L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 giugno 2017

Moneta Complementare - è il solo corrotto e traditore euroimbecille Pd che NON la vuole mandiamolo via a calci nel sedere. Ricordiamo che le cambiali erano moneta complementare, fiduciaria


Posted: 24 Jun 2017 02:37 AM PDT


E’ noto che – per superare i disastri dell’euro – da qualche tempo Berlusconi propone l’introduzione in Italia di una “moneta parallela”. Idea che sui giornali e nel dibattito pubblico è stata snobbata come una trovata insensata fatta solo per venire un po’ incontro ai “no euro” di centrodestra.

Ma adesso – per quanto sorprenda – a definire e a rilanciare l’idea della “doppia moneta” è la rivista “Micromega” (nell’ultimo numero appena uscito in libreria), cioè proprio l’accademia dell’antiberlusconismo.

A dire la verità la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais rivendica una sorta di primogenitura dell’idea, avendo pubblicato nel 2015 l’eBook “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall’austerità senza spaccare l’euro” con la prefazione e l’avallo di Luciano Gallino che considera questa idea un primo passo dello Stato per riprendersi la sovranità monetaria.

“Il nucleo centrale del progetto di moneta fiscale” si legge sulla rivista “è stato originariamente elaborato da Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi in ‘La soluzione per l’euro. 200 miliardi per rimettere in moto l’economia italiana’ (Hoepli, Milano 2014)”.

L’ambizione di questo progetto è quella di evitare l’uscita dall’euro e da Maastricht (che si ritiene troppo traumatica), rimediando con “l’altra moneta” ai disastri provocati dall’euro e rimettendo in moto l’economia.
Sull’idea della “moneta parallela” – a quanto si legge sulla rivista – potrebbero convenire, oltre a Berlusconi, pure la Lega di Salvini e il M5S di Grillo, “inoltre questo progetto è guardato con interesse dalla Cgil e da Sinistra italiana”.

E’ indubbio tuttavia che è stato Berlusconi a dare a questa proposta una vera valenza politica, prospettandola come possibile terreno di mediazione con i “no euro” della Lega e di Fratelli d’Italia (infatti sulla decisiva questione euro/Unione europea il centrodestra è oggi obiettivamente spaccato).

Potrebbe essere quindi la base programmatica di una nuova unità del centrodestra ed è singolare che l’elaborazione tecnica dell’idea si debba a “Micromega”.

GUERRA SULL’EURO

Va detto che questa rivista ha aperto un meritorio dibattito sull’euro: solitamente sui media è inesistente, come tutti i veri dibattiti di idee.

Nel dossier di “Micromega” si segnala anzitutto un ottimo saggio di Alberto Bagnai. Il professor Bagnai è da tempo uno dei leader intellettuali dei “no euro” e – come economista accademico – ha fornito solide ragioni tecniche alla critica della moneta unica e all’idea di ”uscita” da essa.

A partire dal suo libro “Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazie e benessere in Europa”, uscito cinque anni fa, ho seguito la sua assidua presenza sulla rete, dove mette a disposizioni analisi ed elaborazione di dati continuamente aggiornate.

E devo rilevare che non sono mai riuscito a trovare qualcuno che confutasse le sue tesi con argomenti e dati altrettanto solidi.

Per gli “euristi” – insofferenti alle critiche – l’euro è diventato un dogma di fede, sostenuto ed esaltato in sé come “Bene”, in totale spregio di tutte le smentite fattuali.

L’eventuale uscita dell’euro viene dunque rappresentata in modo apocalittico come un’uscita dal Bene e l’ingresso nel regno del Male e della devastazione universale.

Il saggio che Bagnai ha pubblicato su “Micromega” ha proprio l’obiettivo di smontare queste tesi catastrofiste sull’uscita dall’euro, tipiche di chi non ha seri argomenti.

E Bagnai egregiamente dimostra che l’incubo prospettato dagli euristi con l’uscita dalla moneta unica è esattamente l’incubo in cui di fatto ci troviamo grazie all’euro: disoccupazione giovanile galoppante, de-industrializzazione, aumento del debito pubblico e delle tasse, precarietà del lavoro (residuo) e bassi redditi, dilagare della povertà, crollo del sistema bancario e decrescita economica.

