L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 maggio 2017

Francesco sta demolendo la Chiesa, è il cavallo di Troia della classe finanziaria globalista

MISTERO BUFFO. PERCHé FRANCESCO TRATTA I CATTOLICI PEGGIO DEGLI ALTRI?

Maurizio Blondet 28 maggio 2017 

C’è qualcosa di inedito, oggi, per milioni di cattolici: all’assedio di una cultura avversa, nichilista ed atea, cui gli europei sono ormai abituati, più o meno, da due secoli, si aggiunge il quotidiano fuoco amico. Sino a quattro anni or sono, infatti, la Chiesa aveva una sua unità: non mancavano, come non sono mai mancati, accanto gli approfittaotori e agli ipocriti, gli eretici, cioè coloro che miravano a distruggere il patrimonio profondo della fede. Ma dovevano in quale modo mimetizzarsi. Oggi non serve più: i media laicisti e la sede apostolica cantano e suonano sempre la stessa canzone. Aprite radio radicale: l’idolo è Bergoglio. Leggete Repubblica: l’idolo è Bergoglio. Ascoltate i discorsi dei campioni del mondialismo: non mancherà un ossequioso tributo all’attuale inquilino di santa Marta. Coloro che detestavano Benedetto e la Chiesa,

oggi venerano Bergoglio.

Cosa piace, ai tradizionali nemici della Chiesa, di Bergoglio? Che è il più efficace picconatore della fede. Una città si prende più facilmente con un cavallo di Troia, che con un assedio.

Bergoglio è esattamente questo cavallo di Troia. Ogni giorno sfonda un muretto, scardina un architrave, incrina un dogma… Sempre in modo ambiguo, sempre ammiccando alla cultura dominante; sempre presentandosi come un innovatore aperto ai tempi, diverso dai predecessori. L’Islam? Una “religione di pace”. L’immigrazione senza limiti, dietro cui ci sono sfruttamento e commercio di carne umana: una “benedizione”. La cultura gay: o silenzio o frasi ambigue, del tipo “chi sono io per giudicare?”. Quanto ai cattolici che rimangono fedeli alla moglie, alla dottrina, all’insegnamento ricevuto? Sepolcri imbiancati, farisei, duri di cuore…

Un amico, che in chiesa non ci vorrebbe più andare tanto si sente tradito, ha ribattezzato Bergoglio “Anatema I”. Molto azzeccato, visto che ad ogni apertura ad extra, corrisponde una violenta invettiva ad intra.

Paolo VI parlava di “autodemolizione della Chiesa attraverso i suoi ministri” e di “fumo di Satana nel tempio di Dio“: sapeva bene con queste parole, di richiamare le profezie, che hanno sempre previsto l’apostasia nella chiesa come segno apocalittico.

Questa apostasia può esserci, maggiore o minore, in ogni tempo, ma oggi è più evidente che mai. I sacerdoti fedeli vengono perseguitati, quelli infedeli, premiati.

A Roma, me lo testimoniano numerosi amici che vivono addentro alle vicende vaticane, la corte non è mai stata tanto cortigiana: Bergoglio promuove sistematicamente coloro che portano avanti la sua visione, e annichilisce chi dissente. Non ha fatto nulla di concreto, riguardo a ciò che ha promesso (Ior, pedofilia…); non muove un dito di fronte agli scandali economici che toccano i pupilli come mons. Paglia o mons. Mogavero, ma utilizza la mannaia, o l’ingiuriosa noncuranza, verso chi osa pronunciare una domanda o proporre un legittimo dubbio. Intanto, ogni volta che può, nomina vescovi coloro che sposano le parti più controverse di Amoris laetitia, che fanno del dialogo con l’Islam o dell’apertura indiscriminata all’immigrazione la loro priorità.

Sentir parlare il nuovo vescovo di Ferrara, mons. Perego, è quantomai imbarazzante, ma anche istruttivo: laddove Benedetto XVI aveva messo un uomo come Mons. Luigi Negri, ortodosso e rigoroso, Bergoglio ha piazzato, in sostituzione, un prelato che è in tutto e per tutto l’esatto contrario.

Per non parlare di Mons Galantino e di tutti i colonelli e gli ufficiali che partecipano alla demolizione della Chiesa trasformandola in una Ong politicizzata e evitando sempre di alzare la voce quando in parlamento si promuovono eutanasia, droga libera, matrimoni gay…

Come avviene tutto questo? In un clima, come si diceva, cortigiano: ci sono file di prelati che hanno compreso che il vecchio cursus honorum non vale più. Le congregazioni non decidono più nulla; i vescovi in carica e i nunzi vengono sentiti solo pro forma; la sinodalità è una parola senza significato, un puro flatus vocis. Decide tutto Francesco, per cui bisogna entrare nelle sue grazie, adularlo e sfuggire le sue ire improvvise; bisogna assecondarlo nella sua convinzione di essere davvero un grande riformatore, come Francesco, o come Lutero, o come Castro (per Bergoglio, che non brilla certo per cultura nè per raffinatezza teologica o filosofica, è tutto lo stesso).

Si assiste così a carriere improvvise; a uomini che salgono impetuosamente e che altrettanto improvvisamente scompaiono (con in tasca la nomina cui aspiravano); a preti incontrati da Bergoglio una o due volte, di cui egli si “innamora”, e che si trovano d’incanto premiati, coccolati, vezzeggiati, persino messaggiati… Sì, la Chiesa è una monarchia, ma una monarchia “costituzionale”. Se nella Chiesa non ci sono più depositum fidei, rispetto per il magistero precedente, diritto canonico, tribunali ecclesiastici ecc., mi confida un importante e santo ecclesiastico, “allora la chiesa diventa non più una monarchia, ma una tirannia. E il modo con cui Bergoglio si comporta con le persone, è lo stesso che con cui tratta la dottrina, che dovrebbe conoscere e di cui dovrebbe essere servo, e non padrone”.

Perchè, gli chiedo, lei dice “dovrebbe conoscere”? “Si rende conto -mi risponde- che quando gli fanno una domanda che meriterebbe una risposta decisa e contro corrente, rimanda al catechismo, o, come nel caso della bioetica, dice che lui di questo non se ne intende? Si intende, a suo dire, di clima, di ambiente, di immigrazione, di sociologia, di traffico di armi… ma quanto alla fede, o rimanda ad un testo che difficilmente i giornalisti conoscono o proclama la propria ignoranza. Secondo Lei perchè?“.

Spalle al muro, non posso esimermi dal rispondere: “si vede bene che, quanto al catechismo, un po’ lo ignora, un po’ non gli piace, ma non può dirlo apertamente; un po’, infine, evita di citarlo esplicitamente, per evitare di farsi nemici tra i suoi fans laicisti“.

“Sa perchè il papa non risponde e non risponderà mai ai dubia?“, conclude il mio interlocutore. Perchè? “Glielo dico io: perchè se rispondesse, diverrebbe evidente che Amors laetita rompe bruscamente con duemila anni di tradzione; lui vuole rompere, ma senza dirlo, gesuiticamente. E per un altro motivo: ignorando bellamente non 4 ma moltissimi cardinali, afferma chiaramente che decide tutto lui, e che del collegio cardinalizio non gliene importa nulla. Immagina se Pietro avesse ignorato i dubia di Paolo? La Chiesa sarebbe morta sul nascere...”.

La Verità, 23/5/2017

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