L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 giugno 2017

Energia pulita - mentre gli Stati Uniti fanno le guerre per il petrolio la Cina investe tanti soldi sul solare e sulle altre rinnovabili

ENERGIA PULITA
Centrale solare galleggiante: la più grande è in Cina, a Huainan. E ha appena iniziato a produrre energia

Un'inaugurazione simbolica mentre Donald Trump annunciava il ritiro degli Usa dagli Accordi di Parigi sul contrasto al cambiamento del clima. La centrale nello Anhui costruita su una vecchia miniera allagata

7 giugno 2017 (modifica il 7 giugno 2017 | 14:53)

La centrale solare galleggiante Sungrow Power Supply di Huainan

Quando Donald Trump ha annunciato il ritiro americano dall’Accordo di Parigi sul contrasto al cambiamento climatico, il presidente francese Macron ha osservato: «Così la Cina passa al comando». Ha ragione. I cinesi hanno appena acceso la centrale solare galleggiante più grande del mondo, 800 mila metri quadrati di pannelli e attrezzature a Huainan, nella provincia orientale dell’Anhui. 
Un’altra circostanza simbolica: la centrale solare Sungrow Power è stata costruita sul sito allagato di una vecchia miniera di carbone. Produrrà 40 megawatt, energia sufficiente ad alimentare tra le 15 e le 30 mila abitazioni. Nel 2016 vicino a Londra era entrata in funzione una centrale solare galleggiante da 6 megawatt, considerata allora la più grande del pianeta: ora è stata surclassata da quella cinese. 
La Cina è diventata il primo produttore al mondo di energia solare, con una capacità di 77,42 gigawatt a fine 2016, secondo conti governative. L’energia rinnovabile conta per l’11 per cento dei consumi cinesi, ma Pechino promette di arrivare al 20 per cento entro il 2030.

360 miliardi di investimenti

L’economia cinese però continua a divorare carbone inquinante, anche se il consumo è diminuito costantemente negli ultimi tre anni. Si calcola che se la Cina continuerà a questo ritmo l’obiettivo di raggiungere il picco di emissioni entro il 2030 (sottoscritto a Parigi) sarà centrato con largo anticipo. Pechino si prepara a investire altri 360 miliardi di dollari in energia rinnovabile entro il 2020 e si aspetta di creare 13 milioni di posti di lavoro nel settore.

Un business da non perdere
I cinesi sono nell’Accordo di Parigi non perché sono particolarmente nobili e interessati alla difesa ambientale, ma per ragioni economiche e politiche. La «green economy» è il business di questo secolo e l’inquinamento atmosferico in Cina ha raggiunto livelli atroci, con le polveri ultrasottili (il PM 2,5) che soffoca le città è diventato un problema sociale.

La megacentrale in Tibet

Oltre quello della centrale solare galleggiante dell’Anhui, la Cina ha anche il primato delle centrali solari su terraferma: la più grande del mondo si trova in Tibet, a Longyangxia. Ha un’estensione di circa 27 chilometri quadrati e può generare energia per circa 200 mila abitazioni.

Le carenze della rete

In questo percorso virtuoso ci sono però ostacoli e sprechi. Una considerevole quantità di energia generata da centrali solari ed eoliche in Cina va sprecata per colpa di una carente integrazione con la rete elettrica tradizionale, alimentata a carbone. Molte centrali «verdi» sono state costruite in regioni a bassa densità di abitanti e l’energia si perde nella trasmissione. Si calcola che il 43 per cento dell’energia «pulita» generata nel Gansu non sia stata utilizzata nel 2016; il 38 per cento nello Xinjiang; il 30 per cento nel Jilin.

Il ruolo dell’Italia

L’Italia è uno dei paesi al mondo più avanzati nello sviluppo e nell’implementazione delle «reti intelligenti». Il nostro Paese è il primo in Europa con oltre 32 milioni di contatori di elettricità intelligenti di prima generazione installati fin dai primi anni 2000 e quelli di seconda generazione sono oggi in fase di installazione. Il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto in questi giorni è a Pechino per colloqui sull’energia verde e ha ribadito l’impegno italiano a fianco della Cina in questo sforzo di innovazione.

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