L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 giugno 2017

Gli euroimbecilli hanno imposto il Sistema mafioso massonico politico, vogliono tutto anche la nostra anima. Ma uno che sia uno che non si vende e la guerra continua

Attali: "A Francia e Ue serviva Macron, dopo di lui torneranno sinistra e destra"

L'economista ed ex consigliere di François Mitterrand: "Hollande è stato troppo criticato, presto i francesi gli riconosceranno il merito di aver fatto molte cose positive"

di PIETRO DEL RE
20 giugno 2017

(lapresse)PARIGI. 

"Con il voto di domenica scorsa i francesi hanno dato una chance a Emmanuel Macron, spetta a lui non sprecare quest'opportunità ", dice Jacques Attali, economista ed ex consigliere di François Mitterrand, che del nuovo presidente della Repubblica è stato lo scopritore e sin dalla prima ora un fervente sostenitore. "Quando era ancora banchiere da Rotschild fui io che lo presentai a Hollande per farlo entrare all'Eliseo".

Riuscirà l'enfant prodige della politica francese a riconciliare un Paese diviso e segnato da un astensionismo così forte?
"E' un presidente giovane e brillante, che dispone di un'ampia maggioranza in un Parlamento ringiovanito e con un'alta percentuale di donne. Il suo quinquennio parte sotto i migliori auspici. E non è detto che coloro che non sono andati a votare siano tutti anti-macroniani".

L'Economist sostiene che Macron potrebbe salvare l'Europa.
"Credo che con lui la Francia potrà ridiventare un attore importante nel contesto europeo. Ma per capire quale sarà il progetto futuro per l'Ue sarà necessario aspettare prima le elezioni tedesche, e poi quelle italiane".

Molti intellettuali francesi da Alain Finkielkraut a Régis Debray a Michel Onfray vedono nel nuovo presidente un prodotto del "capitalismo mondiale".
"La loro è un'ideologia che consiste nel dire "si stava meglio prima". Più che intellettuali li definirei degli "ideologi", perché il loro pensiero è privo di sfumature".

In Francia è davvero giunta l'epoca della transizione, dove non c'è più differenza tra la destra e la sinistra?
"No, credo piuttosto che siamo in un momento storico in cui è necessario fare tutto quello che la sinistra non è riuscita a fare e tutto quello che neanche la destra è riuscita a fare. Serve un'energia di condivisione, com'è già accaduto nel 1945 e nel 1958. Dopo, però, sarà utile ritornare a distinguere la sinistra dalla destra. Credo che ciò che domani le differenzierà si misurerà con l'altruismo e l'egoismo".

Macron sarebbe piaciuto a Mitterrand?
"Non sono un medium, ma posso dirle che adorava circondarsi di giovani di qualità".

Qual è il suo giudizio sul vituperato quinquennio di François Hollande?
"Hollande è stato molto ingiustamente criticato e sono certo che presto i francesi gli riconosceranno il merito di aver fatto molte cose positive. Ha varato leggi fondamentali, quali quella sul matrimonio per tutti, e ha reso l'economia francese più competitiva".

La preoccupa l'idea che Marine Le Pen varcherà volta l'uscio dell'Assemblea nazionale?
"No, è normale per il leader di una corrente politica come la sua. Sarebbe ingiusto il contrario".

Nel suo ultimo libro "Finalmente dopodomani!" lei dice che, pur disponendo dei mezzi sufficienti ad apportare il bene, il mondo è ancora dominato dalle forze del male. A chi si riferisce?
"C'è da sempre una battaglia tra le forze del bene e quelle del male. Quanto accade oggi mi ricorda il 1910, quando avevano sia l'opportunità di fare guerre spaventose sia quella di costruire un XX secolo felice. Quell'anno prendemmo la strada sbagliata e poco dopo finimmo nelle mani di Mussolini, Stalin e Hitler.
Quei mostri sono oggi paragonabili ai paladini del populismo, dell'esclusione e della chiusura agli altri. Dobbiamo fare di tutto per evitare che questi conquistino il potere. Non bisogna essere né pessimisti né ottimisti. Dobbiamo rimboccarci le maniche".

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