L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 marzo 2017

Pietrangelo Buttafuoco - Il Partito Democratico muore

Pietrangelo Buttafuoco: “E’ la nemesi. Il Partito democratico va a morire”

lunedì, 6, marzo, 2017

E’ la nemesi. Il Partito democratico va a morire come il Partito socialista nei giorni cupi di Mani Pulite. Il Pd, pur sempre erede di quel Pci che trovò scampo nella tempesta di manette della Procura di Milano, va a dissolversi in un mesto finale.

Ed è una nemesi. Senza la tragedia degli schiavettoni. E neppure – Dio ce ne scampi – le buste di plastica con cui i perseguitati in galera si toglievano la vita.

A coda di topo va a finire la squillante avventura di Matteo Renzi, con la cerca dei pizzini di Alfredo Romeo, un imprenditore, tra i sacchi di una discarica.

Non c’è la bava di Arnaldo Forlani ma la reiterazione del mantra – “Ho fiducia nella magistratura” – pronunciato dai Luca Lotti, dai Tiziano Renzi (e pure dal figlio Matteo) che rivela l’esatto contrario. Nessuno, soprattutto un innocente, può avere fiducia nelle disgrazie della giustizia.

E’ la nemesi nei modi della voce dal sen fuggita. Il fuori onda di Graziano Delrio, “la crepa nella diga” è un presagio.

E’ la nemesi nella forma della consunzione. Non c’è il rabbioso rancore degli Stati Uniti per Sigonella, Hillary Clinton non è alla Casa Bianca e la nuova Amministrazione – stac – stacca la spina al caro Matthew.

Ci sono solo nodi che arrivano al pettine, la severità chiesta ad altri – come con Anna Maria Cancellieri, ministro del governo di Enrico Letta – non viene reclamata adesso.

Tutto torna e col Pd che si squaglia c’è l’ultimo pezzo di Novecento che se ne va.

A proposito di vendette. L’Italia, si sa, appende i propri eroi per i piedi oppure li scarica quando vengono a noia e voi dunque, dovendo scegliere, cosa fareste: offrire il petto alla raffica di monetine, come Bettino Craxi al Raphael, oppure abbaiare alla luna, come la Boschi che chiedeva agli altri ciò che – a proposito dei papà – non chiese a se stessa?

E’ sempre lì: o lì o là, è la sentenza di Giufà.

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