L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 maggio 2017

Chiesa - poracci sono andati in tilt, una fibrillazione evidente, un livore vero, ma per scatenare questo panico sono veramente poco e niente, siamo solo noi che gli diamo l'autorità per fare stupidaggini


Posted: 20 May 2017 01:25 PM PDT

L’intervento con cui Benedetto XVI torna pubblicamente a pronunciarsi sulla vita della Chiesa, ha scatenato durissime reazioni, in linea con il clima di pesante intolleranza instaurato da Bergoglio e dal suo establishment (vedi QUI l’articolo di Marco Tosatti). Il mio commento intende mettere a fuoco la “svolta” di papa Benedetto.
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Il ritorno di Benedetto XVI (che forse non ha mai lasciato il papato): questa è la sensazione di molti cattolici. Sono bastati due suoi sorprendenti interventi per provocare la rabbia dell’attuale establishment bergogliano e – dall’altra parte – l’entusiasmo dei tanti credenti (smarriti e confusi) che ora riconoscono finalmente la voce del vero pastore.

Tre settimane orsono, in un messaggio al convegno sul suo pensiero politico voluto dal Presidente della Repubblica della Polonia e dai vescovi di quel Paese, Benedetto XVI aveva centrato “una questione essenziale per il futuro del nostro Continente” cioè “il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici”.

Papa Ratzinger aveva affermato che questa tenaglia fra laicismo (o ateismo marxista) e islamismo, due concezioni sbagliate, “conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle”.

Era un evidente richiamo al suo storico discorso di Ratisbona che – non a caso – aveva fatto infuriare un certo laicismo di casa nostra e un certo mondo islamista.

Inoltre in queste ore è stato reso noto un altro intervento di Benedetto XVI che sta provocando un vero terremoto in Vaticano.

DAL SILENZIO

Ha infatti scritto una post-fazione al libro del card. Robert Sarah, “La forza del silenzio” (Cantagalli) e con ciò – ha osservato Riccardo Cascioli – “scende direttamente in campo a difesa del cardinale Robert Sarah che, come prefetto della Congregazione per il Culto divino, è stato ormai isolato ed emarginato dalle nuove nomine di papa Francesco, e pubblicamente smentito nel suo indirizzo dallo stesso Papa Bergoglio”.

Sulla liturgia – che apparentemente interessa solo gli specialisti, ma invece nella Chiesa è l’essenziale, il cuore della sua vita e l’espressione vera della sua dottrina – si starebbe per scatenare un attacco finale di tale gravità che Benedetto XVI ha ritenuto di esporsi in prima persona per scongiurarlo. Ne va della Chiesa stessa, dunque a mali estremi, estremi rimedi.

Papa Ratzinger “blinda” così il card. Sarah, lo definisce un vero “maestro spirituale” e conclude: “Con il cardinal Sarah la liturgia è in buone mani”.

RABBIOSI

Quanto dirompente sia questo intervento lo si capisce dalla reazione sdegnata del teologo Andrea Grillo, un perfetto rappresentante della rivoluzione bergogliana. Grillo parla di “un vero e proprio incidente. Come se Ratzinger avesse, improvvisamente, rinunciato alla rinuncia e volesse influenzare le decisioni del suo successore”.

Dopo un attacco pesantissimo a Sarah, il sopra citato teologo si lancia direttamente contro Benedetto XVI che definisce polemicamente “vescovo emerito” e non “papa emerito”.

Grillo tuona così: “la mossa (di Benedetto XVI, ndr) appare tanto più grave se, nel frattempo, si sta preparando un inevitabile e salutare avvicendamento all’incarico di Prefetto. Una sorta di ‘difesa in extremis’ di un Prefetto ormai esautorato. Una cosa è certa… la interferenza che un intervento di questo tipo esercita sul libero esercizio della autorità del successore costituisce una interferenza grave e una alterazione degli equilibri ecclesiali. La scelta di discrezione e di umiltà, del tutto necessaria a chi esercita una ‘rinuncia all’esercizio del ministero’ sembra in tal modo profondamente incrinata”.

Insomma: sono furibondi. Quello che più li “disturba” è anzitutto la netta presa di posizione pubblica di papa Ratzinger a difesa della liturgia cattolica: un vero “non possumus”. Pronunciato da chi ha il munus petrino, cioè da chi, nel suo ultimo discorso pubblico, disse testualmente: “la mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo”.

