L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 maggio 2017

Trump si è consegnato mani e piedi alle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche

E Trump sbagliò due volte
LEGGI IL COMMENTO DI MARCELLO FOA


Donald Trump all'arrivo in Arabia Saudita con la moglie Melania
© Keystone



24 maggio 2017 18:04

Marcello Foa

Di MARCELLO FOA - Che dire del Trump di questi giorni? Aspettando il G7 di Taormina, direi che sbaglia due volte.

Primo errore: lotta la terrorismo. Vola in Arabia Saudita e denuncia l'Iran come una delle principali fonti del terrorismo e di destabilizzazione. Passano poche ore e assistiamo al terribile attentato di Manchester, che però non è opera di kamikaze sciiti ma, a quanto pare, di uno o più membri dell'Isis, che è sunnita e che è stato finanziato da potenze del Golfo, tra cui l'Arabia Saudita, la quale predica e diffonde il wahabismo (la versione più conservatrice e retrograda dell'Islam), ma a cui gli stessi Usa vendono armi per 110 miliardi. Quella Arabia saudita che è il primo produttore al mondo di petrolio e a cui tutto sembra permesso.

L'incoerenza è evidente. O meglio, è evidente la coerenza di Trump con Obama, con Bush con i neoconservatori che dal 2001 influenzano pericolosamente e con risultati disastrosi la politica estera americana nel mondo.

Secondo errore: annuncia nella prima proposta di budget la riduzione degli aiuti sociali e un aumento del 10% delle spese militari. Negli Stati Uniti il tasso di povertà è elevato, una quarantina di milioni di persone vivono con i buoni pasto: la situazione sociale, per quanto nascosta a lungo dai media (ne ho parlato qui nel 2015, denunciando l'altro volto del "sogno" americano) è drammatica. Tagliare ai più poveri la più elementare forma di sussistenza è incomprensibile e, per i miei valori, inaccettabile. Per fare cosa? Per aumentare il budget della Difesa, che è già il più elevato al mondo.

Non è così che si dà una seconda chance a chi ha sbagliato, non è così che si risponde ai bisogni dell'America profonda. Ma è così che si soddisfano le esigenze di una parte importante dell'establishment, quello della Difesa e dei neoconservatori, su cui Trump sembra puntare per tentare di arginare gli attacchi del Deep State e che potrebbe sfociare nell'impeachment. Si allinea a coloro che in campagna elettorale aveva giurato di combattere. E che sia una mossa avveduta è tutto da vedere, nella Washington degli intrighi e dei doppi giochi.

Di certo un Trump ostaggio o comunque che si lega ai neoconservatori non è una buona notizia.

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