L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 giugno 2017

Israele - Essere orgogliosi di non essere sionisti

Israele: non è più consentito essere critici, dice docente
Prof. Halper parla di futuro paese a bordo di Mediterranea

07 GIUGNO, 17:19


TEL AVIV - "Il Sionismo. Un pensiero e un progetto della fine dell'800, che hanno costituito un autentico sogno per milioni di persone senza patria in ogni angolo del mondo. E tuttavia, se tornare in una terra natale, costruire una lingua propria e moderna, cercare di organizzarsi in una nazione civile coincide col dire 'Questa terra è nostra' unilateralmente, senza ascoltare la voce di altra gente, diversa da te, che vive già da sempre in quella terra… questo è un errore". A parlare, a bordo di 'Mediterranea', è Jeff Halper, attivista, voce israeliana dura, radicale, critica verso la politica del suo paese. "Israele è nato senza riconoscere la Palestina, anzi, tentando di negare quel riconoscimento".

'Mediterranea' è l'imbarcazione del "Progetto Mediterranea", la spedizione nautica, culturale e scientifica condotta da Simone Perotti che fa tappa lungo tutte le coste del Mediterraneo, occidentale e orientale. Halper è un antropologo e professore universitario. Simone Perotti, ideatore e co-fondatore del PM, ha incontrato Halper durante il programma culturale di PM a Tel Aviv. "Noi qui ci siamo venuti come colonizzatori, come conquistatori, come delle specie di cosacchi. Il problema dell'autodifesa che ha teorizzato il Sionismo vale per noi, ma vale anche per il palestinesi allora! Sa in quanti vivevano qui? 800.000 persone, non trecento…". "Prima del Sionismo ebrei e palestinesi qui convivevano pacificamente - continua a raccontare il docente all'equipaggio di 'Mediterranea' -. Gli ebrei in Palestina erano circa il 2%.

Dunque occorreva agire con i soldi e con la forza. L'Hidden Problem, cioè la sopraffazione dei palestinesi, ciò di cui non si deve parlare, è stato di fatto una disarabizzazione. Ma si sapeva che questo avrebbe creato dei problemi, e una bella fetta della comunità ebrea che ragionava sul Sionismo, all'inizio del XX secolo, lo diceva chiaro. Basti ricordare Albert Antebi, un siriano preoccupatissimo che questo modo di affermare il Sionismo avrebbe generato una cultura anti-sionista. Queste voci facevano notare che qui c'erano i Palestinesi, che erano gente apprezzabile e con dei diritti. Avevano del tutto ragione".

"Purtroppo - afferma ancora l'attivista israeliano - l'antico testamento è un libro sul genocidio, che autorizza tutti a compiere stragi per giuste cause. Si è creata da allora a oggi una cultura molto dura, i giovani ci crescono, interiorizzano principi inviolabili. L'ala del Sionismo colonizzatore ha vinto e da quel momento c'è stata un'idea unica. In Israele non è consentito essere critici. La 'base morale' del Sionismo non si mette in discussione, non è consentito. Censura, atteggiamento totalitario". Parla con calma, Halper, ma le sue parole schioccano come una frusta. "E la radio pubblica? È stata chiusa poche settimane fa. La riapriranno con giornalisti nuovi. Se escludiamo Haaretz, dobbiamo ammettere che in Israele c'è un controllo politico sui media. I dittatori fanno questo di solito". Alla domanda su quali siano le possibili soluzioni a questa situazione, Halper risponde "Sono tre. La prima è quella ' Nessuna soluzione'. L'80% della gente pensa che Israele è forte, può gestire questo stato di cose. La seconda è quella dei due stati, ma nessuno spinge in questa direzione ormai. La terza è quella di uno stato con dentro due nazioni, israeliana e palestinese, con una costituzione che garantisce i diritti di tutti e l'impossibilità di chiunque di prevaricare l'altro. Uno stato democratico insomma, dove l'apartheid che c'è oggi contro i palestinesi viene proibita. Israele non ha una costituzione.

Fa riflettere questo. Il problema" - prosegue Halper - "di riconoscere gli ebrei come gruppo etnico, i Palestinesi ce l'hanno ancora. Penserebbero subito a una trappola, non darebbero un briciolo di credito a questa ipotesi. In Palestina c'è censura come e più di qui, e la gente ha paura. Infine, non sono concreti. Io mi arrabbio perché non hanno la concretezza di lavorare alle soluzioni. Ecco perché bisogna fare pressione da fuori verso le autorità politiche palestinesi".

Halper pensa che se venissero impedite nuove costruzioni nella West Bank, l'esercito israeliano invaderebbe la Cisgiordania. "Gaza non interessa a Israele, dunque diventerà territorio autonomo. I coloni dal 62% andranno all'85%. Resteranno due o tre piccole enclave di palestinesi come protettorati americani".

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