Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 17 giugno 2017

Claudio Messora intervista Marco Guzzi

Siamo entrati in un nuovo Neolitico – Marco Guzzi

Pubblicato 16 giugno 2017 - 16.21 - Da Claudio Messora

Claudio Messora intervista Marco Guzzi, poeta, filosofo e fondatore del movimento “Darsi Pace”, laboratorio di nuova umanità.



Marco Guzzi, poeta, filosofo e fondatore del movimento “Darsi pace”, un laboratorio di nuova umanità. È un piacere ospitarti su Byoblu.com.

Anche per me, guarda Claudio, perché io sono un tuo assiduo visitatore e trovo sempre spunti di novità, di cultura alternativa, ma fondata. Quindi mi trovo proprio a mio agio.

Parliamo di questa crisi. Si può affrontare solo dal punto di vista dei numeri?

La crisi è antropologica, quindi molto più profonda, molto più radicale. Ma è anche una grande crisi di crescita. Io sono positivo. È una grande crisi, ma non è più grande di noi: è alla nostra portata. Dobbiamo renderci conto della sua radicalità e prenderla di petto. È una crisi di crescita, è una crisi sostanzialmente evolutiva, e noi non siamo ancora in grado di interpretare questa direzione evolutiva e facilitarla. E questo la aggrava. Questa è la cosa più pericolosa.: non tanto che la crisi sia antropologica, cioè è una crisi paragonabile a quella del Neolitico, perché sta cambiando un’antropologia, cioè un modo di essere uomini…

In che senso è paragonabile a quella del Neolitico?

La crisi antropologica del Neolitico è il momento in cui (grossomodo dall’8.000 al 5.000 a.c.) l’umanità si dà una forma che è poi quella che – con moltissime evoluzioni – arriva fino a noi. Inizia l’agricoltura, gli uomini cominciano quindi a stabilizzarsi in un luogo, a costruire le città e sorge la civiltà che poi – con enormi mutazioni – arriva fino a noi. Noi siamo in una fase di trasformazione ancora più grande per l’essere umano. Questo vuol dire – in termini semplici – che tutto un modo di “essere umani”, come il diritto, l’economia, la filosofia, la democrazia, la politica, i rapporti sessuali, i rapporti familiari… cioè tutte le forme antropologiche (le istituzioni antropologiche sono le forme in cui l’umanità organizza la sua vita), ecco: tutte queste forme sono in travaglio. Perché quelle che appartengono alla modalità che sta finendo tracollano. Ecco perché c’è una crisi generale. Tutto è in crisi perché le forme storiche – le forme storiche del matrimonio, le forme storiche della democrazia, le forme storiche dell’Università, le forme storiche delle religioni – è come se si stessero esaurendo. Non ci soddisfano più. Per cui noi non sappiamo che fare. Siamo in una fase caotica, che è una fase, però di transizione. Se noi riuscissimo a capire un po’ meglio quale figura di uomo, cioè quale modalità di Marco Guzzi o di Claudio si sta consumando e quale modalità nuova di essere Marco Guzzi o Claudio od ognuno dei nostri ascoltatori sta emergendo, riusciremmo a vivere questo passaggio per quello che è: un enorme momento di crescita.

Mi viene in mente la fase decadente dell’Impero Romano. Ci vollero centinaia di anni, ci volle un’epoca di barbarie per far rifiorire un nuovo Rinascimento. Oggi forse, con tutta questa tecnologia, con la rete, potremmo metterci di meno?

Questo dipende da noi! Facciamo un discorso molto semplice: metti conto che ognuno di noi viva una crisi esistenziale. Quando abbiamo una crisi esistenziale, possiamo reagire in due modi diversi. Il primo modo è: negare la crisi, fare finta che la crisi non ci sia, insistere, non capire che certe modalità della nostra vita non funzionano più. Se noi facciamo così, cioè resistiamo, fingiamo, neghiamo, la crisi diventa molto lunga e molto dolorosa. Se invece iniziamo a interrogarci e ci chiediamo: “Ma forse c’è qualche cosa nella nostra vita che posso correggere! Forse c’è qualche cosa nel modo di fare, nei miei affetti, nel modo in cui lavoro che non è giusto, che non va più bene, che posso incominciare a correggere”. Se noi assumiamo un atteggiamento di questo tipo, direi di cura, allora la crisi solitamente è meno penosa e anche meno lunga.

