L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 giugno 2017

Ong - i pennivendoli di regime euroimbecilli fanno finta di non capire che le Organizzazioni non governative sono strumenti in mano alle multinazionali per dirottare la politica degli Stati a loro favore ignorando i bisogni dei popoli

Migranti, Ungheria sfida l'Ue: parlamento approva legge contro ong

Chi riceve aiuti esteri viene classificata come organizzazione al servizio di interessi stranieri

di ANDREA TARQUINI
14 giugno 2017

Il premier ungherese Viktor Orbán (reuters)

BUDAPEST - "Grande preoccupazione" è espressa ovunque, da Berlino come dalla Commissione europea: l'approvazione da parte dello Orszagház, il Parlamento ungherese dominato dal partito di governo del popolare premier Viktor Orbán e dall'ultraderstra d´opposizione (Jobbik) di una legge che inasprisce nello stile della Russia di Putin i controlli sulle organizzazioni non governative che ricevono fondi esteri, rende virale lo sdegno nelle democrazie europee. "L'Ungheria si unisce a paesi come Russia o Cina che considerano atto ostile straniero contro interessi e indipendenza della Nazione gli aiuti esteri a organizzazioni che svolgono aiuto umanitario", hanno detto alte fonti tedesche e di altre paesi europi. Ma Orbán ignora le critiche, va avanti come un treno e replica accusando addirittura la Ue da cui riceve ingenti aiuti indispensabili alla crescita del pil magiaro di "appoggiare il terrorismo con la sua politica tollerante verso le ondate di migranti".

Poco importa se il terrorismo abbia colpito soprattutto paesi critici della linea autocratica di Orbán, dalla Francia alla Germania alla Svezia. È una vera e propria sfida alla Ue (e alla sua decisione di punire con sanzioni i paesi del centroest, Polonia Ungheria e Cèchia, che ricevono aiuti Ue ma rifiutano quote di ripartizione di migranti) il voto passato, di fatto per ordine del partito nazionalconservatore di maggioranza Fidesz e del suo leader Orbán, di introdurre dure nuove regole per le Ong. Quelle che ricevono aiuti esteri devono dichiararli e possono essere classificate come organizzazioni al servizio di interessi stranieri. Insomma una copia in carta carbone delle leggi della Russia di Putin, con la differenza che Mosca non appartiene alla Ue (quindi non ne riceve aiuti) né alla Nato, garante della sicurezza nazionale magiara.

Per molti osservatori è anche un nuovo atto della guerra aperta di Orbán contro il miliardario-filantropo americano di origini ebree ungherese George Soros. "Vogliamo garantire piú trasparenza e proteggere l´Ungheria da influenze e ingerenze straniere", dice il governo quasi evocando concetti di cupa, lontana memoria degli anni Trenta e Quaranta. Secondo le Ong, che di fatto alleggeriscono le emergenze per l'Ungheria essendo particolarmente attive nell'aiuto ai migranti (in maggioranza internati in Ungheria in campi di raccolta che visti dall'alto ricordano la planimetria di Birkenau) oppure respinti dal Muro in filo spinato con lame e sensori vigilato da ingenti reparti di polizia, esercito e guardia di frontiera, e attive anche (le Ong) nell'assistenza alle vaste fasce di popolazione specialmente rom ma non solo che nel paese magiaro vivono sotto la soglia di povertà ufficiale. La legge vuole stigmatizzarle, porle all'indice e mettere il bavaglio ad altre voci indipendenti.

Dopo che Orbán, liberamente eletto nell'aprile 2010 e rieletto 4 anni dopo, ha già messo sotto controllo dell'esecutivo la maggior parte dei media (con l'apposita autorità-grande fratello Nmhh), ha limitato gravemente i poteri della Corte costituzionale e della Banca centrale, e ha posto suoi fedeli in ogni istituzione statale, adesso egli lanca l´offensiva contro Soros, che secondo alcuni osservatori non è priva di odori di corteggiamento del diffuso antisemitismo centro-est europeo. "I gruppi d'interesse stranieri vedono che interessi le Ong possono rappresentare e cercano di trarne vantaggio", ha detto il popolare premier, insultando le Ong legate a Open society, cioè alla organizzazione filantropica di Soros, "una rete dalle sembianze mafiose". La Fidesz, il partito di governo, ha un enorme margine di vantaggio su ogni altro partito in vista delle legislative previste per l´aprile 2018. Su questo sfondo, una delle Ong, la unione ungherese
delle loibertà civiche (Tasz) ha annunciato che non rispetterà le nuove leggi e si rivolgerà alle istanze giudiziarie internazionali, "perché vogliamo continuare ad avere coraggio e possibilità di aiutare i discriminati e gli oppressi".

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