L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 giugno 2017

Maurizio Blondet - si avvolgono, si contorcono nella melma, gli euroimbecilli franco-tedeschi e il servo dei servi italiano

NEL PANICO, I SERVI STRINGONO LE VITI DELL'”EUROPA”.

Maurizio Blondet 24 giugno 2017

“L’Europa deve prendere il suo destino nelle proprie mani”, sentenziò furiosa contro Donald Angela Merkel un mese fa al vertice di Taormina. Meno di un mese dopo, il suo ministro delle Finanze Schauble ha implorato Donald Trump, anzi l’intera America, di non ritirarsi dal suo ruolo di superpotenza egemone, perché il suo ritiro sarebbe la fine del “nostro ordine mondiale liberale”. Il quale per Schauble è “il migliore esistente per ragioni etiche, politiche ed economiche. E noi vorremmo che continuasse ad essere così”, ha detto. Aveva le lacrime agli occhi? Certo è stata (secondo Bloomberg) “la più forte espressione di preoccupazione fra i dirigenti politici europei” di fronte ad una presidenza Trump che “disimpegna gli Usa dal commercio globale, dal cambiamento climatico e dalla sicurezza”.

“Dubito – ha detto il ministro germanico – che gli Stati Uniti credano davvero che se a Cina e Russia sarà data mano libera nelle rispettive sfere d’influenza, riempiendo il vuoto lasciato dagli Usa, l’ordine globale sarebbe ugualmente sano”. Infine la supplica finale: “E’ certo nello stesso interesse degli Stati Uniti di assicurare la sicurezza e la stabilità economica nei suoi mercati, sia in Europa sia nel mondo…. è la precondizione di base se l’America vuole aumentare le sue esportazioni e tagliare il suo deficit commerciale”.
Schauble implora l’America: resta a guidarci, tu sei l’ordine liberale globale

L’invocazione dell’arcigno contabile va gustata parola per parola: difendici, America! Noi siamo “i tuoi mercati”! Il libero mercato armato è il migliore e il più morale. Il nostro ordine liberale globale è, come vedono tutti, un mare di equità, calma, armonia e stabilità…vorremmo continuare così! Ti abboniamo il deficit commerciale! Non lasciarci in mano a Russia e Cina…!


E pensare che un mese fa la Merkel si era proclamata timoniera, egemone di un’Europa che farà da sé.

Sigmar Gabriel, il suo ministro degli esteri, aveva rincarato: le politiche “miopi” di Donald “danneggiano l’Occidente”, segnalano la “caduta degli Usa come nazione importante”. La FAZ attribuiva prontamente alla Cancelliera un “piano segreto per l’Europa” con “più sfaccettature”. Persino, tenetevi forte, “Merkel vuole spendere più soldi” almeno per la difesa, e forse anche (ma no!) “un governo dell’eurozona economico, in grado di introdurre dei titoli propri»: insomma, il massimo della temerarietà, per la Prima Bottegaia.

Adesso, il contabile Schauble confessa lo sbalordito senso di vertigine di lorsignori lasciati senza ordini. A rendere più patetica (e comica) la supplica, egli l’ha fatta alla American Academy di Berlino, davanti a Lawrence Summers, che è stato segretario al Tesoro di Clinton, e a Henry Kissinger, 94 anni, importanti e un po’ ammuffite personalità del secolo passato.

Come nota giustamente il sito Dedefensa, il panico del duo Merkel-Schauble, se li fa proclamare l’uno il contrario dell’altro in un mese dev’essere reso più acuto dal fatto che da Washington non è venuta assolutamente risposta alcuna. Né dalla proclamazione d’indipendenza di Merkel, condita di insulti (“Non ci si può più fidare” di Trump), né dall’implorazione e dichiarazione di servaggio di Schauble.

Nulla. Trump , sotto attacco quotidiano dal Deep State come agente di Putin, ha ben altro di cui preoccuparsi. Ma anche gli anti-Trump, dai democratici ad Hillary alla Cia al Deep State, non viene alcuna risposta. Evidentemente, nota Dedefensa, “il Congresso si infischia completamente degli europei, dei loro interessi, dei loro umori, e di aiutarli a salvare la faccia della loro pretesa indipendenza di fronte alla loro opinione pubblica”.

Perché gli Usa sono impegnati nella guerra civile, “nave dei folli con sopra una clinica per alienati, condotta da un miliardario che naviga senza bussola” a forza di tweet, “un equipaggio che naviga in funzione del fato assolutamente provato e dimostrato che il capitano è in collegamento-radio con un sottomarino russo”.

Questa assenza di risposta “è una tragedia per questa Europa, questa che è attualmente al potere”. I tedeschi non hanno “autorità, audacia, sovranità” per andare fino in fondo ad una rottura. “Sono davanti a un problema kolossal: il padrone non vuol più saperne del suo schiavo, letteralmente se ne fotte”.

Lo si è visto all’ultimo consiglio UE: tutti a far festa a Macron (“Il nostro campione europeista!”), tutti lo volevano toccare per farsi attaccare la fortuna (“Ha stravinto le elezioni!”), tutti a congratularsi, increduli di averla scampata: il populismo non c’è più, siamo salvi … tutti a confricarsi stretti stretti, nelle conferenze-stampa a chiamarsi per nome (“Come ha giustamente detto Jean-Claude”, “Accordo completo con Angela”, “Grazie Emmanuel”).

