L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 marzo 2017

Il governo italiano deve decidere, l'Ucraina è o non è in guerra?

TERZO MILLENNIO
Dettagli Pubblicato: 06 Marzo 2017


di Giulietto Chiesa
L’Ucraina è in guerra: è ufficiale perfino per il ministero dell’Interno italiano. Ma non per il ministero degli Esteri che sostiene l’integrità territoriale dell’Ucraina mentre dovrebbe essere evidente (anche leggendo gli accordi di Minsk 1 e 2), che essa è irrimediabilmente compromessa. Nel Donbass e in Crimea. Lo si deduce da una importante decisione della Commissione Territoriale presso la prefettura di Torino per il riconoscimento della protezione internazionale (leggi asilo politico) a una cittadina ucraina residente nella Repubblica Popolare di Donetsk.

Per me è una - duplicemente bella - notizia, che voglio condividere con i miei lettori. La notizia mi è giunta, via Facebook, da Maurizio Marrone, presidente della Rappresentanza italiana della Rpd. Il nome della donna non viene rivelato per evidenti ragioni di sicurezza. Si sa che essa è, appunto, cittadina ucraina, di padre russo e madre azerbajgiana. La signora in questione ha già fatto richiesta del passaporto della Repubblica popolare di Donetsk e si è rivolta direttamente alle autorità italiane senza nemmeno consultare l’Ambasciata ucraina in Italia.


Interessante la motivazione della Commissione. Essa ha ritenuto che “il timore espresso (dalla donna, ndr) in caso di rientro risulta fondato, permanendo per la richiedente un rischio effettivo di essere coinvolta in un conflitto non ancora risolto”. In quanto “la situazione a Donetsk è lungi dall’essersi stabilizzata” e vi “si continua a sparare”. Inoltre ogni tentativo di “raggiungere Donetsk da Kiev è risultato impossibile”.

Questo è il quadro, che è molto diverso dalle veline atlantiste che circolano (quando circolano, perché di regola non si parla della guerra ucraina) sui media italiani. Ovviamente la Commissione non si schiera per nessuna delle parti in conflitto (non era e non è suo compito farlo), ma ritiene implicitamente che lo Stato ucraino non è in condizione di garantire la sicurezza di coloro che afferma essere suoi cittadini, sui quali continua a sparare dal 2014. Infatti l’Ucraina è in guerra con i suoi ex territori, contro i quali afferma di avere ingaggiato una “operazione anti-terroristica”. Questa è la favola cui il governo italiano finge di credere. A nostro rischio e pericolo, poiché l’Ucraina chiede a gran voce di entrare nella Nato e l’Italia non ha ancora detto se intende appoggiare una tale richiesta. A nessuno dovrebbe sfuggire che un tale sviluppo ci coinvolgerebbe in una guerra altrui, suscettibile di allargamenti drammatici.

Brutta storia, che la Commissione torinese, con la sua decisione, squaderna oggettivamente di fronte all’opinione pubblica italiana. Ma c’è anche una bella notizia per me e per gli spettatori di pandoratv.it che io dirigo. La Commissione ha incluso nell’indagine “numerose fonti giornalistiche (tra cui diversi reportage del giornalista italiano Giulietto Chiesa nell’ottobre 2016)”. Il nostro lavoro è dunque servito come fonte per giungere a una decisione saggia e giusta. Della qual cosa siamo felici.


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