L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 giugno 2017

4 dicembre 2016 - l'unica piccola riflessione pubblica su quello che ha significato e sulle prospettive

Brancaccio, quale Italia?

Intervista a Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte costituzionale, sui macrotemi della politica e della finanza e sull’iniziativa lanciata al teatro Brancaccio di Roma il 18 giugno al fine di costituire una forza unitaria di sinistra.

di Alba Vastano 24/06/2017 Interni


Lo abbiamo già ospitato in queste pagine, in occasione della campagna referendaria per il No alla riforma Renzi /Boschi. Il 4 dicembre 2016 la Costituzione è stata messa in salvo, ma le riforme attuate da quel governo hanno prodotto metastasi incontenibili e devastanti, foraggiate nel propagarsi dalla finanza europea e dalle lobby di potere che mirano all’annientamento dei principi costituzionali, in particolare degli articoli 1 e 3. L’appello lanciato da Falcone e Montanari, e la conseguente assemblea al teatro Brancaccio di Roma per la costituzione di una sinistra unitaria, che contrasti le politiche neoliberiste, va caldeggiata, perché ci si riconosce come compagni di strada? O per chi aspira a ricostruire un nuovo partito comunista e non ha ambizioni elettoralistiche si rende necessario percorrere anche altre strade, a partire dall’affiancarsi alle lotte dei lavoratori, senza rinunciare a un’ottica di conflitto di classe? Nell’intervista a seguire, ne parliamo con Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte costituzionale.

Professor Maddalena, in un precedente intervista per La città futura, in occasione della campagna referendaria per il No, lei ha affermato che “aderendo alla megariforma renziana manteniamo una politica di asservimento ai poteri finanziari”. Il 18 giugno, al teatro Brancaccio ha affermato che sull’Europa incombe un disastro imminente, a causa dell’approvazione del CETA. Quali le conseguenze nefaste per l’Europa e, in particolare, per l’Italia, ove è in corso di approvazione la ratifica?

R: Il CETA, e cioè il Trattato internazionale fra Unione Europea e Canada, è stato approvato dal Parlamento europeo anche con i voti favorevoli dei nostri rappresentanti, e ora, in Italia, è in corso di approvazione la sua ratifica. La finalità di questo Trattato è quello di superare l’ostacolo del principio di precauzione vigente in Europa e consentire così ai commercianti e agli investitori americani di vendere nel nostro continente anche cibi o merci dannosi per la salute e per l’ambiente. Esso riguarda il Canada, ma se ne serviranno anche gli Stati Uniti, molte delle cui multinazionali hanno già aperto delle loro succursali in Canada. Il Trattato prevede che se i commercianti e gli investitori americani incontrano difficoltà nelle misure adottate dagli Stati Europei a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, detti commercianti e investitori hanno diritto al risarcimento dei danni, da determinarsi da parte di un organo giudicante nominato dagli stessi commercianti e investitori. Si dispone, a tal fine, che sulle Costituzioni Europee domini su tutti gli altri principi il principio di libertà di commercio e di investimento, considerandosi tale libertà un valore superiore a tutti gli altri valori costituzionali: la persona umana, il progresso della società, i diritti umani e così via dicendo. È una assurdità che i nostri media tentano di nascondere affermando ingannevolmente che detto Trattato favorirebbe il commercio e gli investimenti in Europa e gioverebbe allo sviluppo delle economie europee. Mai si era arrivati a simili menzogne, ma oramai il pensiero neoliberista, unico pensiero dominante nell’immaginario collettivo, consente alle multinazionali americane di osare tanto e di sfruttare fino a questo punto la proditoria soggezione ai loro voleri dei nostri governanti.

Professore, quel No che solo apparentemente ha detronizzato Renzi, in effetti oggi che valore ha? Qual è il riscontro positivo sulla sovranità popolare se siamo ancora al punto zero, considerando lo smantellamento continuo dei diritti sociali, in particolare riguardo il lavoro? Cosa è cambiato, in realtà, nel nostro Paese dopo quel No a Renzi?

R: Il No al referendum sulle sciagurate modifiche che il governo Renzi voleva apportare alla nostra Costituzione ha avuto un valore altissimo. La vigente Costituzione repubblicana è stata infatti rinnovata e rafforzata da quel voto, per cui possiamo affermare che quella Costituzione è nuova e deve essere applicata, anche se in conflitto con i Trattati Europei e con tante leggi emesse dai nostri governanti a favore della finanza e contro gli interessi degli Italiani. D’altro canto, la Costituzione contiene un vero e proprio programma di governo che può e deve essere attuato per uscire dalla crisi che da tanto tempo ci attanaglia. In sostanza, si tratta di tornare al sistema economico produttivo di stampo keynesiano, voluto dalla Costituzione, e abbandonare l’attuale sistema economico predatorio, che arricchisce gli speculatori e impoverisce i popoli.

“Una moneta unica è la volpe nel pollaio” (Latouche). Sarebbe meglio che l’Italia uscisse dall’euro, pur restando in Europa?

