L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 marzo 2017

Lorenzo Bini Smaghi - rappresentante effettivo del Sistema massonico mafioso politico che comanda in Italia, al servizio del Capitale Finanziario straniero

Lorenzo Bini Smaghi e quell'inquietante vento omertoso (o peggio?!?) che aleggia all'interno del sinistrato mondo bancario

28 Febbraio 2017 - 18:00

Quando parlano certi personaggi bisogna sempre stare bene attenti a quello che dicono, a quello che non dicono e, sopratutto, a quello cui essi alludono senza nominare apertamente fatti o persone.

E' questo il caso del dott. Lorenzo Bini Smaghi, l'economista italiano che, già membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea dal giugno 2005 al novembre 2011, è attualmente, fra le altre cose, Presidente del colosso bancario francese Société Générale, di Italgas S.p.A., nonché di Chianti Banca e che - lo si dica per inciso - è stato anche membro indipendente del consiglio di Amministrazione della banca d'affari statunitense Morgan Stanley International.

Cosa ha detto di rilevante questo eminente rappresentante del mondo bancario? Nell'ambito di un Convegno organizzato dalla Fondazione Cesifin Alberto Predieri (Centro per lo studio delle istituzioni finanziarie promossa dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze) dal titolo "Le banche e l'Europa" in data 9 febbraio a Firenze ha rilasciato delle dichiarazioni su cui è senz'altro utile soffermarsi.

Dice, infatti, Bini Smaghi, riferendosi al Ministro Padoan, che:

“è molto pericoloso che un ministro critichi l’autorità europea di vigilanza, perché così la delegittima”. (Lorenzo Bini Smaghi)

La vicenda è nota anche al grande pubblico: in merito alla complessa vicenda del Monte dei Paschi di Siena, c'è stato, infatti, da dicembre a questa parte un botta e risposta fra il ministro italiano e la Banca Centrale Europea in merito alle prescrizioni dell'Organo di Vigilanza sulla ricapitalizzazione della banca senese, con scambio di velate (ma neanche troppo) reciproche accuse fra governo italiano e organi europei.

Ora, senza entrare nello specifico della querelle (per la descrizione della complessa vicenda della banca toscana rimandiamo eventualmente alla lettura di un precedente post dal titolo Salvate il Soldato Banca": note sulla meritevolezza di tale salvataggio e sulla sua inutilità senza riforma sistemica), è interessante notare un paio di osservazioni degne di opportuno rilievo di Bini Smaghi:

“Se delegittimi l’autorità di vigilanza europea, crei innanzitutto un problema per il tuo sistema bancario, ma anche per il sistema bancario in generale, e per l’assetto politico”. (Lorenzo Bini Smaghi)

In buona sostanza, suggerisce l'economista fiorentino che non è bene (o "salutare"?!?) criticare le istituzioni perché così facendo si getta discredito e sfiducia in esse, fomentando l'attuale crisi che esse attraversano.

La domanda, quindi, nasce spontanea:

il personaggio che afferma quanto sopra è lo stesso Bini Smaghi che, allora membro italiano del Comitato Esecutivo della stessa B.C.E. diceva testualmente nel dicembre 2008 (vd. il relativo articolo de IlSole2Ore ) - quindi non proprio ieri! - le seguenti parole: «Questa è l'ultima crisi di un sistema in cui la finanza ha sfruttato al massimo la redditività del capitale. Ora quel sistema è rimesso in discussione. Dovrà nascere un'economia dove c'è molta più attenzione al capitale, alla prevenzione del rischio. Bisogna ripensare il sistema finanziario e cambiare una serie di regole, mettere dei limiti alla ricerca del profitto immediato per un logica di più lungo periodo»?!?

Peraltro Bini Smaghi aggiunge qualcosa di ancora più interessante, arrivando a fare un'affermazione che "suona" come un velato (ma neanche più di tanto!) "avvertimento" al Governo ed a larga parte delle istituzioni bancarie italiane:

“Quando su Mps la Bce è stata criticata per opacità, se la Bce avesse detto il motivo per cui chiedeva più soldi, forse avrebbe fatto crollare la banca. A volte è difficile dire la verità.” (Lorenzo Bini Smaghi)

Orbene, senza alimentare risibili teorie complottiste, facciamo, comunque, notare che una espressione di questo genere può voler significare soltanto due cose:

► o la B.C.E. ha volontariamente taciuto al mercato ed ai risparmiatori tutti alcune cose fondamentali in merito alla reale gravità della crisi della banca senese per non compromettere le sorti di tale istituto bancario e, forse, anche dell'intero sistema bancario italiano (e sarebbe una cosa molto grave!);

► o la B.C.E. ha detto cose non vere (o, meglio, false?!?) sulla reale gravità della crisi della banca senese, per "mettere in riga" le banche italiane e ridurre al silenzio ogni e qualsivoglia forma di critica e/o dissenso alla propria politica di viliganza (e ciò sarebbe ancora più grave!).

Che la si voglia leggere in un senso o nell'altro, questa affermazione appare un avvertimento, neanche troppo trasversale, a chi dovrebbe intendere, avvertimento del tipo: "meglio non parlarne ché non conviene"!

In un caso o nell'altro atteggiamenti di questo tipo, che paiono davvero omertosi da un lato e intimidatori dall'altro, non sembrano affatto capaci di ristabilire quello strappo che si è ormai creato fra istituzioni bancarie e risparmiatori, che, anzi, vedono con sempre crescente preoccupazioni le ormai palesi tensioni e "rese dei conti" all'interno del mondo bancario.

Nessun commento:

Posta un commento