L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 giugno 2017

Italia prossimo presente - con questa classe politica succube e incapace non ne usciamo fuori

Legge elettorale: tutta una manovra per portare il M5S al governo?

Aggiunto da Redazione il 4 giugno 2017
Matteo Rovatti

Roma, 4 giu – Non esiste probabilmente nell’universo conosciuto qualcosa di più tedioso del surreale dibattito rispetto alla legge elettorale che in queste settimane si è sovrapposto alla canicola che già mette duramente alla prova la resistenza degli italiani. Sarebbe però un grave errore derubricare la vicenda come la solita arma di distrazione di massa con cui la partitocrazia euroserva finge di lavorare per il popolo per giustificare la propria esistenza, perché in realtà la strategia di Renzi e sodali è molto precisa e non va presa sottogamba.

Recentemente, l’Ue in un suo rapporto ufficiale, ha fatto sapere di essere estremamente preoccupata per l’elevato debito pubblico italiano, rapporto che si inserisce in un momento ben preciso della nostra storia. Non è tanto interessante notare come il cosiddetto Rosatellum sia un sistema delirante ed assolutamente irrazionale, perché lo scopo è un altro. C’è da chiedersi perché proprio adesso il Pd abbia voluto imprimere questa volata su una legislatura che sta comunque per finire. Con tutta probabilità, la ragione è da ricercarsi nella gestione dei tempi rispetto alla prossima legge di stabilità. Meglio se dopo le elezioni e meglio ancora facendo gestire la patata bollente a qualche altro movimento politico. Magari proprio il Movimento 5 stelle che i recenti sondaggi danno ancora in testa.

Nelle proprie raccomandazioni la Commissione Europea, pur confermando la manovrina di 3,4 miliardi effettuata dal ministro dell’Economia Padoan, non manca di ricordare come “l’Italia sia soggetta alle regole previste sul debito pubblico e al Patto di Stabilità e Crescita”. Viene quindi ricordato come il rapporto deficit/Pil si chiuderà per quest’anno al 2,1% e come dovrebbe passare al 1,2% nel 2018, onde evitare che il debito pubblico (133% in rapporto al Pil) aumenti ancora. E qua entrano in gioco le proposte formulate dalla tanto amata burocrazia di Bruxelles, ovvero aumentare l’aliquota sulle imposte indirette (Iva) e reintrodurre l’Imu sulla prima casa. È in altre parole prevista per il 2018 una manovra ‘lacrime e sangue’ che deprimerà ulteriormente i consumi. Meglio quindi occuparsi della finanza pubblica dopo aver blindato le elezioni, anticipandole rispetto al prossimo febbraio, e possibilmente trascinandosi appresso gli utili idioti del sistema, ovvero il M5S che si è oramai palesato come una stampella del Pd, per certi versi persino più deleterio vista l’irrazionalità pura e l’incapacità dei suoi militanti e dei suoi rappresentanti eletti di affrontare la realtà al di fuori delle proprie strane ubbie ideologiche, della propria autocommiserazione e della propria paranoia.

La prova che l’insopportabile manfrina sulla legge elettorale serva nei fatti proprio a questo, diventa evidente da una clamorosa assenza, che è quella delle preferenze. Anima della prima repubblica, sono state demonizzate nella seconda in quanto sarebbero state l’anticamera del clientelismo democristiano e socialista (giammai del PCI, che come è noto era un partito di santi ed asceti). Viceversa, sono l’unico strumento sensato per restituire responsabilità personale ai parlamentari eletti, che quindi non si ritroverebbero più, come adesso, ad essere dei semplici schiaccia-bottoni cooptati dalle segreterie per meriti di natura inintelligibile. Ci siamo illusi di liberarci di Cirino Pomicino e ci siamo trovati la Boschi e la Madia. A conti fatti non ci sembra un grandissimo miglioramento, o addirittura si potrebbe vedere la cosa come un netto peggioramento.

In questo senso va letta la strana alleanza di questi giorni, la “triplice intesa” fra Berlusconi, Renzi e Grillo su questa infame legge elettorale. Un puro e semplice inciucio da parte di chi vuole solamente mantenere il potere di nominare i propri paggetti.

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