L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 17 giugno 2017

Nicola Gratteri - “Se io fossi legislatore andrei all’origine, al motivo per cui i fascicoli stanno dieci anni chiusi in procura e su quali sono i rimedi e perche’ cio’ non avvenga”

Riforma codice penale, Gratteri: “In Italia conviene ancora delinquere”



“Le modifiche normative che riguardano l’ordinamento – ha detto il procuratore di Catanzaro – devono puntare a far funzionare i tribunali e le procure”

“In Parlamento non ci sono maggioranze forti per fare delle modifiche forti. Una volta superato il problema etico e morale, in Italia e’ ancora conveniente delinquere. Fino a quando non ci sara’ questa volonta’ non saranno fatte rivoluzioni copernicane”: è l’opinione del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, a proposito della riforma del processo penale.

“Le modifiche normative che riguardano l’ordinamento devono puntare a far funzionare i tribunali e le procure”, continua il magistrato simbolo della lotta alla ‘Ndrangheta ospite a Passignano sul Trasimeno (Perugia) della manifestazione culturale ‘L’isola del libro’. “Se io fossi legislatore andrei all’origine, al motivo per cui i fascicoli stanno dieci anni chiusi in procura e su quali sono i rimedi e perche’ cio’ non avvenga”, ha spiegato, “tutti i problemi vanno visti sempre a monte, mai a valle. Altrimenti e’ sempre un rattoppare, un rincorrere qualcosa”.

Affermazioni che hanno suscitato la reazione del sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci, anche lui ospite dell’evento, che ha difeso l’operato del governo. “Tutto cio’ che questo parlamento poteva fare lo ha fatto – ha detto – credo che si faccia un passo avanti. Per la prima volta la riforma tocca un tema delicato come le intercettazioni, dove affronta la necessita’ di non indebolire l’attivita’ investigativa e rinunciare al diritto di cronaca”. Gratteri, che ha aperto la manifestazione dedicata alla lettura che avra’ luogo sul lago Trasimeno per tutta l’estate, ha toccato molti temi legati al sistema della giustizia in Italia, compreso quello delle carceri. “In Italia sono soltanto contenitori – ha affermato – dai quali si esce facilmente e che servono poco. Se il detenuto passa ore davanti al televisore l’obiettivo della rieducazione si allontana”.

L’idea, allora, e’ quella di “introdurre il lavoro obbligatorio per i detenuti come terapia necessaria alla sua rieducazione”. Altro tema affronto e’ stato quello della pervasivita’ della mafie, in particolare della ‘Ndrangheta, nelle attivita’ economiche, non solo al sud Italia. “Nessun territorio e’ piu’ immune – ha detto Gratteri – la ‘Ndrangheta e’ presente in tutta Italia, in cinque continenti, laddove c’e’ denaro e potere. E’ interessata anche a latifondi e terreni, che servono per giustificare i soldi che arrivano a fiumi dai traffici illeciti, principalmente quelli di cocaina”. L’attenzione, secondo Bocci, parlamentare umbro, non deve essere abbassata in nessuna regione: “Con il terremoto sono arrivati molti soldi. Non dimentichiamo l’esempio dell’Emilia Romagna, dove le infiltrazioni mafiose si sono intensificate proprio negli anni del sisma”.

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