R.: L’Italia, succube del neoliberismo e tradita dai suoi rappresentanti, ha perso tutte le sue banche pubbliche, tutte le sue industrie pubbliche, molti dei suoi territori e moltissimi immobili di proprietà collettiva demaniale, per pareggiare illusoriamente i bilanci e diminuire i debiti, come pretende la Troika che impera in Europa. Tutto questo perché, anziché avere una moneta di sua proprietà, come era la lira, essa prende a prestito una moneta che non le appartiene e che deve restituire, per l’appunto l’euro. Uscire dall’euro, che in pratica è un marco sottovalutato (che favorisce le esportazioni tedesche) e una lira sopravvalutata (che ostacola le esportazioni italiane), non è una opzione, ma una necessità. Ogni ora in più nell’euro significa più svendite di beni che appartengono al Popolo a titolo di sovranità. Occorre riprendersi subito la sovranità monetaria. Si ricordi che i Paesi che non sono entrati nell’euro hanno visto aumentare il loro Pil, l’Italia, che è nell’euro, si trova nella situazione che ben conosciamo.

Nel suo intervento all’iniziativa al Brancaccio, in risposta all’appello di Falcone e Montanari, lei afferma che “non si deve parlare di destra e sinistra, ma di un sopra e un sotto, che è la vera sinistra”. Cosa intende per vera sinistra, quando anche il popolo del sotto nelle ultime elezioni politiche e amministrative ha aderito a forze politiche che di sinistra hanno ben poco? Ci siamo persi il popolo?

R.: La verità è che ci siamo perso il Popolo, ingannato dalle barzellette di Berlusconi e le menzogne dei mass media. Far capire al Popolo che è stato tradito dai suoi governanti, i quali fanno leggi che avvantaggiano le multinazionali straniere e immiseriscono esso stesso è dovere inderogabile degli intellettuali non corrotti, che sono in grado di conoscere e far conoscere la verità.

Tornando ai valori della nostra Costituzione che forse non sono mai stati pienamente applicati e rispettati dai governi e dalle legislature che si sono susseguite in settanta anni, lei parla di Costituzione economica, riferendosi in particolare a quanto recitano gli articoli 41 e 42. Quali possibilità abbiamo che vengano rispettati se l’Italia, oggi più che mai, è prona alla finanza europea e al libero mercato, ricordando che sono state importate nel nostro ordinamento le norme della direttiva europea Bolkestein e il Bail in? Con l’aggravante che stiamo regalando all’Europa le nostre industrie e anche i beni culturali e ambientali?

R.: Ripeto, ci sono state raccontate delle menzogne. La legge Monti, la n. 1 del 2012, che ha affermato che l’iniziativa economica privata è libera e che di conseguenza le imprese non devono trovare troppi ostacoli nell’esercizio della loro attività economica, ha confuso le idee. L’art. 41 della Costituzione non dice solo quello che ha affermato Monti, ma prosegue ponendo limiti alla iniziativa economica, affermando che quest’ultima non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Se il Capo di un governo legge la Costituzione in questa maniera e fa prevalere il profitto delle imprese sul valore della persona umana, a chi deve credere il Popolo? D’altro canto anche l’Accademia è stata manchevole nell’interpretare il successivo art. 42 della Costituzione, essendosi fermata ad affermare che la proprietà privata è prevista in Costituzione, ma omettendo di ricordare che “che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, e cioè da Popolo attraverso i suoi rappresentanti, … allo scopo di assicurarne la funzione sociale”, per cui, se il proprietario svolge una funzione antisociale, licenziando gli operai e delocalizzando la propria impresa, questo proprietario non può pretendere che la sua proprietà privata abbia ancora una protezione giuridica. In sostanza, i beni in proprietà privata finiscono di appartenere al singolo privato e tornano là da dove erano venuti, cioè nella proprietà collettiva del Popolo. Infatti è falsa l’opinione che i beni appartengano originariamente al proprietario privato, poiché originaria è la proprietà collettiva del Popolo sull’intero territorio, e la proprietà privata discende da una cessione ai privati stessi da parte del Popolo di singoli appezzamenti di proprietà collettiva. Era così, come ha da tempo dimostrato il Niebuhr sin dal 1810, anche nella Roma antica, quando, per cedere ai singoli qualcosa di simile all’odierna proprietà privata, occorreva una legge centuriata o un plebiscito, cui seguiva la nota cerimonia della “divisio et adsignatio agrorum”.

