L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 maggio 2017

Renzi, lo zombi che cammina e che ancora ci affligge, parlare al telefono con il padre sugli impicci e imbrogli che questo combina è infantile e non credibile

L’INTERCETTAZIONE

Caso Consip, Renzi e la telefonata al padre: «Non dire bugie, quando hai visto Romeo?». La Procura di Roma indaga sull’intercettazione

Secondo il giornalista Marco Lillo, in un libro citato dal «Fatto Quotidiano», nel marzo 2017 Matteo Renzi avrebbe chiesto al padre di «non dire bugie» ai pm. Poi però, in relazione agli incontri tra il padre e alcuni imprenditori, avrebbe aggiunto: «Non dire che c’era mamma altrimenti la interrogano»


«Il 2 marzo 2017 alle 9.45 di mattina Tiziano Renzi parla al telefono con il figlio Matteo. I magistrati lo stanno intercettando nell’ambito dell’inchiesta Consip nella quale il padre dell’ex premier è in quel momento indagato per traffico di influenze con il “facilitatore” e amico carlo Russo». Inizia così il brano del libro del giornalista Marco Lillo — «Di padre in figlio» — riportato oggi dal «Fatto quotidiano», nel quale viene riferito il contenuto di una telefonata che sarebbe avvenuta tra l’allora ex presidente del Consiglio e segretario uscente del Partito democratico e suo padre. Una telefonata che — scrive l’ex presidente del Consiglio su Facebook — «conferma la mia serietà».

L’intercettazione

Nel corso della telefonata, Matteo Renzi avrebbe fatto riferimento all’inchiesta nella quale suo padre è implicato: «Un presunto caso di corruzione, traffico illecito di influenze e soffiate istituzionali», scrive Lillo, «in cui sono coinvolti un imprenditore napoletano, Alfredo Romeo; alcuni dirigenti della Consip che si occupa di gran parte degli acquisti della Pubblica amministrazione», Tiziano Renzi e Luca Lotti. Secondo quanto riportato da Lillo, Renzi avrebbe più volte, e con decisione, chiesto conto al padre di un incontro con Romeo «nel periodo in cui l’ amico Carlo Russo contrattava un pagamento di 30 mila euro al mese per Tiziano con lo stesso Romeo». L’ex premier sa, scrive Lillo, «che rischia di essere intercettato». Ma fa trasparire ugualmente quella che il «Fatto» definisce la «sfiducia» nei confronti del padre, e l’esigenza che sulla vicenda venga fatta chiarezza, una volta per tutte. «Devi dire nomi e cognomi» ai magistrati, avrebbe detto l’ex premier, chiedendo poi esplicitamente: «È vero che hai fatto una cena con Romeo?».

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