L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 giugno 2017

Giulio Sapelli - Corbyn crede nel sindacato, nello Stato in economia, nella forza degli stati nazionali se operano a fianco del lavoro. E' il movimento degli Stati Identitari che trae linfa e vita dai valori delle tradizioni

RISULTATO ELEZIONI UK/ Sapelli: da Blair a Renzi, le illusioni smontate dal voto

Le elezioni in Gran Bretagna, con il buon risultato di Jeremy Corbyn, trasmettono una lezione importante anche per il resto del mondo. Ce ne parla GIULIO SAPELLI

10 GIUGNO 2017 GIULIO SAPELLI

Jeremy Corbin (Lapresse)

RISULTATO ELEZIONI GRAN BRETAGNA. Viene giù il mondo e tutto va come non si pensava che andasse. Ma tutto ci insegna a tener libera la mente e saldo e forte lo spirito. Le elezioni britanniche hanno sorpreso coloro che non parlano e non ascoltano il popolo degli abissi. Tony Blair raccoglie montagne di denaro per tornare al new labour che aveva incantato tutti, da Massimo D'Alema a Matteo Renzi, i quali non sapevano delle origini australiane del blairismo che nasce con Bob Hawke, il grande capo di quelle trade unions che s'inventò la terza via. Poveretti… e pensavano di essere europei invece che global sregulator. Sappiamo com'è finita, le macerie sono ancora fumanti. Invece Jeremy Corbyn, del quale non condivido il pacifismo e il filo palestiniano suo sguardo, ma il Signore lo benedica, crede nel sindacato, nello Stato in economia, nella forza degli stati nazionali se operano a fianco del lavoro, e ha conquistato i giovani e ha vinto moralmente e politicamente le elezioni. La Brexit non è stata il tema delle elezioni e non ha interessato nessuno. Il Regno Unito è una potenza non europea ma transatlantica, e questo lo sa bene il popolo degli abissi.

Mi viene alla mente un passo profetico dell'ultimo saggio di Giuseppe De Rita "L'Italia avrà un futuro se non sarà moderna". Vale per il mondo! Corbyn è la tradizione, è il vecchio laburismo che risorge, eppure… vince! E falsifica anche le litanie sulle regole elettorali che prevarrebbero sulla storia della formazioni dei sistemi di partito. Il modello Westminster semplificava perché erano forti due e solo due partiti. Oggi che le vibrazioni sociali sgretolano le istituzioni legal-razionali, quelle antropologiche prevalgono e la storia vince quali che siano le regole. 

Questo ci insegnano le elezioni britanniche. E questo ci insegna la storia mondiale anche più terribile, come quella dei rapporti tra le grandi civilizzazioni come quella araba e quella persiana, come sta accadendo con l'emergere dell'Iran come potenza regionale tra l'heartland e il Golfo. Da Corbyn a Teheran la storia ritorna e tutto non sarà più come prima.

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