La stessa cosa vale per la nostra civiltà. Il problema, caro Claudio, è che questa civiltà non vuole capire. E non è mica una cosa che nasce ieri. Tutto il XX° Secolo è catastrofico dal punto di vista della vecchia umanità. Un certo tipo di “essere uomo” vive lungo il XX° Secolo catastrofi mondiali: due guerre mondiali, campi di concentramento, totalitarismi. C’è una fase di distruzione mostruosa. Eppure non abbiamo ancora ben capito, non vogliamo capire e. E questo neoliberismo degli ultimi trent’anni – a mio parere – è la forma estrema di resistenza al cambiamento. Cioè, il vecchio io, l’uomo morente, quello che non funziona più, che io amo chiamare “Egoico bellico”, cioè un’umanità che si rafforza nel contrapporsi, contrapporsi all’altro, contrapporsi alla natura, ecco: questa forma tracolla, ma resiste. Il neoliberismo è una forma estrema di egotismo, di egocentrismo, di individualismo egoistico, cieco e suicidario che non vuole capire la lezione. E quindi le catastrofi, come dici tu, non sono rappresentative solo del nostro passato, ma sembrano purtroppo prefigurare anche il futuro.

E la politica in questo quadro, come ti sembra che interpreti questo cambiamento?

La politica vigente – come tu descrivi continuamente – è la politica neoliberista. Quindi le classi dominanti occidentali, oggi, sono i portavoce dell’io morente. Sono i portavoce di questa forma di umanità che è già morta, è già esaurita, ma che persiste a dominare sul mondo in una forma vampiristica o zombistica. È come un mondo di morti viventi che fingono di essere vivi, ma sono zombie, sono morti e vogliono che tutti siano come loro. Perché gli zombie, come i vampiri, vogliono che tu diventi come loro. Una metafora un po’ forte…

Questa metafora era alla base anche del primo film di zombi: “La notte dei morti viventi“, diretto da George Romero, alla fine degli anni sessanta, che metteva in scena proprio questa critica della società. Tant’è vero che lo zombi lo uccidi annientando il cervello, perché è nel cervello che si annida quella forma di massificazione, di non-pensiero, che non può morire se non esiste ma, appunto, era questo il paradosso, la metafora.

D’altra parte “The Walking Dead”, il serial che sta avendo successo mondiale in questi anni (la storia – appunto – di un manipolo di umani che sono sopravvissuti a questa epidemia di zombi), simbolicamente molto significativo, ci racconta proprio la disperata volontà di questo gruppo di uomini di rimanere umani in un mondo di zombi. Ed è per questo che ha tanto successo, perché spesso le serie americane – in modo non sempre consapevole – riescono a parlare in modo diretto, ma anche mitico dei drammi dell’umanità contemporanea. Perciò hanno uno straordinario successo. “Breaking Bad”, “The Walking Dead”, insomma quelle… Ma anche “House of Cards”. Cioè… ci parlano come pochi, oggi, di questo tempo finale. Quel tempo che si viene a collocare dopo la fine della storia in cui siamo come congelati. Un po’ anche “Matrix” ci ha raccontato questo. Siamo bloccati e congelati, per cui i politici attuali – quelli che oggi dominano i paesi occidentali – sono i funzionari di questa resistenza al cambiamento e adoperano tutti i loro strumenti, specialmente le armi di distrazione di massa: cioè ci distraggono, ci distolgono, ci occupano per mesi interi a discutere di una legge elettorale in Italia che ha il valore del due di picche, …capisci!? Nel contesto terminale in cui sta vivendo il pianeta, con fenomeni come quello migratorio che si sta scatenando e che nell’arco di pochi anni diventerà una cosa incredibile! I demografi ci dicono che nell’arco di 15/20 anni solo la Nigeria avrà 500 milioni di abitanti, cioè supererà l’intera area europea! Capisci? Questo è il paesaggio prossimo futuro e questi deficienti – questa vergognosa unione europea gestita da queste persone inverosimili -, si occupano di quisquilie! Ma non è un caso: è appunto una strategia di distrazione, perché se ci dovessimo occupare dei veri problemi l’intero assetto che loro dominano dovrebbe essere messo in discussione.

