L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 24 giugno 2017

Immigrazione di Rimpiazzo - Non è accettabile dobbiamo mandare via chi manda via i nostri figli

I migranti dimenticati

24 giugno 2017  di Redazione in Opinioni


Marco e Gloria, i due fidanzati italiani morti a Londra nel rogo assurdo di un palazzo senza sicurezza sono il simbolo del sacrificio dei giovani italiani costretti all’emigrazione perché – nonostante la laurea e la buona volontà – per loro le porte in Italia restavano chiuse, senza concrete speranze di lavoro e di futuro e nonostante il costo di averli fatti crescere e studiare.

Calano le nascite perché non ci sono nuove famiglie, ma anche perché non c’è sicurezza di vita per crearle e anche i migliori devono fare i conti con la disoccupazione o i contratti di formazione gratuiti, gli apprendistati sottopagati, lo sfruttamento di chi può imporre qualsiasi cosa in un mercato del lavoro a senso unico.

Dove sono i bilanci onesti di un quinquennio di job act, di mille statistiche, di voucher cancellati per motivi demagogici (perché alla fine sette euro e mezzo all’ora sono pochi ma molto meglio del nulla e ora – via i voucher – è restato il nulla)?


Siamo una società di folli dove si manifesta “per il lavoro” e per questo si bloccano i servizi, in cui leggi, sindacati, diritti acquisiti sono intoccabili a vantaggio di chi ha già dei diritti, ma non c’è tutela per quelli – ormai la maggioranza – fuori dal mercato del lavoro e che, restandoci sine die, sono costretti ad emigrare.

Alla fine – e non certo contenti – ai tanti Marco e alle Gloria del nostro paese non resta che scappare, sperando per il meglio: 400.000 giovani italiani solo nell’area di Londra ma quelli in Germania, in USA e Australia sono anche di più.


Non sono molto diversi dai loro nonni obbligati a salpare per le Americhe. Oggi forse ci arrivano in poche ore in economy class o atterrano a Londra con Easyjet, ma alla fine scappano allo stesso modo e sono costretti a farlo perché in Italia risposte concrete non ce n’è.

Dobbiamo iniziare a porci delle domande, per esempio se sia drammaticamente meglio spendere miliardi per accogliere i migranti o per assicurare un prestito d’onore ai neolaureati.

E’ meglio – in termini di paese – aiutare centinaia di migliaia di persone che non parlano l’italiano e che si integrano con estrema difficoltà, che volenti o nolenti creano una infinità di problemi o aiutare finalmente altrettanti giovani che potrebbero rilanciare la nazione?

I conti sono presto fatti: ogni migrante ci costa almeno 1000 euro al mese di solo mantenimento, poi c’è tutto l’indotto dall’assistenza sanitaria alla sicurezza.

Migliaia di nostri giovani neolaureati o neodiplomati non meriterebbero forse un periodo di avvio al lavoro o di prestito d’onore a 1000 euro al mese?


Un arrivo in meno e un italiano aiutato e inserito in più: il conto è pari, visto che solo il 4% dei richiedenti asilo dimostra poi di averne diritto (vedi la tabella più sotto). Non si vuole preconcettualmente buttare a mare nessuno, ma forse è arrivata l’ora di un maggiore equilibrio, filtrando davvero gli arrivi e destinando risorse concrete a chi merita, ma soprattutto investendo nel futuro del nostro paese, ai minimi europei per lo sviluppo.

Quanto “perdiamo” ogni anno per i cervelli che – pur faticosamente formati – se ne vanno all’estero? Senza considerare tutte le problematiche sociali, umane, famigliari, e di mancata innovazione che innescano queste partenze.

E’ un conto drammatico cui non pensa nessuno, tantomeno Palazzo Chigi. Non si tratta di essere o meno “buonisti”, ma mantenere un atteggiamento responsabile e serio davanti al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Sono i numeri che sottolineare il fallimento dell’Italia in questo campo e fanno comprendere lo scetticismo europeo nei nostri confronti.


Per esempio a fronte di centinaia di migliaia di arrivi, in tre anni (dal 1.1.2014 al 31.12.2016) dall’Italia sono stati espulse solo 9.925 persone contro i 35.745 della Francia e i 19.859 della Germania.

Guardate il caso dei nigeriani: arrivati nel solo 2016 in 18.542, sono stati accolti (compresi per arrivi negli anni precedenti) solo 521 domande di asilo e quindi 18.521 di loro (solo del 2016) sono ufficialmente clandestini, più tutti quelli che erano arrivati prima.

Eppure nel 2016 sono stati espulsi solo 120 cittadini nigeriani ovvero lo 0,7% di chi doveva esserlo. E poi ci stupiamo se arrivano a frotte e in Europa non vogliono aiutarci sostenendo che siamo poco seri, oppure che a Torino sia in corso un processo con 44 imputati per la mafia nigeriana che ha preso piede in Piemonte?

Foto: Marina Militare, Frontex e Marco Zacchera

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