L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 marzo 2017

Siria - c'è un cambio di strategia


Siria, arrivano i marines Usa

MAR 9, 2017 

La presenza americana si fa sempre più forte in Siria nella lotta contro le bandiere nere. I marines sono appena arrivati nel nord del Paese per affiancare le truppe curde nell’avanzata su Raqqa, la “capitale” dello Stato islamico. Secondo quanto fa sapere La Stampa, “i reparti sono dotati di artiglieria pesante, come quelli dispiegati a Sud di Mosul, a Makhmour, nelle fasi preliminari dell’offensiva sulla roccaforte dell’Isis in Iraq. L’artiglieria, probabilmente pezzi da 155 millimetri, servirà a distruggere le postazioni fortificate degli islamisti nel perimetro esterno di Raqqa, in modo da consentire alle forze curdo-arabe, Syrian democratic forces (Sdf), di avanzare verso il centro. Le Sdf si trovano in alcuni punti a soli 15 chilometri dal centro e a ridosso della linea fortificata”.

Le forze speciali americane sono invece impiegate in operazioni clandestine nel Paese già da parecchio tempo. Ma non solo. Secondo quanto riporta la Reuters, ci sarebbero già mille soldati pronti per essere schierati come riservisti in Kuwait. Tutto indica che Donald Trump ha deciso di fare sul serio nella lotta contro il Califfato, spingendo parecchio sull’acceleratore e abbandonando la dottrina della precedente amministrazione.

Una fonte anonima americana ha fatto sapere che i militari americani schierati in Siria sono, per il momento, 200. Come nota Repubblica, si tratta di un “dispiegamento che viene definito ‘temporaneo’ e non a caso: Il tetto massimo posto Obama alla presenza effettiva di soldati americani in Siria, tuttora vigente, è di 503 unità, escludendo dal conteggio il personale dislocato, appunto, temporaneamente”. Ma questo nuovo schieramento di militari indica anche una nuova strategia: Trump è disposto ad essere più flessibile nello scacchiere siriano.

La guerra in Siria si fa sempre più complessa. I caccia americani hanno svolto un ruolo importante durante l’ultima liberazione di Palmira da parte dell’esercito siriano e delle forze russe. Un primo passo verso una possibile collaborazione tra i due Paesi? Difficile dirlo. Certo è che per la prima volta, seppur per convenienza politica, le due superpotenze si sono aiutate. Le Syrian democratic forces, sostenute dagli Usa, hanno inoltre tagliato la strada che da Raqqa porta a Deir Ezzor, l’ultima ridotta dei lealisti nel deserto siriano. Un’operazione militare che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo a Damasco.

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