E adesso l’ultimo tema è quello della strategia vaccinale, che per alcuni è correlato a questo fenomeno delle migrazioni di massa.

Io su questo non ho competenza! È chiaro che, da profano, non posso pensare che le vaccinazioni come tali siano un male, perché le vaccinazioni nella storia – a partire dall’antivaiolosa – ci hanno liberato da alcune patologie. Che poi da qua ci sia una degenerazione, un pericolo, un eccesso per cui dobbiamo obbligatoriamente farne 12, su questo anche io ho qualche dubbio. Quindi io credo che in questo campo ci voglia razionalità ed equilibrio.

Ma anche questo si può inserire nel processo di meccanicizzazione tecnologica della società, dove l’unico criterio che si adotta è la quantificazione di pulegge e ruote, ingranaggi che girano, per cui più la catena di produzione si sveltisce, e più produce, e più la soluzione è servita, prestampata su un terminale. Tutto è algoritmo, il fattore umano è diventato un inquinante. Cioè è tutta una questione di numeri, di leve, di giochi di forza e di potere, di catene di montaggio.

Esatto! Cioè, è chiaro che la “figura di umanità morente”, che io chiamo “egoico bellica” ma che si può chiamare anche neoliberista, materialistica, nichilistica, questa forma di umanità vuole sostanzialmente eliminare l’io umano come principio libero e spirituale. Quindi vuole trasformare l’essere umano in qualche cosa di meccanico, di non spirituale, di non libero, essenzialmente, di condizionato e determinato al punto da potersi inserire dentro un sistema nel quale tu sei solo una rotellina sostituibile, come diceva Heidegger. L’essere sta diventando: “Sostituibilità”. Tutto dev’essere sostituibile. E questa è proprio la natura antitetica dell’io. L’io, nel suo mistero è proprio insostituibile. Ognuno di noi è se stesso: un mistero insostituibile. Loro vogliono, invece che tutto venga sostituito.

E da qua, per esempio, la svalutazione crescente del mondo del lavoro, delle professioni. Perché le professioni connotano qualche qualità umana che non è sostituibile. Invece tutto deve essere sostituibile, tutto deve essere disanimato, tutto deve essere calcolabile, tutto deve essere contabile, tutto deve essere ridotto a numero e quindi tutto deve essere ridotto a una economia matematica, meccanica che viene fatta passare come legge naturale, come se fosse una legge della natura. Mentre sappiamo – almeno da 150 anni – che non esiste alcuna economia come scienza esatta, ma esiste sempre un’economia che è l’organizzazione di interessi molto precisi. E qui è il punto. È questo che non si vuole mostrare. È questo l’indicibile! E qui ci stanno degli interessi precisi di élite oligarchiche precise che dominano il mondo a livello finanziario.

Ma questo oggi ce lo dice Habermas, cioè ce lo dicono pensatori moderati. Quest’idea del complottismo è veramente ridicola e denuncia una grande ignoranza. Perché allora è complottista anche il Papa, è complottista Habermas, è complottista Rifkin, cioè sono complottisti praticamente tutti quelli che ancora pensano. Ci sarebbe da chiedere, se questi sono complottisti, gli altri chi sono? Sono quelli che i complotti li fanno davvero! Perché questo è il problema: c’è una vasta area di collaborazionismo oggi! Perciò ci vuole una rivoluzione culturale inedita, che è la rivoluzione della una nuova umanità. Cioè, quella che sta nascendo in questa crisi, perché sta nascendo una nuova umanità. Un’umanità più relazionale, un’umanità che non si può meccanicizzare, che scopre i livelli più profondi di libertà interiore e li vuole manifestare socialmente. Quindi c’è, perciò io ho iniziato parlando della speranza, della crisi di crescita. Noi ci dobbiamo polarizzare in quella direzione per avere la forza positiva di confutare radicalmente questo sistema di mondo.

