L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 maggio 2017

Francia - i francesi si sono buttati nelle braccia del Globalismo Finanziario il medesimo che li ha dissanguati e continuerà l'opera d'impoverimento


Mentre la Le Pen niente poteva contro i moderati, che diffidano di ogni proposta nuova, in Italia da sei anni abbiamo un centrosinistra non scelto dal popolo


21 maggio 2017

Uscendo dagli schemi, anche se rischiamo di sembrare più originali che razionali, possiamo dire che Marine Le Pen non ha perso, perché non poteva vincere. Attualmente, in un paese democratico, con il sistema elettorale che prevede il ballottaggio, è quasi impossibile prevalere al momento del voto, se non riesce a rappresentare e raccogliere anche una parte dei consensi dei moderati (centristi, conservatori). Coloro i quali, insomma, intendono difendere ciò che hanno acquisito o realizzato e diffidano di proposte nuove, diverse, forse più giuste e avanzate, ma non ancora “testate”, che provengono da partiti e movimenti definiti scorrettamente ed impropriamente “populisti”.

In Francia, i repubblicani, ma soprattutto i socialisti, incapaci di tutelare non solo i meno abbienti, ma anche quella che era stata la classe media, ridotta in povertà dalle scelte sbagliate dei governi, non hanno saputo convincere l’elettorato. Così è arrivato Macron, con la fedina penale pulita, banchiere (vero), ex ministro fino al 2016, che si è costruito in fretta un nuovo partito-movimento, quasi una “lista civica”, con la benedizione di Hollande, messo in cattiva luce anche per le sue “scappatelle in moto”. Macron, uomo di buona immagine pubblica, si è dichiarato subito europeista convinto e, per non creare aspettative sbagliate, ha voluto confermare la validità dell’asse Berlino-Parigi, assicurando che favorirà gli interessi del popolo francese.

Come prima considerazione e riflessione, ciò significa che, nella nostra vecchia Europa, la politica economica non potrà cambiare e rimarrà saldamente in mano all’establishement, ai banchieri, ai potentati economici, alle multinazionali, alla speculazione permessa dalla libera globalizzazione e, perché no, all’informazione servile. Assieme a queste “classi eccelse” collegate da egoismi umani e cinismo, non vanno dimenticati coloro i quali (associazioni trasversali cristiane e malavitose), sradicano dalla terra di origine e dai loro usi e consuetudini migliaia di africani, per portarli in Europa e poter lucrare della presenza sul mercato di “nuove forze lavoro”, disposte ad accettare qualsiasi condizione, pur di sopravvivere.

Stando così le cose, continuerà il dominio del “denaro e del profitto sulla Politica” e considerati i messaggi di congratulazioni, che i nostri governanti hanno inviato a Macron,in l’Italia – eterna Cenerentola in Europa – ci sono poche possibilità che qualcosa possa migliorare per il popolo. Se, infatti, gli italiani, con un minimo di fiducia ed eliminando sospetti fuorvianti, non guarderanno con maggiore attenzione e favore alle numerose e concrete richieste di soluzione delle problematiche – proposte dai “partiti di opposizione” e dai movimenti definiti spregevolmente “populisti” – è evidente che dopo 6 anni di finto centro sinistra, con Monti, Letta, Renzi e Gentiloni (non scelti dagli italiani), continueremo a sprofondare nella palude che ben conosciamo.

Pare, perciò, obbligatorio ricordare i demeriti dei nostri governanti:
1) La “crisi occupazionale”, in particolare quella giovanile e quella femminile (solo il 47 % delle donne sono occupate (27% in Sicilia), contro il 59 % della media europea).
2) L’aumento costante e continuo della spesa e del debito, causati dai privilegi e dagli enormi sprechi , per conservare il sistema clientelare (leggi consensi).
3) La vergognosa assenza di provvedimenti urgenti e concerti, in favore degli abitanti nelle vaste zone terremotate.
4) Il mancato controllo sulla libera immigrazione clandestina, del costo previsto di oltre 6 miliardi di euro per il 2017.
5) L’aumento drammatico della vera povertà.
6) L’insicurezza percepita dai cittadini, determinata dai fatti di cronaca, che confermano l’assenza della certezza della pena e della lunghezza dei processi.

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