L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 maggio 2017

Paolo Barnard - 2 - un Parlamento capace di stracciare i trattati

Economia, intervista ASI a Paolo Rossi Barnard Parte2

Scritto da Ettore BertoliniCategoria: SpecialePubblicato: 25 Maggio 2017


(ASI) Intervista esclusiva di Agenzia Stampa Italia a Paolo Rossi Barnard, esperto di economia, saggista, scrittore e giornalista (parte 2).

Quindi dalla sua tesi si evince che l’euro e il servilismo economico alla moneta unica da parte dei politici italiani dettato da una politica economica germanocentrica rafforzata poi dalla svendita del patrimonio strategico italiano grazie ai governi che si sono succeduti che non hanno salvaguardato l’economia italiana ha portato il Paese a cadere drasticamente a livello economico.

Da questa situazione come si esce? uscendo dall’euro? come si può riprendere la sovranità monetaria? Nazionalizzando ad esempio la Banca d’Italia?

Il problema dell’uscita dall’euro è un problema enorme perché mentre è possibile e l’abbiamo visto nel caso dell’Inghilterra, con i trattati europei, la possibilità di uscire dall’Unione Europea, i trattati che stabiliscono invece l’Euro, non prevedono questa possibilità e tutto questo è stato fatto apposta, per cui è per questo che purtroppo l’impresa di salvare l’Italia dall’eurozona è un’impresa disperata, perché significa rendere partecipe il pubblico, di quello che il pubblico non sa, e poi significa avere una maggioranza in parlamento che ha il coraggio di un atto unilaterale, come si faceva ai tempi degli imperi dell’800, quindi un parlamento capace di votare a camere unite e di stracciare i trattati, Lei immagini in un Paese che non ha il coraggio di raccontare a se stesso come è messo, se riusciremo mai ad arrivare ad atti di coraggio di politiche internazionali. Per me, è un dovere morale scrivere e dire la verità ed avvisare i cittadini, ma non ho nessuna speranza che saremo mai in grado di fare questo, a meno che non accada qualcosa in Europa, come sempre l’Italia va a traino e ad esempio nonostante non sono un lepeniano, ma la storia della Le Pen in Francia e se la Le Pen avesse tenuto fede alle promesse elettorali, quello poteva essere il momento in cui poteva esplodere l’Europa e in questa esplosione, l’Italia avrebbe avuto l’opportunità o sarebbe stata costretta ad uscire.

Da un suo articolo su Trump, si legge ‘Stronca i paperon dè paperoni. Obama li ingrassava’ qual è la differenza tra loro? e quanto Soros ha influito in quella elezioni, dicendo di aver perso tantissimi milioni di dollari puntando sulla Clinton?

Soros è chiaro che è un investitore senza scrupoli che fa i suoi giochi, ma che poi abbia il potere che gli si attribuisce, ovvero di avere un’influenza non ci credo, ed è una cosa che non intendo trattare. Mentre la storia tra Obama e Trump è una storia dell’orrore. Obama è come il centrosinistra italiano e i nuovi laburisti inglesi e i socialisti francesi. Obama è stato una cosiddetta sinistra finanziaria, che ha devastato la democrazia americana, il partito democratico americano ed ha esasperato il popolo americano al punto di eleggere il primo candidato populista che sbraitava giustizia per i colletti blu, gli americani, tra l’altro molto incolti politicamente, sono corsi a votarlo. Quando ci si lamenta dei populismi bisogna girare lo sguardo alle sinistre internazionali, false sinistre, traditrici sinistre, assolutamente finanziarizzate; colpevoli di aver tradito la gente, le pensioni, i servizi, vendendo tutto alle banche. Adesso la gente è furiosa, adesso il primo che si presenta, diventa Presidente degli Usa, diventando un pericolo per il mondo, ma se è li non è colpa sua ma è colpa di Obama.

Su Macron in un articolo si legge ‘è talmente fatto ad arte da non vedere i fili che lo muovono’, il fatto che Macron in un anno riesca a formare un partito, formare una coalizione ed essere eletto presidente della Francia, la dice lunga a quali poteri possa appartenere?

Secondo Lei, aldilà dell’elezione di Macron , valutando la situazione legata anche alla Brexit e quindi a Theresa May che non è intenzionata a pagare i soldi dovuti alla comunità europea, non pensa che ci possa essere una nuova lotta strisciante che può incidere per un cambio di rotta?

Difficile, direi proprio di no, anche perché il problema è che i giochi sono fatti dai mercati e quello che ho detto e scritto in un pezzo molto recente, è che osservando i mercati, si sta premiando sia la Brexit che il Macron francese e quindi la staticità del sistema franco-tedesco dell’eurozona e dell’Unione Europea.

Per cui, se avessimo visto uno sbilanciamento molto forte molto e diretto dei mercati e degli investimenti in questi ultimi giorni allora forse questa guerra di cui parla Lei, sarebbe stata possibile o sarebbe già in corso, non credo che l’Inghilterra tornerà indietro sulla sua decisione, probabilmente non ci sarà una Brexit forte, ci sarà poi alla fine un accordo, perché non conviene neanche all’Europa fare il muso duro.

l’Inghilterra, non tornerà indietro e non ci sarà ‘hard Brexit’, quindi non ci sarà una guerra, e l’Europa continuerà sulla sua strada; ma dall’altra parte l’Inghilterra è premiata dai mercati tanto quanto la Francia, per cui io questa scintilla sinceramente per adesso non riesco a vederla, quello che poi viene venduto ai giornali come una guerra d’attrito sono tutte cose non veritiere di ‘cosmetica’. Pensi che la Gran Bretagna ha in mano quasi l’80% dell’intelligence in Europa, in un epoca come questa paralizzata dal terrorismo figuriamoci che voce forte può fare l’Europa, insomma non la vedo proprio questa guerra.

Fine Parte 2 , continua...

Ettore Bertolini - Agenzia Stampa Italia

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