Tornando alla metafora di “The Walking Dead”, c’è un aspetto che però va sottolineato. Se uno ha seguito tutte le stagioni, sa che all’inizio il canovaccio era basato sulla lotta del gruppo di sopravvissuti contro gli zombi. Tuttavia, a mano a mano che le stagioni si susseguono, gli zombi vanno un po’ sullo sfondo, mentre invece si accentua la lotta di potere fra i gruppi di sopravvissuti rimasti. C’è un’analogia con i gruppi che oggi cercano di ribellarsi a questo disegno, a questa élite del potere organizzato, che però sono disarticolati e in alcuni casi quasi non riescono a parlarsi, a volte addirittura si combattono tra di loro. Questa caratteristica umana a costruire nemici anche fra coloro che invece dovrebbero essere alleati come si può risolvere?

Questa è la forza del sistema (per ora, perché non durerà a tempo indeterminato): consiste proprio in quello che hai descritto. Cioè l’uomo nascente, la nuova umanità, ancora non trova dei fuochi di aggregazione, per cui è disseminata e molto controversa e confusa. Quindi dobbiamo trovare dei minimi comuni denominatori, cioè dei punti su cui persone molto diverse, che hanno anche formazioni diverse, potranno convergere in questa dinamica rivoluzionaria. E io credo che i punti poi siano pochi, quelli necessari per creare poi un’aggregazione.

Il primo è quello che abbiamo detto: la consapevolezza che qui non è in crisi il neoliberismo, ma il neoliberismo è l’espressione conclusiva di una forma di umanità ben più vasta che è arrivata al capolinea. E su questo – ripeto – Rifkin può andare d’accordo col Papa. C’è un accordo tra una visione laica e una visione di chi pratica il buddismo, lo yoga, le medicine alternative e via dicendo: tutti concordano sul fatto che è un’intera figura di umanità che non funziona più. Quella che tu dicevi: meccanizzata, disanimata, irrelata, che distrugge il pianeta, che distrugge sé stessa ecc… Questo è un primo punto fondamentale.

Il secondo punto su cui possiamo concordare tutti è che questo passaggio non può essere soltanto estrinseco, cioè “cambiamo le strutture del mondo”, come sono state le rivoluzioni moderne: “assaltiamo la Bastiglia”, “prendiamo il Palazzo d’Inverno”, “facciamo l’insurrezione mazziniana”… No! Questo è oggi impossibile. Dobbiamo organizzare un movimento di trasformazione che parta sempre anche dal profondo di sé. Cioè, il Palazzo d’Inverno ce l’ho anche dentro di me. La modalità “Egoico bellica” – come dicevi tu – c’è anche nei gruppi alternativi ed è fortissima! La modalità bellica di pensare la trovi anche in tanti pacifisti. Dobbiamo collaborare ad un processo che certo sarà secolare, Claudio: sarà secolare! Però ce lo possiamo godere anche oggi. Dobbiamo immaginare un movimento che sia al contempo interiore, diciamo spirituale in senso assolutamente transconfessionale, e politico-storico. Insieme, su questi due grandi fuochi, io credo che potremo organizzare un’aggregazione finalmente in grado di avere una rappresentanza politica e finalmente mettere seriamente in crisi il sistema, altrimenti rimaniamo nell’ambito dell’idealismo, della testimonianza, anche bella ma di nicchia, e non potremo aspirare a quello che invece dobbiamo aspirare: cioè a trasformare le strutture.

Quindi tu non pensi semplicemente ad un movimento culturale, ma a un vero e proprio movimento politico?

Assolutamente! Infatti nel mio ultimo libro ”Fede e rivoluzione” (ndr: qui su Amazon), l’ultima parte si chiama “La grande riforma”. La grande riforma implica una riforma spirituale. Dobbiamo cioè aiutarci a far uscire l’umanità dalla modalità bellica, che non è naturale. Ecco perché io ho creato dei gruppi di liberazione interiore, con un percorso che dura sette anni. Perché sennò sono chiacchiere. E di chiacchiere, negli ultimi duecento anni, ne abbiamo sentite tante! Dall’Illuminismo in poi c’è questa idea che l’uomo, di punto in bianco, diventi santo, diventi generoso, diventi altruista, ma sono tutte balle! Poi abbiamo prodotto il terrore di Robespierre, abbiamo prodotto le devastazioni del comunismo nel XX° secolo in nome della pace e della giustizia e della libertà. Dovrebbe essere finito questo tempo, cioè trasformarci è un lavoro quotidiano.

