L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 maggio 2017

Lo stato deve intervenire nell'economia si è pronunciato in tal senso Mucchetti preceduto dalla visione chiara di Giulio Sapelli e non da oggi

Imprese: presidente commissione Industria Senato Mucchetti, ritorno Stato azionista va accompagnato da pensiero strategico

Roma, 22 mag 10:53 - (Agenzia Nova) - 

Il ritorno dello Stato azionista deve essere accompagnato da un pensiero strategico per il futuro e per la tutela degli interessi nazionali: lo ha sottolineato Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria, commercio e turismo del Senato nel suo intervento al convegno “Lo Stato azionista. Finalità, regole, strumenti”, in corso oggi a Palazzo Giustiniani. Negli anni Novanta, ha spiegato, la ritirata dello Stato dall’economia era considerata la premessa per lo sviluppo dando luogo ad un processo di “incalzante privatizzazione”. “Nel 2017 lo stato ritorna”, ha detto Mucchetti ricordando il caso del il decreto salva banche, e il nuovo ruolo di Cassa depositi e prestiti (Cdp). Secondo Mucchetti tuttavia, al ritorno dello stato azionista non ha corrisposto ad un ripensamento critico delle privatizzazioni e ad un “pensiero strategico per il futuro”. In Italia l’elenco delle grandi imprese acquisite dagli imprenditori esteri si allunga e se a volte può essere un bene “spesso non lo è”. “Lo Stato, finché è azionista, deve esercitare in pieno le responsabilità che ne derivano”, ha affermato sottolineando la necessità di presidiare gli interessi nazionali. (Pav)

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