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Siamo sicuri che l’attentato di Parigi avrà un impatto decisivo sul primo turno delle elezioni presidenziali francesi ? E che ad avvantaggiarsene sarà Marine Le Pen, come strillato da molti angosciati giornalisti ? Sarei cauto.

Le elezioni si vincono conquistando l’elettorato centrista e in genere l’esperienza suggerisce – anche in Francia dopo gli attentati di Charlie Hebdo e del Bataclan – che in queste circostanze aumenta la coesione con le istituzioni. Di fronte a una minaccia grave l’elettorato moderato tende a premiare non risposte radicali bensì chi rassicura e rafforza l’unità del Paese.
Sia chiaro: questa campagna elettorale è anomala e l’elevato numero di indecisi rende ogni previsione più complicata, tuttavia mi sembra che la sparatoria sui Champs Elysées danneggi in particolare un candidato: quello della sinistra alternativa Luc Mélenchon, che era in forte ascesa e che ora vede la propria dinamica spezzata, non venendo percepito dagli elettori come un rappresentante delle istituzioni e non essendo particolarmente profilato su temi come la lotta al terrorismo e allo jihadismo. Mélenchon rischia di uscire dal radar mentale degli indecisi di centrosinistra, proprio sul filo di lana, vanificando la sua notevole avanzata nelle ultime settimane e che fino all’altro ieri permetteva di ipotizzare addirittura un ballottaggio con la Le Pen.
A vantaggio di chi ? Di Emanuel Macron, naturalmente, che vista l’assenza del Presidente dalla contesa elettorale è percepito, nell’immaginario collettivo, come il candidato delle Istituzioni. Quel che Macron potrebbe perdere a destra, lo guadagnerà a sinistra, allontanando lo spettro di un sorpasso da parte di Mélenchon.
E la Le Pen ? E Fillon ? L’attentato motiva ancor di più i conservatori, che però erano già in larga parte convinti delle proprie scelte. Servirà a portare alle urne gli ultimi indecisi di destra ma non è detto che basti a conquistare le simpatie di quell’elettorato liquido che può votare sia per il centrodestra sia per il centrosinistra.
Paradossalmente Marine Le Pen sarebbe stata più forte se non ci fosse stato l’attentato. E per capirlo bastava seguire, proprio giovedì sera, l’ultimo dibattito con i candidati, che il leader del Fronte Nazionale stava stravincendo per la capacità sia di enucleare con chiarezza e coerenza i punti chiave del proprio programma, sia di suggellare l’immagine di una nuova Marine, serena, sorridente, rassicurante e politicamente trasversale; sempre più gollista che lepenista. Aveva decisamente il vento in poppa.
L’attentato e le accuse di irresponsabilità che le hanno rivolto ieri i media e il primo ministro  Cazeneuve rischiano di rafforzare, invece, la percezione di una Marine troppo di destra per piacere ai centristi ; dunque di radicalizzare nuovamente la sua immagine, soprattutto se a prevalere, nello stato d’animo dei francesi, saranno il cordoglio e l’assuefazione al terrorismo anziché la rabbia e l’orgoglio.
E questo il rischio principale per la Le Pen, soprattutto in vista del secondo turno. Ed è questa la carta su cui punta l’establishment francese: dimostrare che, nonostante tutto, la Le Pen è inaffidabile, è un’estremista. Ci riuscirà?