Ma questo deve poi divenire un movimento storico, culturale e quindi politico. Politico nel senso grande e in un senso nuovo. Dovremmo creare aggregazioni, anche delle forme di attestazione non-violenta, totalmente post-novecentesca, post-ideologica, direi ridente, sorridente e determinata, che abbia la forza della novità, la forza della vita crescente. Capisci che è travolgente la vita che cresce? Se ne strafotte del passato, non ha nemmeno più bisogno di confutarlo, si manifesta nella sua novità. La novità è travolgente. Questo è quello che io sento e che i grandi poeti – ai quali mi rifaccio – profetizzano da almeno duecento anni. Perché questa è una storia – ripeto – antica, è una storia antica che sta vivendo una fase nuova. Ma non è una cosa che nasce adesso. L’idea della nuova umanità non nasce adesso: ha perlomeno duemila anni in occidente. E tutta la modernità – a partire del XV°/XVI° secolo – si è proposta come una nuova umanità. Noi siamo in una fase nuova di questo lungo processo e anche questo lo dobbiamo capire, perché altrimenti poi facciamo la new age, che è un fenomeno di costume, si sbriciola.

Io mi sono fatto l’idea seguente. Posto che con l’avvento dei grandi mezzi di comunicazione di massa – televisioni, news organisation – abbiamo assistito al crearsi di una struttura piramidale di potere/controllo che unifica e omogeneizza tutto, macinando in una specie di tritacarne ogni pensiero diverso per unificarlo e massificarlo, bisogna saltare piè pari i canali tradizionali del dibattito pubblico. Perché il dibattito pubblico è condizionato, è nelle mani di pochi. Io penso a quelle figure che sono in RAI da decenni e tutte le sere hanno programmi che nessuno mai osa scalzare o sostituire, e non è pensabile che per 30/40 anni le stesse persone, le stesse facce dominino gli show, i dibattiti, il pensiero. Questi sono come delle roccaforti che controllano l’opinione pubblica e se uno pensa di voler dialogare con loro ha già perso. Secondo me, quindi, bisogna ignorare completamente questo sistema per creare un sistema di opinione pubblica di dibattito parallelo che – a questo punto – non si confronti neanche più con il cosiddetto “mainstream”, cioè con un sistema marcio, corrotto che, bene che vada, ti rende uguale a lui. Quindi io sono per la creazione di un circuito parallelo fatto di tantissime persone finalmente diverse da quei dieci o venti che sono sulla scena da decenni e che sono lì a presidiare precisi angoli di potere. Un circuito fatto di tantissime persone, per esempio come te e tanti altri che hanno cose da dire che sono completamente diverse da quelle che sentiamo tutti i giorni e da cui siamo bombardati. La soluzione non può che passare dalla creazione di un tessuto non soltanto intellettuale, filosofico, poetico, artistico, ma anche strutturale in senso economico, in senso aziendale, in senso professionale. Il tessuto di una nuova umanità… Ecco, tu parli dell’ “Insurrezione della nuova umanità”. Secondo te si può pensare – oggi – di bypassare completamente il circuito mass-mediatico e farsi il proprio Paese su misura, raccogliendo tutte le persone che non si riconoscono più in quello che costantemente i media martellano tutti i giorni?

Beh! Dici una cosa molto giusta e molto importante. Descrivi la struttura di un sistema totalitario. Il sistema totalitario (quello che prima abbiamo definito “l’uomo morente” nella sua figura attuale neoliberistica, materialistica…) è molto articolato ed è sempre più connesso, più rigido. Io, nel 1985 – per farti un esempio concreto – sono entrato in RAI semplicemente con un dialogo con una capo-struttura che si chiamava Lidia Motta. Una grande capo-struttura che inventò praticamente Radio 3 negli anni cinquanta. Lei, dopo un semplice dialogo con me (io ero un ragazzo di trent’anni assolutamente senza padrini né padroni, perché non ce l’ho mai avuti:, né politici né d’altro tipo), solo per avermi sentito parlare mi ha dato un microfono quotidiano nazionale di due ore al giorno a Radio 2. Ok? Ecco…

Oggi è impensabile!

