituti di credito: o cambia tutto, direttore compreso, o i soldi ce li mette il sindacato degli industriali. Servono un centinaio di milioni. Ma viale dell'Astronomia vuole tenere il controllo del giornale. 

Cari e affezionati lettori, lunedì 6 marzo c’è stato un altro cda del Sole 24 Ore al cardiopalma. Il caro amico che porta il mio sguardo là dove non potrei mi racconta che sono volati gli stracci. Da una parte l’ad Franco Moscetti e il presidente Giorgio Fossa a rivendicare l’urgenza di fare qualcosa (traduzione: servono soldi, tanti e subito), dall’altra la trimurti romana Abete-Panucci-Salvini (quest’ultima è una brava docente di Diritto tributario alla Luiss, ovvero l’università di Confindustria) a fare resistenza. A questo punto, la paralisi è totale. Unica a muoversi è la cassa, che brucia quasi 5 milioni di euro al mese. Bisogna fare l’aumento di capitale, ed in fretta. Ovvio, direte voi cari lettori. Non tanto, vi dice il vostro Occhio di lince.

CONFINDUSTRIA TEME DI PERDERE LA MAGGIORANZA. Dietro, come ogni italica vicenda che si rispetti, c'è uno scontro fatto di impuntature e ripicche. Cerco di riassumervelo, così che forse si capisce l’arcano. Il gruppo, visti i disastrati conti, avrebbe bisogno di risorse per un centinaio di milioni di euro. Confindustria vorrebbe invece che l’aumento non superasse i 60 milioni. Facile intuire perché. Il sindacato degli imprenditori non ha alcuna intenzione di diluire il suo 67% che ne fa il socio di maggioranza assoluta. E teme che dietro l’insistenza dei vertici della casa editrice si nasconda un cavallo di Troia, ovvero l’inizio della ineluttabile perdita del controllo sul giornale. Per cui a viale dell’Astronomia si stanno dannando l’anima per cercare una soluzione che scongiuri questo rischio.

PIANO CREDIBILE E CAMBIO DEL DIRETTORE: LE CONDIZIONI DELLE BANCHE. Ma siccome i soldi sono quelli che sono e non si possono stampare, ecco l’accorato appello al sistema bancario perché faccia la sua parte. I tempi del capitalismo di relazione, però, sono finiti, e le banche non hanno più quel paraocchi che le faceva obbedire come cavalli ai richiami che arrivavano dagli amici degli amici. Così che la risposta del sistema creditizio è stata picche. O meglio: noi i soldi li tiriamo anche fuori, ma a due condizioni. La prima è che il piano industriale sia credibile (evidentemente quello sin qui a loro presentato non lo era), la seconda che si preveda un cambio di direzione al vertice del giornale. E qui già si appalesa uno scoglio al momento insormontabile, perché Vincenzo Boccia e i suoi non hanno alcuna intenzione di mollare Roberto Napoletano. A lui gli attuali padroni di Confindustria devono somma gratitudine per aver fermato gli appetiti dei lombardi che volevano papparsi senza colpo ferire il quotidiano rosa.

«Non volete cambiare?», chiedono serafiche a questo punto le banche, «bene, l’aumento fatevelo da voi»

Accadde la scorsa estate, quando Napoletano, annusata l’aria, saltò repentinamente giù dal carro di Giorgio Squinzi per salire su quello di Boccia. Ciò gli valse un salvacondotto che ancora oggi egli sventola sotto gli occhi di quanti vorrebbero la sua ghirba. «Non volete cambiare?», chiedono serafiche a questo punto le banche, «bene, l’aumento fatevelo da voi». Vendete tutto il vendibile, compresa la sede di viale dell'Astronomia e la bella foresteria in Via Veneto, e salvate il giornale. Insomma, la mettono giù dura che più dura non si può. Come sa chi legge le mie piccole cronache che Lettera43.it prodigalmente ospita, Moscetti e Fossa erano andati a Roma convinti di tornare a Milano portando in un vassoio a Salomè-Intesa la testa del direttore. Ma quel vassoio è rimasto ed è tutt’ora vuoto.

IN PROGRAMMA UN NUOVO CONSIGLIO GENERALE. Che fare? Si chiedono leninianamente i protagonisti della vicenda. Nei prossimi giorni Boccia convocherà un consiglio generale di Confindustria per discutere del problema. Se egli accetta un modesto suggerimento del sottoscritto, tenga le porte della sala Pininfarina aperte in modo tale che i commessi possano prontamente intervenire a sedare le prevedibili risse. Qualcuno dice anche che un vertice sfiduciato dall’azionista dovrebbe opportunamente tirare le conseguenze, ma è anche vero che il Sole 24 Ore non può permettersi di cambiare amministratori delegati come Paola e Chiara generi musicali. E poi, come Lettera43.it vi ha informato per tempo, Luigi Gubitosi va in Alitalia e non è più disponibile per prendere le redini di via Monte Rosa.

IL GIORNALE VERSO UN 'GOVERNO TECNICO'? A questo punto voi che non vi accontentate delle cronache vorreste anche una mia previsione di come andrà a finire. Ve la do subito, ma non ci scommetto neanche un euro perché le scommesse non mi portano fortuna. Ad un certo punto la situazione diventerà talmente grave (come se non bastasse c'è anche la Procura milanese che ha il naso dentro) che Confindustria alzerà la spugna e al Sole verrà insediato un governo tecnico con lo scopo di salvare la baracca. Il nuovo direttore del giornale? Io lo so ma non ve lo dico. Vi dico solo che i direttori, come le donne e le stagioni, a volte tornano.

Nessun commento:

Posta un commento