L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 marzo 2017

Lucio Caracciolo conferma, il Globalismo Capitalistico è fallito, avanza prepotente il Movimento degli Stati Identitari. L'Italia deve acquisire la consapevolezza di se e il Mare Nostrum è la sua naturale strategia

Lucio Caracciolo: "Pianeta poco governabile, il potere ormai è dissipato"

Il direttore di Limes: "Protagonisti non più solo gli stati, ma associazioni, istituzioni, ong. E chi manovra la finanza"di WANDA VALLI

01 marzo 2017

Lucio Caracciolo 

CHI comanda il mondo? Difficile da capire, da spiegare. Difficile da raccontare a meno che non si provi a guardare tutto da diversi punti di vista: potere, politica, religione e amore, per esempio. A Limes, rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, hanno deciso di provare. Di ragionare su questo mondo con i confini che, per un ossimoro della geopolitica, sono sempre più stretti quanto più si ampliano, i confini del potere che, però, si frastagliano, si segmentano, da nord a sud del mondo. Così da venerdi 3 a domenica 6 marzo, il IV festival di Limes che ha di nuovo scelto Genova e palazzo Ducale come sede, si interrogherà su "Chi comanda il mondo" chiedendo aiuto a filosofi, politici, scrittori. A cominciare da Romano Prodi, ex premier e ex presidente della Commissione europea, che venerdì alle 18 discuterà del "Nuovo dis-ordine mondiale".

Lucio Caracciolo. lei coordinerà i lavori. Partiamo dal cuore del problema, segnalato da Limes: chi comanda il mondo?
"Nessuno comanda, anzi la caratteristica dominante è la dissipazione del potere, le potenze assolute non esistono più. Ha una logica se è vero che un secolo fa gli stati erano 53 e ora abbiamo superato quota 200. Del resto gli attori spesso protagonisti della geopolitica non sono più solo gli stati, ma associazioni, istituzioni, ong, chi manovra la finanza. C'è una complessità maggiore che rende poco governabile il mondo. Altri numeri lo segnalano"

Quali?
"Eravamo un miliardo, ora siamo saliti a 7, a fine millennio arriveremo a11 miliardi e l'Europa sarà una piccola minoranza abitata da persone anziane"

L'Europa ha ancora un briciolo di potere in questo mondo?
"L'Europa potrebbe avrebbe ben più di un briciolo di potere se ci fosse un soggetto politico delegato a tenere insieme più stati e più funzioni".

L'Italia, all'interno dell'Europa, è più esposta di altri al tema delle immigrazioni, è circondata da un mondo in guerra, sta vivendo un suo declino. A Limes proverete a suggerire un modo, un tentativo, di invertire questa rotta. Come?
"L'Italia non è stata abituata a pensare con la propria testa, prima ci affidavamo a Stati Uniti e Europa.Siamo stati così tanto a lungo e volentieri sotto tutela, che questo ha creato un handicap per noi quando le alleanze sono, in qualche modo, cambiate".

Che cosa dovrebbe fare ora l'Italia?
"Costruire un rapporto privilegiato con gli Stati che più contano in Europa: con la Germania e poi la Francia, altrimenti siamo una realtà quasi marginale almeno politicamente, eppure avremmo di che essere importanti in altri settori".

La globalizzazione sta diventando un grande problema, non più una possibilità. O no?
"E' nata negli anni Novanta per diffondere gli standard Usa a livello globale, appunto. Ora è ben chiaro che non è successo proprio così"

Si sta imponendo, invece, il potere religioso, grazie a papa Francesco?
"Il papa è molto amato dai popoli, ma lui sta attuando una politica chiara, netta
che fa saltare alcuni poteri della Chiesa, viene considerato schierato e alcuni non gradiscono".

A Limes parlerete anche dell'amore e della politica. Suggestione o realtà?
"Entrambi. E' certo, però, che chi pensa alla politica come a un qualcosa di freddo, sbaglia, perché a smuoverla molto spesso è proprio la passione amorosa, che esamineremo nei suoi temi di fondo, dal narcisismo in avanti ".

Nessun commento:

Posta un commento