Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 maggio 2017

Palestina - due stati due popoli potrà colmare, forse, il solco formato dalla morte di migliaia di palestinesi

Israele, in 15 mila in piazza a Tel Aviv per chiedere la pace

Manifestazione per la soluzione dei “due Stati”, letto messaggio di Abu Mazen


Pubblicato il 27/05/2017
GIORDANO STABILE
INVIATO A BEIRUT

Una folla di 15 mila persone si è radunata a Tel Aviv per chiedere un accordo di pace con in palestinesi in base alla soluzione “due popoli, due Stati”. Nella centrale Piazza Rabin i manifestanti hanno letto un messaggio del leader dell’Anp Abu Mazen, diretto al governo israeliano: “Non c’è voce più forte che la voce di una pace giusta e inclusiva, non c’è voce più forte del diritto dei popoli all’autodeterminazione”. 

AP

“Pace dei coraggiosi” 

Il messaggio ha poi delineato la soluzione possibile, nel solco degli accordi di Oslo del 1993: “E’ venuto il tempo di vivere, voi e noi, in pace, armonia, sicurezza e stabilità. Il solo modo per porre fine al conflitto e combattere il terrorismo nella regione e nel mondo intero è una soluzione basato due Stati entro i confini del 1967, la Palestina accanto a Israele. Abbiamo accettato le decisioni dell’Onu, accettato la soluzione dei due Stati, e il mondo ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Ora è tempo per lo Stato di Israele di riconoscere il nostro Stato e mettere fine all’occupazione. C’è ancora un’opportunità, la pace è creata dai coraggiosi”. 


Il discorso di Herzog 

In piazza c’erano soprattutto israeliani favorevoli alla soluzione due Stati per arrivare alla pace. Partecipava anche il leader laburista Isaac Herzog, all’opposizione del governo di Benjamin Netanyahu. Herzog, che però ha raccolto anche qualche fischio da parte dell’ala dura dei pacifisti, è salito sul palco è ha accusato il premier di aver mancato l’occasione di procedere verso la pace: “La leadership israeliana oggi è guidato soprattutto e prima di tutto dalla paura – ha detto -. Paura del cambiamento, paura di osare, di avere iniziativa, e paura della speranza”. 


La visita di Trump 

La grande manifestazione arriva dopo la visita di due giorni del presidente Americano Donald Trump, che si è anche raccolto in meditazione davanti al Muro del Pianto, la prima volta di presidente statunitense in carica. La Casa Bianca vuole rilanciare i colloqui di pace diretti fra Netanyahu e Abu Mazen, ormai arenati da tre anni e ha chiesto a Israele di congelare i nuovi insediamenti nei Territori.

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