L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 giugno 2017

Francia - Macron è peggio d'Hollande, la politica neo coloniale si accentua con i soldi dell'Onu e degli euroimbecilli

MACRON AUMENTA L’IMPEGNO IN AFRICA CONTRO IL TERRORISMO JIHADISTA


di Francesco Cirillo –
24 giugno 2017

Il presidente francese Emmanuel Macron si appresta a rafforzare il proprio contingente militare nel Sahel con l’obbiettivo di combattere i gruppi terroristici che stanno sconvolgendo il Mali e gli altri paesi del cosiddetto G5 del Sahel (Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad). Il prossimo 2 luglio avverrà il summit del G5 Sahel, che si terrà nella capitale maliana Bamako e a cui prenderà parte Macron. I paesi discuteranno le possibili strategie anti-terrorismo con cui combattere il gruppo dei Sostenitori dell’Islam e dei Musulmani (Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimeen), nuova e pericolosa coalizione jihadista in cui sono confluiti a marzo 2017 Aqmi (al-Qaeda nel Maghreb Islamico), al-Mourabitoune (di Mokhtar Belmokhtar) e i salafiti del Fronte di Liberazione di Macina, i quali hano rivendicato l’attacco del 19 giugno al Campement Kangaba, resort di lusso della capitale maliana frequentato da occidentali. Il bilancio è stato di nove morti: tre civili, due soldati (uno maliano e uno portoghese della EUTMM, la European Union Training Mission Mali) e quattro terroristi.

I piani di Macron.
Il presidente francese si appresta a sbarcare a Bamako con un progetto ben preciso: lo stanziamento di fondi da parte delle Nazioni Unite e di quasi 50 milioni di dollari che verranno dall’Unione Europea per i G5 del Sahel, l’istituzione di un quartier generale in Mali e di una forza militare africana da 10mila uomini. Il piano prevede la regia francese nella regione, storicamente legata alla Francia per il trascorso coloniale. Macron vuole rafforzare l’impegno militare francese nell’Africa subsahariana dove sono attualmente dispiegati quasi 4mila militari sotto l’egida dell’Operazione Barkhane, iniziata nell’agosto del 2016 e guidata dal generale Xavier de Woillemont. Il centro operativo è situato nella capitale del Ciad N’Djamena, con basi operative a Gao (Mali) e Niamey (Niger).
Per aumentare l’impegno anti-terrorismo Macron pensa di potenziare il contingente fino a 5mila uomini con nuovi elicotteri, essenziali per attuare operazioni militari nei confronti dei miliziani jihadisti.
Parigi vuole riprendere il controllo della Françafrique, ritornata nel caos e che l’ultimo anno della presidenza Hollande non è riuscita a riordinare. Macron oltretutto sta progettando di incentivare l’impegno dei paesi africani per operare militarmente contro i miliziani islamici, gli attentati in Francia non faranno arretrare le forze e gli interessi di Parigi dall’Africa francese. Il generale Pierre de Villiers, capo di stato maggiore dell’esercito Francese, ha dichiarato a Le Monde che “le operazioni militari francesi hanno un’operatività che va dai quindici ai vent’anni”.

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