Praticamente l’anticamera del baratro. Insieme alla perdita di sovranità e di democrazia. Peggio di così si muore (e infatti si sta morendo).

In sostanza Bagnai dimostra che l’uscita dall’euro lungi dall’essere una catastrofe, è per l’Italia il modo migliore per sfuggire al baratro che si avvicina sempre di più.

A sostenere le ragioni dell’euro su “Micromega” c’è Pierluigi Ciocca, ma paradossalmente pure lui fa un lungo elenco dei problemi e dei fallimenti che costellano la storia dell’euro. Poi Ciocca muove ai “no euro” tutte le obiezioni a cui però Bagnai ha già risposto.

LA MONETA PARALLELA

Infine c’è l’articolo di Enrico Grazzini, quello cioè che illustra la proposta della “moneta parallela” già formulata da “Micromega” nella pubblicazione di cui ho parlato (di cui Grazzini è un coautore).

Due cose vanno sottolineate nell’articolo di Grazzini. La prima è il giudizio sull’euro sostanzialmente simile a quello di Bagnai. Scrive infatti Grazzini:

“la moneta unica frena lo sviluppo”, “l’euro rappresenta gli interessi della grande finanza e della Germania. L’euro e la Bce, il guardiano della moneta unica, sono nati a Maastricht secondo criteri notoriamente dettati dal governo tedesco, dalla Bundesbank e dalle élite dominanti tedesche che ne hanno disegnato l’architettura a immagine e somiglianza del marco. L’architettura dell’euro è quella del mercantilismo tedesco”.

Grazzini conclude:

“La moneta europea è così diventata la leva principale per imporre l’egemonia tedesca sulle economie più deboli. L’euro è insomma una moneta tutt’altro che neutrale. La moneta unica impone austerità perché: a) impone il pareggio strutturale di bilancio e restrizioni draconiane sui deficit (il famoso 3%) e sui debiti pubblici, e queste limitazioni impediscono di attuare politiche fiscali anticicliche. In tempo di crisi i governi non possono fare gli investimenti pubblici indispensabili per rilanciare l’economia, e anzi devono tagliare la spesa pubblica e i salari. Così la politica dell’eurozona distrugge attivamente il modello sociale europeo che nei decenni passati ha caratterizzato la nostra civiltà; b) la moneta unica europea è fondata sul principio cardine del liberismo: la libera e incontrollata circolazione dei capitali. Così gli Stati vengono annichiliti dal ricatto della grande finanza sui debiti pubblici, debiti denominati in una moneta straniera (l’euro) che gli Stati non controllano più. E la Bce per statuto non può monetizzare i deficit pubblici dei singoli paesi. Così, caso unico al mondo, paesi e i popoli europei sono lasciati completamente indifesi, alla mercé della speculazione finanziaria internazionale; c) i paesi più deboli non possono svalutare. La moneta unica ha infatti eliminato l’uso del tasso di cambio per il riallineamento della competitività dei paesi membri dell’eurozona, approfondendo quindi i divari competitivi”.

Un giudizio durissimo con molti altri capi d’imputazione in “stile Bagnai”.

Significa che anche a “Micromega” sono dei “populisti”, dei nazionalisti “anti-europeisti”? Oppure significa che questo giudizio negativo sull’euro sta ormai prendendo piede dovunque perché è quello vero ed è storicamente dimostrabile?

C’è un secondo aspetto da sottolineare: Grazzini, nel suo articolo, fa un lungo elenco di Stati dove la “moneta parallela” è già stata applicata e ha conseguito efficacemente gli scopi per cui era stata decisa. Dagli Stati Uniti di Lincoln al wir svizzero.

Questa casistica fa capire che non si tratta solo di una teoria accademica, ma di una strada che è già stata sperimentata positivamente.

Del resto, scrive Grazzini, anche “in Francia un gruppo di autorevoli economisti ha recentemente pubblicato su Libération un appello per una moneta fiscale abbastanza simile a quella di cui si discute in Italia”.

Potrebbe funzionare anche in Italia? Forse sì. In ogni caso, se non dovesse funzionare o non dovesse essere applicata, si riproporrebbe il tema dell’uscita tout court dalla moneta unica secondo il Bagnai-pensiero. Oppure potrebbero essere i fatti a metterci davanti all’implosione dell’euro.

Nessun commento:

Posta un commento