L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 maggio 2017

11 giugno - Mori si candita a Genova

Genova. Elezioni Comunali 2017: Marco Mori candidato sindaco per Riscossa Italia. L'intervista

2017-05-29 12:11:49
di Andrea Sessarego



Genova avrà presto il suo nuovo sindaco. Le elezioni comunali 2017 sono domenica 11 giugno, con eventuale turno di ballottaggio, se nessuno dei candidati ottiene la maggioranza assoluta, ossia il 50% più uno dei volti validamente espressi, in programma domenica 25 giugno tra i due più votati. Alle elezioni amministrative 2017, sono nove i candidati sindaco a Genova, e per il partito Riscossa Italia si presenta Marco Mori. Chi prenderà il posto di Marco Doria?

Mercoledì 31 maggio, ore 17.15, mentelocale, insieme al Teatro della Tosse, ha organizzato un incontro-dibattito alle 17.15 alla Claque (via san Donato 9, angolo vico Biscotti, Genova) con i candidati sindaco: Centro storico, quale futuro? Moderano Laura Guglielmi, direttore della testata, e Emanuele Conte, presidente del Teatro della Tosse.

Genova - Marco Mori, avvocato con la passione della scrittura, si presenta alle amministrative con il partito Riscossa Italia. Nasce a Rapallo e, nel 2003, consegue la laurea in Giurisprudenza, iscrivendosi nell'albo degli Avvocati di Chiavari nel 2007. Si occupa sia di ambito civile che penale, ed è anche abilitato al patrocinio a spese dello Stato. Ha occupato incarichi quale membro del Nucleo di Valutazione e della Commissione Edilizia del Comune di Rapallo. In ambito politico è segretario del partito Riscossa Italia, già rappresentato in Senato da Paola De Pin.

Per queste elezioni comunali sono nove i candidati in corsa per Tursi. Perché i cittadini dovrebbero votarla e in cosa si differenzia dagli altri?
Marco Mori: La mia candidatura è l'unica diversa da tutte le altre. Ho detto chiaramente: volete un sindaco o un commissario liquidatore per Genova? All'interno dei vincoli di bilancio imposti da Bruxelles c'è una sola certezza: Genova tra cinque anni sarà molto più povera. Si tratta di un fatto matematico e ineludibile; se un Comune è obbligato a tassare più di quanto spende la differenza viene sempre dalle nostre tasche, la moneta in circolazione nell'economia reale cala. Se manca moneta nell'economia, lo scambio di beni o servizi si riduce progressivamente, portando povertà e disoccupazione. Un po' come se mancasse il sangue nel corpo umano.

Qual è la prima cosa che farebbe se diventasse sindaco? Quali sono le urgenze della città?
Marco Mori: Citare in giudizio il governo al fine di ottenere i trasferimenti di ricchezza necessari a fare investimenti pubblici a Genova, al fine di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini. Questa è la precondizione unica per far ripartire la città subito dopo le elezioni. La causa è fondata e un Comune che iniziasse questa battaglia avrebbe già cominciato a cambiare il mondo; gli effetti emulativi si moltiplicherebbero in tutto il Paese. Oggi Italia e Genova sono in guerra, guerra dichiarataci dal potere finanziario sovranazionale, da quel potere che, come ben a ricordato anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, e dunque non certo da un noto complottista, ormai è in grado di mettere i parlamenti nazionali davanti al fatto compiuto. Questo è il tramonto della democrazia, ma per fortuna esiste una Costituzione, che se applicata può salvarci. Il meccanismo con cui ci aggrediscono è incostituzionale e illecito anche sotto il profilo penale, menomare l'indipendenza delle politiche monetarie ed economiche di una nazione è reato (ex art. 243 c.p.). L'urgenza di Genova è principalmente una: manca lavoro. Il lavoro non si può ottenere senza politiche fortemente espansive, oggi vietate dai trattati europei.

