L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 maggio 2017

Banca Etruria - lo zombi che ci sta perseguitando da anni, ha rubato ai risparmiatori


L'ex premier "avrebbe potuto spiegare coma mai banca Etruria sia fallita in quel modo". Se la sottosegretaria ha detto la verità “ha mancato come parlamentare toscano, altrimenti il parlamento è stato ingannato"

Massimo Mucchetti

Redazione Tiscali
16 maggio 2017

Secondo l’ex vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti, attuale senatore della Repubblica e presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo di Palazzo Madama, Matteo Renzi “ha sprecato un’occasione”. Lo afferma in una lettera inviata al direttore del Foglio in cui sostiene che “sarebbe bastato metà dello spazio (della ormai famosa intervista al giornale diretto da Claudio Cerasa) per sostenere Maria Elena Boschi”, mentre con l’altra metà “avrebbe potuto spiegare coma mai Banca Etruria sia fallita in quel modo, quali siano stati gli errori nostri e dell’Europa, chi e come non abbia capito per tempo i disastri del bail in”.

Invece ancora una volta l’ex premier l’ha girata sul personale. “De Bortoli ce l’ha con lui, fa marketing per il suo libro, e tanto dovrebbe spiegare tutto. Piccole, usurate astuzie da politico d’antan. Che aggravano la situazione”, nota Mucchetti.
Boschi

Del resto, per quanto la riguarda, Boschi "avrebbe potuto dire che essendo un parlamentare che si occupa del suo territorio era ovvio occuparsi di Banca Etruria. Avrebbe potuto aggiungere – sostiene Mucchetti – di aver parlato non solo con Ghizzoni, ma anche con altri banchieri, e allo stesso scopo”.

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi

Certo - nota il senatore e giornalista nella lettera inviata al Foglio – la sottosegretaria avrebbe rischiato di essere chiamata a chiarire in che cosa, in concreto, consistesse la richiesta di soccorso: ingresso immediato dei salvatori, che avrebbero potuto e dovuto aprire tutti i cassetti, liberi di avviare azioni di responsabilità contro gli amministratori precedenti, ovvero ingresso graduale, per poter prima sistemare le cose? Certo, qualcuno avrebbe potuto sollevare la questione del conflitto di interessi, dato che il padre dell’allora ministra era stato vicepresidente e, prim’ancora, consigliere di amministrazione di Banca Etruria”.
L'argomento debole

Del resto “sostenere che il governo non abbia fatto favori a nessuno perché ha commissariato Banca Etruria pare un argomento debole”. Infatti il “commissariamento è stato chiesto dalla Banca d’Italia al ministero dell’Economia che lo ha deliberato”.

“Boschi avrebbe potuto tenere il punto – un po’, non del tutto, ma un po’ – sostenendo che sì, un conflitto d’interessi poteva anche esserci - insiste Mucchetti - ma tale era l’ansia di difendere gli sportelli e chi ci lavora che, come una Cirenea, si prendeva sulle spalle questa croce, sicura di venir compresa dal corpo elettorale, e pace se le anime belle se ne scandalizzavano...”.

Ferruccio De Bortoli e Maria Elena Boschi

Il problema ad avviso di Mucchetti però è che Boschi “aveva detto al Parlamento, e ha ripetuto adesso, di non aver mai sollevato la questione Etruria con Ghizzoni. E qui casca l’asino”.
"In ogni caso rischia l'autogol"

In ogni caso, ad avviso, del senatore Pd l’ex ministra “ha fatto un autogol”. Se ha detto la verità “ha mancato come parlamentare toscano”. Se invece non è così "il parlamento è stato ingannato". La Boschi dovrebbe rispondere: “Non ho parlato con Ghizzoni perché sarei stata in conflitto d’interessi”. E va ricordato che un altro ministro, Dario Franceschini, l’ha difesa osservando in tv a “In mezz’ora”: come può esserci conflitto se non è mai intervenuta?".

Se non dice il vero, invece, – afferma Mucchetti sul Foglio – il parlamento è stato ingannato dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, ora sottosegretaria alla presidenza del Consiglio”.
De Bortoli

Per quanto riguarda l’accusa di De Bortoli nel libro “Poteri forti (o quasi)", quella di aver chiesto a Ghizzoni di valutare l'acquisizione di Banca Etruria, Mucchetti ha le idee chiare. “Boschi ha annunciato di aver dato mandato a due famosi legali di difendere il suo buon nome, leso dalla rivelazione di De Bortoli, e De Bortoli l’ha sfidata a querelarlo; dunque, o la querela viene presentata con ampia facoltà di prova e viene poi coltivata, e allora vedremo i testimoni, le carte e le date, oppure la querela non viene presentata (o viene presentata e poi lasciata dormire come fanno i potenti furbastri per intimidire i deboli), e allora avremo la conferma dell’informazione di De Bortoli e il Parlamento dovrà chiederne conto al sottosegretario a palazzo Chigi”.
"La tragedia vera"

Detto questo resta sullo sfondo - ad avviso del senatore - la tragedia vera: quella di “sottoporre a risoluzione Banca Etruria e le altre tre “banchette”, ricordate anche da Renzi nell’intervista, con un qualche anticipo sull’entrata in vigore del bail in. Fu quella una decisione prudente? Fu utile all’Italia stabilire in situazioni fallimentari piccole un prezzo dei crediti in sofferenza destinato a fungere da riferimento per tutte le altre banche, anche grandi? Non sarebbe stato meglio ricapitalizzare quelle piccole banche con il Fondo interbancario di tutela dei depositi, come era disposto a fare lo stesso Fondo, e affrontare, forti dell’articolo 47 della Costituzione, un eventuale contenzioso con la Commissione UE?”.

Si trattava di “un contenzioso eventuale, e dunque non certo e ancor meno perso in partenza come dimostra oggi il decreto salva banche che fa intervenire addirittura lo Stato”.
La conclusione 

La conclusione di Mucchetti a questo proposito è tranchant. Così facendo “si parlerebbe di questioni serie. E le questioni serie sono noiose – osserva - Non si prestano alle battute e nemmeno ai giochetti demagogici sulla commissione parlamentare di inchiesta sulle banche. Che Renzi evoca gonfiando il petto ma ben sapendo che difficilmente decollerà e che, comunque, non inizierà mai i suoi lavori chiamandolo a deporre su Etruria e l’Europa e, più ancora, sull’affare MPS-JP Morgan, ma al massimo si comincerà da Fornasari e Mussari, dalla formazione dei crediti deteriorati attingendo al già noto di Bankitalia e dalle ispezioni già raccontate della Consob: sai che scoperte....”

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