L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 giugno 2017

Matteo Renzi lo zombi che cammina è stato azzoppato, ancora una volta, dagli italiani


Il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella sala dei Galeoni durante la conferenza stampa in cui annuncia le sue dimissioni, Roma, 5 dicembre 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
BALLOTTAGGI 2017
Il disastro elettorale di Matteo Renzi
di Redazione
Lunedì 26 giugno 2017 ore 01:00

Una sentenza senza appello. Questa è la sconfitta di Matteo Renzi, della sua gestione del partito e del potere, delle sue sempre più smaccate e incomprensibili giravolte per tornare a tutti i costi a Palazzo Chigi, della sua narrazione del paese, diventata ormai un disco rotto per la maggior parte degli italiani.

Una sconfitta che assume dimensioni storiche per diversi elementi: è stata una vera e propria Caporetto. Roccaforti come Genova e Sesto San Giovanni, considerati fino all’altro giorno imprendibili, sono cadute; città come Lodi, feudo di Lorenzo Guerini, amministrata da 20 anni dal Centrosinistra, sono passate alla Lega e a Forza Italia.

In questo caso, l’astensionismo record ha il colore rosso della sinistra. Era prevedibile. Ma anche questo è un altro elemento forte della sconfitta di Matteo Renzi. Gli elettori del centrodestra sono andati alle urne. Gli astenuti del centrosinistra sembrano non credere più a un’intesa tra questo Pd e le altre formazioni di sinistra, come nel caso di Sesto San Giovanni.

Dopo quattro anni, queste elezioni amministrative, sembrano mettere fine al ciclo politico di Matteo Renzi. Vedremo quali saranno le sue reazioni, le sue prossime mosse. Probabilmente tenterà un’intesa con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale. Se così fosse, vorrebbe dire che il messaggio mandato dagli elettori non è stato recepito. Forse la scelta più saggia sarebbe quella di mettersi da parte come leader del centrosinistra. Quasi sicuramente non lo farà.

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