L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 marzo 2017

Nicola Gratteri -4- ha presentato una riforma organica del processo penale il 31 dicembre del 2014 ma Renzi e il corrotto Pd l'hanno messo nel cassetto


Prescrizione, Nicola Gratteri, Le nuove norme si applicano ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge (4)

Roma, 8 mar (Prima Pagina News) In questi giorni, e in queste ore di grande dibattito politico sui temi della giustizia, ma soprattutto nella ipotesi che il Governo Gentiloni alla fine ponga davvero la fiducia sul decreto legislativo Giustizia che si occupa anche della nuova “prescrizione”, c’è una domanda fondamentale che in molti si pongono, e che riguarda il momento in cui la nuova legge diventerà tale. La relazione conclusiva della Commissione presieduta dal Procuratore Nicola Gratteri (nella foto insieme allo scrittore italoamericano Antonio Nicaso), non lascia spazio ad interpretazioni di comodo: “Sul fronte del diritto intertemporale- precisa la Commissione- la soluzione che appare più lineare consiste nel prevedere che la nuova disciplina si applichi “in blocco” soltanto ai processi relativi a fatti commessi successivamente alla sua entrata in vigore, confermandosi invece per tutti i fatti anteriormente commessi l’applicabilità integrale della previgente disciplina”. La filosofia del giudice Gratteri qui ha prevalso su tutto, e nel “nome del diritto assoluto” -a cui tutta la vita di Nicola Gratteri ha fatto esclusivo riferimento- la Commissione da lui presieduta arriva a queste conclusioni: “ L’introduzione di una simile disposizione transitoria appare necessaria per impedire che le norme più favorevoli al reo, previste dalla nuova disciplina, si applichino retroattivamente – ai sensi dell’art. 2 co. 4 c.p. – ai fatti pregressi e ai relativi processi già in corso”. Gratteri lo spiega meglio così: “Una simile applicazione retroattiva, che potrebbe in particolare riguardare la nuova disciplina in materia di atti interruttivi di cui al riformato art. 160 c.p., avrebbe l’effetto di ‘sorprendere’ in particolare i pubblici ministeri, i quali abbiano fatto legittimo affidamento sull’efficacia interruttiva di atti quali l’interrogatorio dell’indagato o l’ordinanza di custodia cautelare a carico del medesimo, e al momento dell’entrata in vigore della legge non abbiano pertanto concluso le indagini – o non siano più in grado di concluderle – entro gli ordinari termini di cui all’art. 157 c.p.”. In sostanza sottolinea la Commissione Gratteri- la legittimità costituzionale di una simile deroga al principio di retroattività in mitius della norma penale si giustifica, sulla base di una duplice considerazione: “Da un lato, la nuova disciplina delle cause interruttive s’inserisce in una differente complessiva regolamentazione, fondata su un sistema di pesi e contrappesi che hanno senso soltanto se operanti congiuntamente, e che perdono invece ragionevolezza se applicati isolatamente in ragione del loro mero carattere favorevole per il reo. Dall’altro, soprattutto, l’applicazione retroattiva della nuova norma sulle cause interruttive della prescrizione determinerebbe un irragionevole effetto di dispersione delle attività processuali già compiute, con un pregiudizio irreparabile per gli interessi costituzionalmente rilevanti tutelati dal diritto penale”. Certo, va dato atto al Procuratore Gratteri e alla sua Commissione di aver lavorato tantissimo, e di aver prodotto un dossier sulla Riforma del Processo Penale che andrebbe ora spiegato raccontato pubblicato e diffuso in tutte le facoltà giuridiche d’Italia, tanto poderoso e rigoroso è lo spessore giuridico, ma anche morale, della nuova riforma, che non esalta nessuno, anzi, che trova anche il modo e il coraggio di “tirare le orecchie” a “operatori della giustizia” non sempre impeccabili nell’adempimento del loro dovere. Ma questa è tutta un’altra storia, su cui avremo modo di tornare. (4-Fine)

(Beatrice Nano) 8 mar 2017 12:51

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