Questa città ha una forte vocazione culturale ed è sempre più votata al turismo. I numeri delle visite, come testimoniano gli ultimi ponti di primavera, sono in crescita. Cosa fare in questo settore? 
Marco Mori: Rispettando le regole di bilancio, nulla. Il Comune ha l'obbligo di tagliare la spesa, di ridurre il personale. Qualsiasi cosa raccontassi di voler fare, prenderei solamente in giro i genovesi. Solo vincendo la battaglia fondamentale, quella per il rifiuto dei vincoli di bilancio, si può tirare fuori Genova dalla crisi. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 275/2016, ha ribadito che è il bilancio a doversi adeguare all'erogazione dei diritti fondamentali, e non il contrario. I cittadini devono capire ciò che anche l'ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, spiega elegantemente. La moneta si crea dal nulla senza alcun limite, gli Stati, se sono ancora tali, e dunque sono provvisti della sovranità, attributo fondamentale, non possono fallire. Non tiriamo fuori l'assurdità che politiche espansive oggi aumenterebbero l'inflazione. Siamo a inflazione zero o addirittura in deflazione, dato che certifica la mancanza di moneta nell'economia reale. Servono più soldi, vanno semplicemente creati ed immessi in circolo attraverso la spesa pubblica.

In tutta Italia aumentano i giovani senza lavoro, e in molti scappano da Genova perché non lo trovano. Come fare per rilanciare l'occupazione giovanile?
Marco Mori: Solo investimenti pubblici possono essere utili allo scopo. Con l'euro e le sue regole siamo condannati a competere tra Stati sulle sole esportazioni, utilizzando la leva della deflazione salariale per vincere sui nostri vicini. Una politica incostituzionale e folle che porta, non alla globalizzazione, ma alla glebalizzazione. Dimenticatevi poi di seguire le ricette proposte dal candidato sindaco per il centrodestra Marco Bucci, il peggiore dei candidati per diventare il primo cittadino di Genova. Bucci sostiene di ottenere ricchezza per la città facendo arrivare le multinazionali ad investire. Questo significa impoverirci ancor più velocemente. Perché? Un investitore non viene a Genova per perdere i suoi soldi. Se investe cento, punterà ad avere un profitto maggiore della somma investita. E, in una città in cui la moneta è già troppo poca, drenerà ulteriore ricchezza attraverso i profitti che poi porterà fuori Genova. Se così si creeranno cento posti di lavoro, contemporaneamente se ne perderanno centodieci. Senza più i trasferimenti dello Stato, queste sono politiche suicide, che solo una persona non esperta di economia può proporre. 

Il Centro Storico sta tornando a vivere. Ma negli ultimi tempi i sintomi di degrado stanno aumentando. Ci sono i problemi legati a pulizia, negozi che chiudono (soprattutto alla Maddalena e Prè) e sicurezza. Ha pensato a un piano per renderlo più pulito? Come favorire la riapertura delle piccole attività? E come regolamentare la movida, favorendo le attività virtuose? In sintesi, qual è il suo progetto per il centro storico?
Marco Mori: La movida è un bene per i locali, ma necessita di maggiori controlli da parte delle forze dell'ordine per fare in modo che non degenerare. Cosa serve per avere forze dell'ordine sul territorio? Banalmente, più personale dipendente e nello specifico a livello locale, più vigili urbani. Ma le norme europee vietano anche di assumere. Preferiamo mantenere la gente nell'ozio invece di usarla per le cose di cui c'è tanto bisogno, viviamo, parafrasando Keynes, la società come una parodia dell'incubo di un contabile. Ai cittadini genovesi posso dire che ignorerò queste regole e assumerò il personale necessario a garantire la sicurezza della città, poiché questo è un diritto fondamentale: il bilancio deve piegarsi alle esigenze dei cittadini.

Se il centro cittadino vive e si riempie di turisti, le periferie e diversi quartieri soffrono. Da Sampierdarena a Prà, passando per la Valpolcevera, fino al Lagaccio: cosa farebbe per migliorarne la vivibilità e avvicinarle al centro?
Marco Mori: Le periferie sono le prime a essere state devastate dalla grande distribuzione e dai centri commerciali, oltre che le prime a subire i catastrofici effetti dell'austerità. Ancora una volta, senza investimenti pubblici, nulla potrà ripartire e dovrà altresì essere attuato un controllo delle licenze commerciali. Mai più licenze libere, ma attività che aprono in funzione della domanda di beni o servizi. Aprirne troppe significa far fallire chi già opera sul territorio e chi intende incominciare la sua attività d'impresa. Le liberalizzazioni fatte sono incostituzionali perché violano l'articolo 41 della Costituzione, che dispone che l'iniziativa privata sia sempre subordinata all'interesse pubblico. Per questo motivo, interverremo con un regolamento. Tasseremo, con imposta straordinaria di solidarietà, banche, assicurazioni, finanziarie e la grande distribuzione per avere risorse per i quartieri più poveri e sostenere i disoccupati involontari. Non sarò mai complice di suicidi di miei concittadini per ragioni economiche. Far allontanare la grande distribuzione dalla città avrà ripercussioni molto positive sulle piccole e medie imprese.

