L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 giugno 2017

Ceta - Il corrotto Pd ha venduto l'Italia



di ANTONIO PANNULLOgiovedì 8 giugno 2017 - 18:39

Pochi giorni fa Obama e Trudeau, il premier canadese, hanno mangiato in una saletta riservata di un ristorante di Montreal. Cosa si sono dei, di cosa hanno parlato? Probabilmente del Ceta, l’accordo che presto dovrà essere ratificato tra Canada e Ue. Dietro i due uomini ci sono poteri forti, fortissimi. Obama lo conosciamo, e dietro la faccia di bravo ragazzo che accoglie i clandestini, ci sono gli interessi di tutte le multinazionali che aspettano la firma dell’accordo per divorare l’Europa. Il Ceta, il trattato commerciale Unione europea-Canada, fu stato approvato in febbraio dall’europarlamento di Strasburgo con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astenuti. Si era in pieno furore anti-Trump. il giovane e affascinante premier canadese Trudeau aveva appena detto che i clandestini cacciati da Trump sarebbero potuti venire in Canada, lo stesso Trump aveva messo in discussione l’accordo nordamericano del Nafta e lo strapotere delle multinazionali. Poi c’era la Brexit. La Ue era costretta a fare qualcosa, per dimostrare di essere ancora viva: in realtà è accaduto proprio il contrario, perché l’uno-due di Trump e di Londra hanno steso la Ue, che difficilmente potrà rialzarsi. Come colpo di coda ci sono ancora le unilaterali e ottuse sanzioni contro la Russia di Putin, altro supernemico della Ue, sanzioni che non hanno minimamente infastidito Mosca ma che hanno messo in ginocchio molti esportatori europei, e soprattutto quelli italiani. Il Ceta, Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, è un trattato di libero scambio col Canada, e si è scelto di approvarlo ora perché il Canada è il primo partner commerciale degli Usa, ma tale rimarrà, anche dopo l’accordo, l’Ue non si illuda. Tra l’altro, per approvare un semplice accordo commerciale la Ue ci ha messo cinque anni, con la consueta burocrazia, e contro hanno votato anche il gruppo di Le Pen e Salvini. Inoltre, l’accordo dovrà essere ratificato oltre che dal parlamento canadese, anche dai parlamenti di tutti gli Stati membri della Ue. Campa cavallo… La strada, insomma, è ancora lunga.

Ma basta un solo voto contrario per far saltare il Ceta

In questi mesi ci sarà occasione di sensibilizzare le popolazioni degli Stati membri e i loro parlamenti, poiché il fatto che erano state raccolte 3 milioni e mezzo di firme per dire No al Ceta, e le dichiarazioni di contrarietà di 6mila municipi e 2.137 comunità, non hanno fatto recedere i burocrati di Bruxelles. Il Ceta è il fratello povero del Ttip, l’altro accordo che la Ue aveva imbastito con i poteri forti di Obama, ma che adesso per fortuna è naufragato insieme alle sinistre americane. Ma l’Unione non demorde: l’establishment ancora al potere a Bruxelles, formato da socialisti e conservatori, continua nel suo percorso verso il precipizio, nel terrore che altri Stati possano decidere di eseguire l’esempio inglese e prendere in mano il proprio destino. Cosa provocherà il Ceta? per i sostenitori farà aumentare il Pil (non si capisce come) per i contrari causerà la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro oltre a non cautelare la salute dei cittadini e l’ambiente. Darà più potere alle multinazionali che stanno intervenendo direttamente nella stesura del rapporto. Gli eurodeputati, tanto per chiarire il livello di democrazia del Ceta, non possono accedere agli atti, e quando sarà presentato in parlamento non sarà possibile proporre emendamenti. Sarà difficile che tutti i parlamenti del 27 Paesi membri della Ue ratifichino il Ceta, e questo è l’unico fatto positivo dell’intera vicenda, perché basta che un solo membro sia contrario, che l’accordo salta.

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