Oggi non ti darebbero manco un minuto al giorno! Ma manco un secondo! Io stesso non vengo quasi più chiamato, pur essendo una voce storica della radio, perché ho fatto tredici anni nelle maggiori trasmissioni, dialogando con il pubblico di “3131”, la sera per “Sognando il giorno”, mille ore di diretta radiofonica. Sono una voce storica della radio, eppure si tende ad escludermi. Il totalitarismo sta crescendo molto, è sempre più fitto. Negli anni ’80 esisteva ancora, seppure corrotto quanto vuoi, un maggiore pluralismo. Perché il fatto che ci fossero ad esempio la rete democristiana, la rete socialista e la rete comunista-repubblicana, con tre direttori diversi in radiofonia, conferiva uno spazio un pochino più agibile: se tu non andavi bene al direttore di Radio 1, potevi almeno tentare quello di Radio 2 o Radio 3! Poi hanno fatto un unico direttore. Infatti noi in RAI, nel ’93/’94 quando ci fu la famosa riforma dei professori, dicevamo -: “Siamo passati dalla lottizzazione al latifondo”.

Questo per dire che il sistema è veramente totalitario! Cioè l’intreccio tra banche, la finanza, i movimenti tra i partiti politici, le università, le televisioni, le case editrici, i giornali, il mondo dello spettacolo e il mondo dello sport, ovvero quello che si chiama lo “Star system” è rigidissimo. È tutto connesso! E infatti – come dici tu – sono 30/40 anni che poi ci impongono le stesse persone. Che poi tra l’altro non hanno niente da dire! Ed è per questo che ce le impongono. Cioè, dobbiamo vedere tutte le sere “filosofi”, “scrittori” che non hanno quasi mai avuto niente da dire e ti vengono imposti tutti i giorni come gli “Opinion leaders”, come i “Maître à penser”. Questa è la situazione ed è esattamente come la descrivi.

Io, personalmente, ho sempre seguito una strategia molto semplice: mi debbo creare un modo di esistere che non dipenda da loro. Fin da quando a 21 anni fondai una delle prime radio private a Roma che si chiamava “Radio Gamma”, nel 1976, mi sono sempre costruito delle realtà comunicative, culturali che non dipendessero da questo sistema. Perché ho subito capito che quello che io volevo comunicare non era “simpatico”. Però io non ho sviluppato mai una tendenza alternativa o di automarginalità: no! Io debbo esistere nella libertà a prescindere dai poteri. Dopodiché dialoghiamo se serve, come dici tu: “se” serve. Tanto non serve”! Che il più delle volte il sistema non ha nessuna voglia di dialogare con te. Perché il confronto sarebbe talmente bruciante che si sentirebbero annientati. Per cui loro fanno di tutto per non fare vedere certe persone, per non fare leggere certi libri. Fanno di tutto per non parlare di certe questioni, di certi eventi che hanno invece un gran valore e invece ti riempiono la testa delle loro mondezze, dell’immondizia che producono ad ogni livello. Quindi io sono d’accordo con te: “dobbiamo”. Come facciamo? L’ultima espressione è quella telematica. Io – da almeno dieci anni – ho incrementato moltissimo il canale YouTube, quindi la produzione di conferenze e video del nostro pensiero. I gruppi si riuniscono fisicamente, ma poi ci sono siti riservati dove ognuno può seguire il percorso. Io amo parlare di autonomia correlata, nel senso senza – come dire – schifiltosità. Per ora, il mainstream fa di tutto perché tu non esista. Però, sta attento perché se diventeremo, pian pianino, come già sta accadendo, una massa crescente, allora il sistema in qualche modo si dovrà rapportare. Da questo punto di vista c’è anche tutto il fenomeno politico del Movimento 5 Stelle, in Italia, che – come ti ricordi bene – esordì proprio con un rifiuto ad andare ai talk show.

Quella fu l’intuizione principale di Casaleggio che fu formidabile…

… formidabile!

Purtroppo, poi abbandonata!

È stata abbandonata. C’è da dire che lì c’è stata anche l’intelligenza di Grillo che ha utilizzato la televisione in modo indiretto. Perché comunque lui era tutte le sere in televisione: tutti i talk show, dove lui non andava, mandavano però i suoi comizi. Essendo un uomo molto noto dal punto di vista dello star system, è riuscito ad avere una grande presenza televisiva proprio perché non ci andava! Queste sono delle strategie che andranno pensate e ripensate. Certamente, il Movimento 5 Stelle ha capito alcune delle cose che stiamo dicendo. Io spero che faccia ora un nuovo salto di consapevolezza, perché c’è un pericolo di riassorbimento e direi di vanificazione di questo moto insurrezionale che è riuscito comunque ad animare nel popolo italiano.

