L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 giugno 2017

L'Utilitarismo cinico e servile di Serra è rivoltante e non tiene in considerazione quel NO al cambiamento costituzionale in cui il popolo italiano ha mandato via il suo caro Renzi, diventato uno zombi che cammina e che ancora oggi ci produce tanti guai, con l'avallo dei sacerdoti dell'informazione che non provano minimamente ad utilizzare lo spirito critico al Sistema mafioso massonico politico che ci vuole mantenere nella melma

L'amaca del 20 giugno 2017

20 giugno 2017
SICCOME Renzi, avendo vinto con largo margine le primarie, è il segretario del Pd, dire «mai con Renzi» equivale a dire «mai con il Pd» che equivale a dire «mai al governo» che equivale a dire «io non mi sporco le mani» che equivale a dire «così posso continuare a sgridare gli altri». Che cosa può fare, dunque, un elettore di centrosinistra senza partito, senza vincoli, senza pregiudizi, che avrebbe l’intenzione di non votare più per Renzi, ma al tempo stesso, se gli è consentito, non vorrebbe disperdere il voto per poi assistere al trionfale (e a questo punto meritato) ritorno della destra a Palazzo Chigi?

È precisamente questa la domanda che si è fatto Giuliano Pisapia; ed è la domanda che non si è fatto Tomaso Montanari, la cui linea (mai con Renzi) ha il grande pregio di essere chiarissima e riposante: nel senso che prelude alla pace eterna della sconfitta. È bene, però, mettere in preventivo l’ipotesi che il suddetto elettore, non volendo dare il voto a Renzi, non si sogni neanche dipinto di darlo a Montanari, e preferisca entrare direttamente nel limbo dei perduti andando a ingrossare l’esercito dei non votanti. Meglio le dimissioni dalla Polis piuttosto che questa infinita riedizione della solita vecchia solfa.

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