Poi irrita che Benedetto XVI mostri la statura spirituale del card. Sarah, che per certi versi ricorda Karol Wojtyla (infatti anche lui, nel suo Paese, si oppose coraggiosamente alla dittatura rischiando di persona).

UN VERO UOMO DI DIO

Oltretutto Sarah – che è nato povero e viene da un villaggio africano, quindi dal vero Terzo Mondo – non ha nessuna cedevolezza di fronte alla demagogia di sinistra e al populismo bergogliano sull’emigrazione: “La Chiesa” ha scritto Sarah “si è gravemente sbagliata per quanto riguarda la natura della sua vera crisi, se pensa che la sua missione essenziale sia di offrire soluzioni a tutti i problemi politici in materia di giustizia, di pace, di povertà, di accoglienza dei migranti, ecc trascurando l’evangelizzazione”.

Benedetto XVI cita un altro pensiero del card. Sarah sulla preghiera e sulla sua intensa esperienza del silenzio. Poi il “papa emerito” commenta:

“Queste frasi (del card. Sarah, ndr) rendono palese ciò di cui vive il cardinale, ciò che dà alle sue parole la loro profondità interiore. Da questa posizione privilegiata, egli può vedere i pericoli che minacciano di continuo la vita spirituale, anche dei sacerdoti e dei vescovi, e che quindi mettono pure a repentaglio la Chiesa stessa, nella quale non è raro che la Parola venga rimpiazzata da una verbosità che diluisce la grandezza della Parola”.

Chi è che nella Chiesa oggi rimpiazza la Parola di Dio con la sua verbosità?

Si può capire meglio proseguendo la lettura di Benedetto XVI: “Vorrei citare solo un passo (di Sarah) che può diventare un esame di coscienza di ogni vescovo: ‘Può succedere che un sacerdote buono e pio cada rapidamente nella mediocrità una volta elevato alla dignità episcopale, preoccupandosi solo del successo mondano. Sopraffatto dal peso dei doveri che incombono, preoccupato del potere, dell’autorità e delle necessità materiali del suo ministero, gradualmente esaurisce le energie’. Il cardinal Sarah è un maestro spirituale che parla dal profondo del silenzio con il Signore, dalla sua unione interiore con Lui, e per questo ha davvero qualcosa da dire a ognuno di noi”.

Al recente Sinodo sulla famiglia, Sarah si è espresso duramente contro la “rivoluzione” di Kasper (sponsorizzata da Bergoglio): “Affermo dunque con solennità che la Chiesa d’Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del Magistero”.

I cardinali che al Sinodo sostennero l’insegnamento di sempre della Chiesa, sulla via di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, rappresentano oggi per i cattolici la vera voce della Chiesa.

GRANDI CARDINALI

Uno dei loro maggiori esponenti, il cardinale Carlo Caffarra, che è fra i firmatari dei “Dubia” relativi all’Amoris laetitia, proprio ieri ha tenuto un discorso potentissimo al Rome Life Forum, incontro internazionale prolife alla vigilia della Marcia per la vita di oggi a Roma.

Il card. Caffarra – vero pastore e uomo di grande spessore teologico – ha lanciato un allarme altissimo richiamando addirittura l’Apocalisse, lo scontro finale fra Cristo e Satana, ma proiettandolo sul tempo presente.

Ha spiegato che “due sono le colonne della creazione”: la sacralità della vita umana e “l’unione coniugale tra uomo e donna, luogo in cui Dio crea nuove persone umane ‘a sua immagine e somiglianza’” (“E’ la legge della cooperazione umana al governo divino… Dio celebra la liturgia del suo atto creativo nel tempio santo dell’amore coniugale”).

La trasformazione dell’aborto in un diritto, sancito da tutti sistemi giuridici (un miliardo di aborti in 20/25 anni) “è la demolizione della prima colonna” della creazione per cui la vita umana è sacra.

L’altra demolizione, afferma Caffarra, è la cancellazione del matrimonio come “unione legittima dell’uomo e della donna, fonte della vita” per una liquidità di forme che non riconoscono più l’ordine maschio/femmina della creazione.

Così Caffarra tratteggia un drammatico crinale della civiltà umana: il crinale in cui ci troviamo oggi. Con Benedetto XVI e questi cardinali si torna a sentire la voce vera della Chiesa.

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