L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 maggio 2017

Immigrazione di Rimiazzo - TUTTE le navi delle Ong sono parti della strategia per destabilizzare l'Italia

“Le Ong hanno creato corridoi umanitari privati. Bisogna fermare il caos”

martedì, 16, maggio, 2017
di Guido Ruotolo

“Dovranno essere integrate nel sistema di soccorso nazionale ma dovranno assolvere agli obblighi e ai requisiti per poterlo fare”. Occorre «rendere pubbliche le fonti di finanziamento, i profili e gli interessi dei dirigenti e degli equipaggi e dovranno collaborare con le autorità italiane”


È un caos il Mediterraneo. Una sorta di libero mercato dei soccorsi, delle opportunità, dei salvataggi. Così non si può andare avanti e la politica estera e interna italiana non può essere decisa da una decina di navi delle Ong che decidono di definire loro il flusso di migranti da sbarcare sulle coste italiane. Se le organizzazioni umanitarie vogliono operare tra la Libia e Lampedusa, devono accettare il coordinamento della Guardia costiera e le regole dettate dalla giurisdizione italiana.

Non è per nulla tenera la relazione finale della Commissione Difesa del Senato:

«In nessun modo può ritenersi consentita dal diritto interno e internazionale, né peraltro desiderabile, la creazione di corridoi umanitari da parte di soggetti privati, trattandosi di compito che compete esclusivamente s astati e a organismi internazionali».

Viceversa, secondo la relazione del Presidente della commissione Nicola Latorre, se ben coordinate possono dare un «apporto significativo e costruttivo»:

«Dovranno essere integrate nel sistema di soccorso nazionale, dovranno coordinarsi con la Guardia costiera e con le amministrazioni competenti nella fase del salvataggio. Ma dovranno assolvere agli obblighi e ai requisiti per poterlo fare».

Ma le Ong dovranno garantire «la trasparenza organizzativa e operativa». E cioè dovranno «rendere pubbliche le fonti di finanziamento, i profili e gli interessi dei dirigenti e degli equipaggi e dovranno collaborare con le autorità italiane».

Cosa significherà concretamente questa svolta organizzativa e operativa? «Le Ong sotto il coordinamento permanente della Guardia costiera riceveranno istruzioni anche sui tempi le le modalità di svolgimento del Servizio oltre che sull’area nella quale posizionarsi».

Nella prima parte, la relazione della commissione Difesa del Senato ha ricostruito le diverse audizioni svolte a Palazzo Madama, accennando anche ai dati degli interventi e dei soccorsi garantiti dalle navi delle Ong: nei primi mesi del 2017, hanno soccorso 12.646 migranti, Lari al 34.72% del numero complessivo. L’anno scorso ne trassero in salvo 46.796, il 26.23%, nel 2015 il 13.17%, pari a 20.063 migranti.

Due conferme a quanto Tiscali news aveva anticipato. La nave Phoenix della Ong Moas utilizza un drone per monitorare l’area d’intervento, e il suo costo è di 10.000 euro al giorno. L’altra conferma riguarda il dato che gli scafisti consegnano si migranti prima di abbandonare il gommone i numeri dei satellitari di alcune Ong.

Infine un altro aspetto inquietante che solleva dubbi e che merita di essere approfondito è che, secondo alcune testimonianze, alcune navi a un certo punto spengono il proprio trasponditore per evitare che altri conoscano la rispettiva posizione.

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