Arriviamo al 18 giugno, all’iniziativa promossa da Falcone e Montanari. Professore, in tutta franchezza, molti pensano sia il solito cartello elettorale, creato, come i precedenti, a ridosso delle possibili elezioni politiche di settembre, solo poi spostate al 2018. Perché, secondo lei, se l’appello avesse un seguito, potrebbe in realtà essere una vera svolta per la sinistra? Forse perché intende ricostituire la forza del popolo vincente del No del 4 dicembre? Che, non dimentichiamolo, era un po’ ibrido, in quanto a purezza d’intenti…

Risposta: Chi in concreto abbia votato il 4 dicembre per il No alla modifica costituzionale non interessa al giurista. Al giurista interessa che il 4 dicembre 2016 il Popolo, attraverso un Referendum, ha manifestato la chiara volontà di non modificare la Costituzione repubblicana nei sensi neoliberisti voluti da Renzi. E, pertanto, come ho già detto, la nostra Costituzione è stata rivitalizzata e rinnovata. Se si guarda a ciò che accade nel mondo, in Europa e in Italia (si pensi all’elezione di Trump, alla Brexit e, per l’appunto, al “No al referendum”), non si può negare che siamo ad una svolta epocale, nella quale è impossibile distinguere sullo stesso piano destra, sinistra e centro. Oggi c’è un sopra costituito dalla finanza e dalle multinazionali, e un sotto costituito dai vari Popoli. Se per sinistra intendiamo il popolo schiavizzato dalla finanza e dalle multinazionali, la parola può ancora avere un significato. Ma parlare di sinistra, come è stata tradizionalmente intesa, non ha più senso. Montanari e la Falcone hanno capito questo e perciò hanno precisato, dopo qualche equivoco iniziale, che la lista che si vorrebbe presentare alle prossime elezioni sarà una lista aperta, che non segue i logorati schemi finora adottati dalla politica, ed ha il fine semplice e incisivo di attuare la Costituzione. È per questo che Montanari e Falcone meritano tutto il nostro appoggio. La loro azione, infatti, ha come fine la “attuazione della Costituzione”, obiettivo che da tempo, insieme con l’amico Luigi De Giacomo, sto tentando di perseguire attraverso un percorso, che ha avuto già tre significative tappe a Roma, a Milano e a Napoli, e che avrà la quarta tappa a Latina, il 30 giugno prossimo venturo.

“Davide può rovesciare Golia. - dice Montanari- Una sola lista, rigorosamente alternativa al Pd e nessuna tenerezza per il M5S ‘prigioniero di un’oligarchia imperscrutabile, con tratti di xenofobia.” Ma nel corso degli interventi si dà la parola a Gotor di Mdp e si nega, così appare dai video che documentano l’accaduto, alle forze del basso rappresentate dai giovani del Csoa “Je so’ pazzo” e al Pci. Un discrimine che nell’opinione pubblica ha avuto un peso. In base all’idea portante dell’appello, ovvero il principio di uguaglianza e la sovranità del popolo, questo non sarebbe dovuto accadere. Sul palco del Brancaccio, per la coerenza e in prevalenza, avrebbero dovuto esserci le tute blu, invece…

R.: Sul palco del Brancaccio non c’è stata nessuna incoerenza. Una lista aperta a tutti non può fare discriminazioni sulla base del passato di singoli soggetti. Il discrimine è soltanto quello sopra delineato: “voler attuare la Costituzione repubblicana”, e in particolare la parte della Costituzione che riguarda i rapporti economici. L’affidabilità è data dai promotori dell’appello e dai Garanti che saranno presto nominati. Gli intrighi dei partiti che agiscono dietro le quinte non ci interessano e nulla possiamo fare per la legge elettorale, che è nelle mani di un governo che finora ha dato pessima prova, ragionando in termini di casta chiusa e di subordinazione alla finanza e alle multinazionali. Non può sfuggire a nessuno che, se si riuscirà a far entrare in Parlamento delle persone chiaramente affidabili, si costituirà una testa di ponte che potrebbe traghettare l’Italia verso un futuro del tutto diverso da quello che oggi abbiamo di fronte a noi.

Infine, tornando al discorso iniziale, accertato che lo smantellamento della Costituzione democratica e repubblicana è da sempre stato nella canna del fucile della Trilaterale e dei Trattati, lei pensa che di fronte a un potere neoliberista così forte e così avanzato, se anche si riuscisse a riunire le forze della sinistra, si potrebbe ribaltare questo scellerato progetto e il popolo dal basso potrebbe riacquistare la sovranità? Non c’è alternativa, se non aderire all’appello di Falcone o Montanari per tentare di costituire un ipotetica realtà della sinistra unita? E senza passare dal conflitto di classe?

R.: Siamo nelle mani della Trilateral e dei Trattati europei proprio perché la sinistra al potere ha perso ogni legame con gli interessi del Popolo, operando nell’interesse, come più volte detto, della Finanza e delle Multinazionali. Ed è per questo che tantissimi (lo si è visto anche in Francia) si astengono dall’andare a votare. Una lista come quella presentata da Montanari e Falcone è l’unica che può proporsi come sostenitrice degli interessi del Popolo e se si riuscirà a far capire questo si potrà guardare al futuro dell’Italia, e specie dei giovani italiani, con occhi ben diversi da quelli ai quali ci ha costretto il subdolo e ingannevole pensiero neoliberista. Si consideri ancora che il progresso tecnologico sta mutando anche il concetto di classe operaia. Oggi, come si diceva all’inizio, ci sono i dominatori finanziari e gli schiavi ad essi sottoposti e tra questi schiavi non ci sono soltanto operai, ma tutti i lavoratori, tutti coloro la cui ricchezza consiste nel lavoro intellettuale, artigianale o puramente manuale.



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