Il porto resta la più grande ricchezza della città. Quali sono le sue politiche per farlo ritornare grande?
Marco Mori: Il porto non rientra tra le competenze del sindaco, che non ha voce in capitolo. Migliorare le infrastrutture urbane, anche qualora servisse davvero per il porto (e dubito che con l'austerità in corso serva), richiederebbe in ogni caso sempre spesa pubblica e dunque il superamento del patto di stabilità interno.

L’immigrazione è un problema mondiale, che tocca anche Genova. Quali potrebbero essere le soluzioni per favorire l'integrazione? E come intende risolvere la questione del mercatino di Corso Quadrio?
Marco Mori: Come Riscossa Italia proponiamo la chiusura del mercatino abusivo di Corso Quadrio e la contemporanea assistenza di chi ci lavorava, fornendo vitto e alloggio in cambio di lavori socialmente utili, i quali sarebbero molto importanti, ad esempio, per il decoro urbano. La sicurezza in città si offre con maggiori controlli e identificando chi, irregolarmente, vive sul territorio. Distinguere clandestini da profughi sarebbe un dovere, in uno Stato normale, ed è pacifico che un clandestino va semplicemente espulso, fermo il rispetto della dignità umana. Sarebbe ancor più un dovere, però, intervenire direttamente in Africa e nelle altre zone povere del mondo per aiutare le popolazioni in loco, esponendole a rischi di viaggi pericolosi e che hanno già fatto moltissimi morti. Per questo, abbiamo presentato un progetto in tal senso in Senato. Purtroppo, invece che aiutare i Paesi più poveri, abbiamo deciso di saccheggiarli e talvolta bombardali, vedi la Libia. Il neoliberismo, l'ideologia che ci sta distruggendo, è anche questo.

Ora la mobilità. Ha in progetto di creare piste ciclabili, favorendo la mobilità sostenibile? Come risolvere il problema del traffico e della viabilità cittadina?
Marco Mori: Purtroppo non ci sono i soldi e non ho spazi giuridici per attaccare il patto di stabilità per questo, non siamo in presenza di diritti costituzionali fondamentali. È pur vero, però, che se ci liberassimo dai vincoli di bilancio, automaticamente sarebbe possibile fare a Genova tutto ciò che desideriamo. Renderla come la vogliamo o come la sogniamo. Ma oggi siamo in guerra, e sotto le bombe della finanza internazionale, è quasi ridicolo porsi certe questioni. Durante la resistenza non era la mobilità il problema, ma come sconfiggere le forze di occupazione.

Ambiente. Genova ha la fortuna di avere dei polmoni verdi in mezzo al cemento. Tuttavia, spesso non sono vivibili né in perfette condizioni. Quali sono i suoi programmi per parchi, orti urbani e verde pubblico in generale?
Marco Mori: Idem come per la mobilità. I parchi necessitano di investimenti, e i vincoli di bilancio impongono solo di fare l'esatto opposto. Chi vi dice il contrario mente per prendere voti, ma poi non farà nulla tranne fare il commissario liquidatore di Genova per i prossimi cinque anni. L'Europa ci chiede persino di abbandonare i terremotati, ma di che stiamo parlando?

Parliamo un po' di lei. In che quartiere abita?
Marco Mori: Vivo a Rapallo, ho un secondo studio professionale a Cornigliano e sono tutti i giorni in Tribunale a Genova.

Genoa o Sampdoria?
Marco Mori: Milan, anche se seguo poco il calcio. Onestamente non ho quasi più tempo per nulla.

L'ultimo libro e l'ultimo film.
Marco Mori: La Costituzione nella palude di Luciano Barra Caracciolo, magistrato presso il Consiglio di Stato. Come consiglio V per vendetta, parodia della nostra condizione attuale.

E il piatto preferito?
Marco Mori: Amo tante cose e nessuna in particolare.

Cosa, invece, vorrebbe cambiare dei genovesi?
Marco Mori: Vorrei che fossero meno chiusi, ma capisco che la crisi non rende certo allegri. E poi che si informassero di più.

Qual è il suo più grande pregio? E il difetto?
Marco Mori: Quando mi metto in testa una cosa non sono in grado di fallire. A Genova vincerò, e sarà il primo passo verso la liberazione del nostro Paese. Il mio maggior difetto è sicuramente la presunzione, ma in questa battaglia ho il dovere di essere presuntuoso, perché dico le cose come stanno.

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