Quindi “l’insurrezione della nuova umanità”, insomma. Quali sono i prossimi passi? Da dove si passa per insorgere?

Guarda, i passi io li vedo molto semplici e chiari. Poi, chiaramente, i tempi della realizzazione storica di questa insurrezione non sono facilmente prevedibili. Bisogna partire da sé stessi, ma bisogna ripartire tutti i giorni. Cioè non è che parti e poi te lo scordi. L’insurrezione della nuova umanità è il processo quotidiano attraverso il quale io e te – e chi vuole con noi – ci liberiamo di legami interiori, schiavitù, paure, blocchi, terrori, risentimenti, di tutto ciò che impedisce alla nuova umanità, alla sua creatività di esprimersi. Questo è il primo passo sempre da rifare. Dopodiché, questa cosa bisogna viverla in gruppi, non è che la vivi da solo. Bisogna espandersi a cerchi concentrici partendo dai gruppi – potremmo dire – più iniziatici, quelli che lavorano assiduamente su di sé. Bisogna poi che questo diventi un discorso comune, ecco! Dobbiamo far sì che questi concetti elaborino una nuova cultura. Una nuova cultura vuol dire trasmissioni. Io non ho perso la speranza che anche la RAI possa magari sviluppare delle trasmissioni che, invece di farci tutti i giorni una testa così di stupidaggini, tematizzi le cose che stiamo dicendo, le renda popolari. Io, quando facevo il “3131”, ogni giorno andavo in onda alle 10,30 su Radio 2. La radio popolare, non Radio 3. Ho fatto pure Radio 3, ma a me interessava Radio 2, cioè proprio la massa: avevo 800.000 ascoltatori al giorno. 800.000 ascoltatori ogni giorno! Dalle 10,30 alle 12,00. Questo che vuol dire? Vuol dire che il popolo è prontissimo a capire questi discorsi. Non aspetta altro! Per cui dobbiamo creare una cultura e anche dei canali di trasmissione.

Allora, io intanto che aspetto che la RAI “tematizzi” e faccia sue queste iniziative, magari mandando via quelli che hanno una rendita di posizione perché sono lì a presidiare il pensiero unico, mi sto attrezzando per realizzare un circuito televisivo, basato sul web (e chissà magari anche su qualche frequenza), su cui realizzare un dibattito, dare voce ad un’opinione pubblica alternativa a quella del mainstream, dove finalmente questa “nuova umanità” possa liberarsi, dove “l’insurrezione della nuova umanità” possa avviarsi senza che nessuno stia lì a darci il permesso. Intanto tu e Scardovelli avete un appuntamento importante, presto, che vi unisce, vero?

Sì, sì!

Vuoi parlarcene?

L’intervista di Claudio Messora (byoblu) a Mauro Scardovelli: “Fuori dal neoliberismo”, realizzata in crowdfunging (finanziamento popolare).



Certo. Noi l’anno scorso a luglio abbiamo fatto un esperimento. Avevamo avuto due conferenze, prima, a Milano: una in novembre e una in aprile. Facemmo questo primo tentativo a novembre, io e Mauro. Eessendo fuori sede, perché io sono di Roma e lui è ligure, l’abbiamo fatta a Milano. Abbiamo fatto quest’incontro e abbiamo avuto più di 250 persone, con 100 persone che se ne sono dovute andare. Tutto il teatro strapieno. Allora abbiamo detto: “Mah! Qui c’è qualche cosa! Rifacciamolo ad aprile in una sala molto più vasta”. Una sala che aveva più di 400 posti. E si è riempita completamente pure quest’altra sala. Allora abbiamo detto: “Proviamo a rilanciare ancora! Facciamo un’intera settimana a luglio – a Trevi l’anno scorso – in cui tematizziamo tutti gli argomenti su cui abbiamo iniziato la riflessione (all’epoca c’era il problema del referendum costituzionale) in un quadro però di laboratorio interiore”. Non soltanto discorsi politico-economici, ma quei discorsi collegati anche alla mia liberazione. Io in questo sono nietzscheano, cioè la nuova umanità deve essere allegra! Capisci? Con una risata li annienteremo!

