L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 giugno 2017

L'Energia pulita c'è, eolico offshore e gli investimenti non possono ne devono ricadere sugli utenti ma su uno stato investitore

La politica energetica degli ultimi 20 anni adottata dall’Europa e dall’America di Gore e Obama ci sta distruggendo.

Maurizio Blondet 3 giugno 2017 

Franco Battaglia – Sab, 03/06/2017

Se c’è qualcuno che sta salvando il pianeta, questo è Trump. La politica energetica degli ultimi 20 anni adottata dall’Europa, prima, e dall’America di Gore e Obama poi, lo sta invece distruggendo.

Ha creato povertà nei Paesi ricchi, e reso più poveri quelli poveri. Per darvi contezza del problema e farvelo toccare con mano, v’invito all’esercizio che segue. Se le conservate, prendete le vostre bollette elettriche del 2007 e confrontatene la somma con quella delle bollette elettriche del 2016: scoprirete un aumento di costi del 130%, ingiustificato dall’inflazione. Le conseguenze dell’aumento ricadono sull’economia, posto che qualunque cosa si faccia la facciamo usando in un modo o nell’altro le risorse energetiche. L’assenza di disponibilità d’energia abbondante e a buon mercato ha devastanti conseguenze sul settore produttivo: alcune aziende chiudono, altre delocalizzane ove si risparmia, se non sull’energia, almeno sulla forza lavoro.

La causa degli abnormi costi, dicevo, va cercata nella dissennata politica energetica, che ha voluto promuovere le fonti alternative, che devono essere ancora inventate. In mancanza, sono state promosse quelle farlocche: fotovoltaico ed eolico nella produzione elettrica; e qualunque altra cosa diminuisse le emissioni di CO2. Il nucleare è stato escluso. Il presupposto principe di questa fissazione di voler ridurre le emissioni di CO2 è che questa molecola cibo degli alberi sarebbe responsabile di cambiamenti climatici catastrofici. Cambiamenti che, secondo i nani della Terra quali Obama, Merkel, Hollande (e mi scuso con quelli che non nomino), sarebbero già in atto da diversi decenni.

Per cambiamento climatico deve intendersi l’aumento di temperatura media del pianeta. E nient’altro. Non fatevi idee fasulle. Se domani succede un uragano da qualche parte, contrariamente all’ovvio, non è un cambiamento climatico. Peraltro, se si contano il numero di uragani registrati tra il 1950 e il 2000, sono stati tanti quanti quelli registrati tra il 1900 e il 1950. Bene. Chiarito ciò, vi chiederete come fanno a sbroccolare una temperatura media del pianeta. Fanno così: hanno messo termometri qua e là sparsi nel globo, ne registrano i valori e fanno la media. Non vi dico che questa procedura dà la stessa informazione della media aritmetica eseguita sui numeri di un elenco telefonico, perché v’è un’altra cosa più interessante che voglio dirvi: negli ultimi 100 anni questa media è aumentata di 0.8 gradi. È questo che i nani chiamano cambiamento climatico.

Ma se questo è il dato, esso è la prova che non v’è alcun cambiamento climatico in atto. Il perché è di una semplicità disarmante: la temperatura del pianeta ha una variabilità di 100 gradi, da 50 ai poli a +50 all’equatore. E in uno stesso luogo ha una variabilità di decine di gradi da una stagione ad un’altra. Una variazione di 0.8 gradi in 100 anni significa solo che il clima è straordinariamente stabile! Altro che mutevole. Qualcuno deve averlo fatto osservare a Trump. Questi deve aver pensato qualcosa del tipo sono-pazzi-questi-europei, e siccome il motto della politica di Trump è il-popolo-americano-innanzitutto, il presidente ha pensato bene di rompere il giocattolo dei pazzi. Lunga vita a Trump.

Fonte: IL GIORNALE

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