L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 31 maggio 2017

Industria Italiana Autobus - Il governo italiano, del corrotto Pd, lavora per abbattere e non promuovere la nostra manifattura

Il punto
«Industria Italiana Autobus non vuole gare pilotate, vuole potervi partecipare. Solo in Italia ciò non accade»: Del Rosso torna alla carica

L’amministratore delegato riprende il discorso relativo al futuro dell’azienda riallacciandosi all’iniziativa unitaria dei lavoratori di Bologna e Flumeri di voler scrivere al Presidente del Consiglio Gentiloni: «Finalmente hanno capito che il problema non è l’imprenditore bensì la mancanza di commesse. Commesse che non arrivano perché il Governo italiano, nonostante abbia messo sul tavolo un miliardo di euro per il rinnovo del parco autobus, non ci mette nelle condizioni di partecipare. Il Polo Unico vivrà solo rispettando gli impegni sottoscritti tre anni fa»


«Finalmente i lavoratori e le persone di buona volontà hanno capito che il problema non è l’imprenditore Stefano Del Rosso e nemmeno l’apertura dello stabilimento di Bologna o Flumeri che comunque avverrà. Il problema di Industria Italiana Autobus viene dalla mancanza di commesse che noi non vogliamo in regalo, vogliamo solo essere in grado di conquistarcele. I lavoratori scriveranno al Premier, spero siano ripagati da una risposta esaustiva perché lo meritano». A parlare è l’amministratore delegato di I.I.A. Stefano Del Rosso.

Ha saputo dell’iniziativa unitaria dei dipendenti del ramo flumerese e bolognese di voler scrivere al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per chiedere garanzie lavorative sul futuro dell’azienda. Ha saputo anche che, in caso di mancata risposta o risposta insufficiente, i lavoratori sono pronti a marciare verso Palazzo Chigi. Spera che non si arrivi a tanto e che il Governo dia le certezze utili a guardare ai prossimi mesi con maggiore ottimismo e nel frattempo continua a lavorare in parallelo affinché il sogno Polo Unico parta una volta per tutte.

«La questione è di una semplicità disarmante - spiega - e mi dispiace dire che ripeto questa cosa da anni come se fosse una filastrocca. Come Industria Italiana Autobus non vogliamo alcun favore o favoritismo. Non l’abbiamo mai chiesto, non ci interessa altrimenti non riusciremo mai ad essere competitivi. L’unica cosa che chiediamo è di essere almeno competitivi quando ci sono delle gare. Specie quando sono italiane. Chiediamo di avere le stesse possibilità e di non essere messi in partenza nelle condizioni di perdere o di non partecipare. Non chiediamo la luna, né che si infranga la legge, ma in questo modo è lo stesso governo a delocalizzare la produzione e mandare in malora la manodopera italiana».

E numeri alla mano, Del Rosso non mente quando afferma di non chiedere alla luna. Chi ha seguito un po’ la nascita del Polo Unico e le riunioni presso il Ministero dello Sviluppo Economico sa bene che per la saturazione del doppio impianto (Bologna e Flumeri) sono necessari 550 pullman all’anno. Di base l’azienda riesce a garantirsi 250 mezzi all’anno, per stare tranquilli e programmare il futuro in maniera più serena ne servono solo 300, un numero sicuramente non esorbitante, che I.I.A. vuole ottenere con le gare d’appalto.

«E’ la prima volta dopo anni che il Governo italiano vuole investire oltre un miliardo di euro nel rinnovo del parco autobus - continua l’Ad - e ci troviamo con la Germania che se n’è aggiudicati 360 che andrà a produrre in Turchia, e poche unità a Fiat e Scania. Per 80 pullman che la I.I.A. ha fatto produrre in Turchia perché Bologna era in ristrutturazione e Flumeri ancora chiuso è successo il finimondo, ora che la Germania ne farà produrre oltre 300 lì pare che nessuno dica nulla. Ci saranno gare per 5050 autobus, senza fare alcun imbroglio, potremmo garantirci una continuità produttiva per oltre tre anni. Basterebbe solo metterci nelle condizioni di partecipare. La domanda è sempre la stessa: perché la Francia garantisce l’88% di produzione alle proprie aziende? Perché la Germania l’80%? Perché la Polonia il 90%? Perché l’Italia non lo fa?».

Sono queste le domande che si pone Del Rosso e che probabilmente anche i lavoratori porranno al Premier Gentiloni. Ben venga per l’ad che i riflettori sul Polo Unico restino accesi, ancor di più se il Governo darà le risposte necessarie per andare avanti. Anche perché, senza commesse Industria Italiana Autobus non potrà sopravvivere in eterno. «Ho detto in maniera forte che con questo andazzo sarò costretto, per forza di cose, a portare i libri in tribunale. E’ stata una provocazione. Deve passare il messaggio che il Polo è nazionale. O sopravvive tutto perché il Governo conferma la propria volontà oppure chiuderà tutto. Noi non molliamo, continuiamo a crederci e andremo avanti con la doppia ristrutturazione, sia a Bologna che a Flumeri».

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