Questa l’ho già sentita…

Appunto! Con la potenza vitale, capisci? Non con la rabbia! Non “solo” con la rabbia, perlomeno: la rabbia può servire – eh? -, ogni tanto è anche comprensibile, però non basta la rabbia. Ci vuole l’allegria e l’allegria nasce dal cuore lavorato, dal cuore liberato. Quindi abbiamo fatto questa settimana e sono arrivate 250 persone. Persino gente dalla Thailandia! È venuta apposta. Ed è stato un successo straordinario. Meno male che avevamo preso un posto enorme, perché all’inizio Scardovelli voleva prendere un posto con trenta posti letto. Ho detto: “Guarda che qui non abbiamo idea di quanta gente possa venire!”.

A seguito di questo faremo “Trevi 2”. Dal 24 al 30 di luglio – sempre a Trevi in Umbria – faremo un’intera nuova settimana approfondendo con personalità. Avremo Nino Galloni – per dire, che è anche stato ospite varie volte delle tue conversazioni -, avremo Mauro Ceruti, che è uno dei più grandi epistemologi, filosofi italiani che ha portato il pensiero della complessità di Edgar Morin in Italia. Avremo Diego Fusaro, anche lui spesso ospite di Byoblu. Avremo tante persone e continueremo questo cammino: il laboratorio interiore che però diventa anche una cultura condivisa. Si creano delle aggregazioni anche tra gruppi diversi in vista di un movimento che secondo me dovrà trovare anche un’espressione politica.

E qui non ti nascondo che io ho ancora una forte speranza, specialmente nel Movimento 5 Stelle, oggi, in Italia. Perché mi sembra che questo movimento abbia una freschezza, abbia capito certe cose, specialmente la post-ideologicità della dinamica politica contemporanea. Il fatto che bisogna veramente superare il ‘900 e quindi acquisire una trasversalità che possa raccogliere tutte le energie contestative in una sintesi nuova. Perché altrimenti finirà sempre per vincere Macron, capisci? Di fronte alla Le Pen, vincerà sempre Macron, anche se è chiaramente uno dei più evidenti funzionari di questo sistema. Un banchiere di Rothschild: più chiaro di così! Ormai ci vanno direttamente loro, no? Non hanno più bisogno di mandare delle teste di legno politiche: creano i politici che vengono direttamente dalle loro scuderie!

Come si fa a iscriversi alla vostra kermesse?

Basta andare su alephumanistica, che è il sito di Scardovelli, e lì si trovano tutte le informazioni.

Bene. Ti ringrazio per questa chiacchierata. E credo che la direzione sia quella di lavorare nel senso dell’interdisciplinarità – continuo a ripeterlo ormai da molti video -, cioè basta con specialisti di settore che vedono soltanto il loro ristretto ambito ma che non sono in grado né di parlare con altre figure, e neanche spesso di andare d’accordo tra di loro, con i loro stessi colleghi, e però pretendono di avere la verità in tasca e che questa verità sia esaustiva, omnicomprensiva, mentre ne hanno solo un pezzo! Bisogna cercare di allargare il pensiero, far rinascere il respiro, ampliare la propria visione, dare spazio a persone che vogliono cambiare l’uomo. Poi quanto ci vorrà non importa, perché tanto così non va bene. Così viviamo sospesi in un tessuto necrotizzato ed è necessaria una colonia batterica che lo metabolizzi,. Quindi io mi sento un umile batterio, a tutti gli effetti. E allora chiudiamo così: dal “Batterio Messora” al “Batterio Guzzi”… ricordando anche il tuo libro. “Fede e rivoluzione, un manifesto“, e mi auguro veramente che tu faccia parte sempre più spesso delle persone che intervengono sul blog e danno un po’ di respiro a questo senso di costrizione delle vie respiratorie che un po’ tutti ci attanaglia.

Quando vuoi!

Grazie Marco. A presto.

Grazie a Maria Grande per avere curato la trascrizione integrale dell’intervista

Nessun commento:

Posta un commento