Non si creda però che il panico di non aver padrone, lo sgomento di non ricevere ordini, induca costoro a correggersi, ad aprirsi ad alternative, a umanizzarsi. Al contrario: il panico li convince che la loro salvezza sta nello stringere le viti, nell’indurire le ricette già rovinosamente imposte, nel compensare la mancanza di autorità con l’autoritarismo, e con la mostra di unità.

In pochissimo tempo, abbiamo visto una serie notevole di atti dittatoriali compiuti da questi servi spaventati. Riprendo qualche titolo:
UE estende le sanzioni alla Russia per altri 6 mesi

Lo ha annunciato il presidente del Consiglio d’Europa, Donald Tusk: “D’accordo tutti”. L’Ue estenderà le sanzioni economiche contro la Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk”. La decisione è stata presa senza discussione su indicazione “della cancelliera tedesca, Angela Merkel, e del presidente francese, Emmanuel Macron”.

Cinque giorni prima:
La Grecia torna ancora a mani vuote dal vertice europeo

“Come sempre, la Grecia ha applicato alla lettera quel che gli era stato chiesto dai creditori: ennesimo taglio delle pensioni (già quasi dimezzate dal 2009), altre privatizzazioni, altre tasse, un eccedente primario (ossia prima di aver pagato gli interessi sul debito) del 3,5% Pil che dovrà mantenere fino al 2038. Ha fatto tutti i compiti a casa; in cambio le avevano fatto balenare una ristrutturazione del debito. Tsipras non ha ottenuto niente. Come al solito”.

L’abbiamo fatto apposta, ha detto senza ambagi Manfred Weber, il tedesco capo dei partiti conservatori al parlamento europeo, perché “il governo greco ha perso massicciamente la nostra fiducia. Ecco perché non abbiamo alternativa che tenere la Grecia al guinzaglio corto. Se fosse arrivato qui un altro governo …”. Insomma che i greci “scelgano” un governo come lo vogliono loro. Usano la fame per il regime change.


Francia: licenziati troppi giornalisti non allineati.

I nomi diranno (Taddéi, Godin, Polony) poco in Italia: Frédéric Taddéi, anchorman di France Télévision (di Stato), congedato perché teneva talk-shows troppo “aperti” a intellettuali che non si devono invitare (Taddéi ha avuto anni fa uno scontro memorabile con un altro giornalista, Patrick Cohen, il quale sostiene: un giornalista ha diritto a tenere una sua lista nera di invitati). Taddéi è stato congedato, nonostante sia forse il miglior esempio di quel che deve essere un servizio pubblico, aperto alle opinioni alternative”


Due licenziati. Con Macron, un pensiero unico.

La Tribune, il periodico economico più importante di Francia, ha deciso di chiudere la sua sezione di macro-economia e quindi non ha più bisogno di Romaric Godin, che aveva il torto di riferire sulla situazione delle economia europea sotto egemonia tedesca in modo critico e competente, e mostrare gli arbitri di Berlino contro la Grecia.

Infine, Natacha Polony è stata licenziata da Europe 1, per la quale teneva una rassegna stampa seguitissima, ma troppo libera; e dunque esclusa anche da Mediapolis, che animava in tarda mattinata per la stessa tv. . In contemporanea, anche Paris Première, per cui la Polony teneva un talk show di successo, “Polonium – L’emissione des electrons libres”, ha deciso di fare a meno di lei. “Attualmente quindi non ho niente. Cerco lavoro”.

Il giornalista investigativo Hicham Hamza (fondatore del sito Panamza), è stato trascinato in giudizio per avere rivelato che “il Bataclàn era stato venduto” poche settimane prima dell’attentato “dal suo proprietario, partito per Israele: la famiglia Touitou”. Venduto l’11 settembre 2015, il massacro ebbe luogo a novembre. L’accusa contro il giornalista è di avere, con questa notizia, “provocato all’odio contro la nazione giudeo-israeliana” (sic).

Non dite Asse franco-tedesco. Si dice “motore franco-tedesco”

L’asse franco-tedesco appena inaugurato funziona già perfettamente: “Francia e Germania tornano a parlare con una voce unica”, come esulta Repubblica, quindi i media devono avere un pensiero unico. Servi con i forti, e forti con i deboli, hanno lasciato l’Italia di Gentiloni senza risposte sulle ondate di negri che arrivano dall’Africa: si era chiesto che le navi delle ONG di Soros ne sbarcassero almeno qualche carico in altri porti europei. Gentiloni non ha ottenuto niente- come Tsipras – anzi no, mi correggo: Juncker: “Paolo, puoi contare sulla solidarietà europea”. “Grazie, Jean-Claude. “L’Italia è soddisfatta, ci si accontenta delle partite che si svolgono giorno per giorno”, commenta il premier Paolo Gentiloni alla fine del summit con gli altri leader dei Paesi Ue. “In questi due giorni – dice – non si doveva risolvere il problema dei flussi ma affermare una serie di concetti”. Si è associato volentieri alle sanzioni persecutorie contro Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia.


Anzi, per favore – ho sentito personalmente un esponente francese istruire Rai 1 in una trasmissione mattutina – “Voi italiani imparate a non parlare mai di “Asse” franco-tedesco. Asse evoca una cosa del tutto diversa, una parte della storia vostra, che l’Europa ha rifiutato. Non dite “Asse”; dite “Motore” franco-tedesco”.

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