L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 giugno 2017

Ceta - si distrugge la produzione italiana di grano duro. Questo accordo è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy

Coldiretti: “Accordo Ceta: a chi conviene?”

Data: 1 giugno 2017 17:06

"L’accordo tra UE e Canada mette a rischio la distintività del made in Italy"

Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana

FIRENZE. “Ogni moneta ha il suo rovescio” è il commento di Coldiretti Toscana sull’accordo Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), firmato tra l'Unione europea e il Canada nell'ottobre 2016 che nelle prossime settimane sarà all'esame anche del Parlamento italiano.

Marcelli, presidente regionale parla ancora più chiaro “Questo accordo è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza, delle ricadute sanitarie e ambientali, oltre che occupazionali”.

Il 2016 ha segnato un record storico nelle esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy – trend confermato anche nei primi mesi del 2017- che hanno raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 38,4 miliardi di euro, grazie a una crescita del 4 per cento. A trainare le exportazioni, verso l’Europa ed i Paesi extra UE, in particolar modo Nord America, i prodotti a denominazione d’origine, che per la Toscana significa in primis vino ed olio. Ed adesso questo nuovo accordo che consente alle più prestigiose indicazioni geografiche Made in Italy di accedere con il proprio nome al mercato canadese ma dovranno "coesistere" sullo scaffale con le loro imitazioni di bassa e scadente qualità! Il consumatore continua a non avere vita facile a vantaggio delle lobby industriali che traggono la propria forza dalla mancanza di trasparenza.

“Sebbene l’accordo autorizzi l’accesso al mercato canadese di 171 prodotti ad indicazione geografica dell’UE tra cui figurano 41 nomi italiani (rispetto alle 289 denominazioni Made in Italy registrate), queste dovranno coesistere con i marchi canadesi registrati. Ad esempio, il nostro Prosciutto Toscano – continua Tulio Marcelli - potrà entrare nel mercato canadese con il suo nome ma sarà venduto assieme ai prodotti d’imitazione canadese. Come del resto il vino Chianti made in Italy che dovrà stare fianco a fianco al Chianti Made in Canada”. L’accordo mette a rischio anche le scelte UE ed italiane su OGM e, indirettamente, carne ormonizzata.

“Non siamo contrari ai trattati, ma occorre che in questi sia riservata alle produzioni agroalimentari una particolare attenzione che ne tuteli la distintività – dice Antonio De Concilio direttore regionale di Coldiretti Toscana - e possa garantirne la salubrità, la protezione dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori. Il Ceta non elimina l’ambiguità in cui versano le indicazioni geografiche italiane - precisa De Cocilio – al contrario interviene a vantaggio delle lobby industriali su una situazione caratterizzata dal 90% per cento dei formaggi di tipo italiano consumati in Canada di produzione locale. Poi ci preoccupa in modo particolare la situazione del grano perché il Canada è il principale esportatore di grano in Italia. Con il Ceta – conclude De Concilio – si uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada, dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Sono questi i motivi che ci hanno imposto di avviare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei decisori, a cominciare da tutti i parlamentari, che sono chiamati ad esaminare ed a decidere sulla definitiva approvazione del trattato”.

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