L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 2 giugno 2017

Probabile, possibile, Di Matteo in politica

Nino Di Matteo e i Cinquestelle: “Per me si può fare”. E il Palazzo trema




–R.C.- A Montecitorio si parla di giustizia, di legalità e di mafie davanti alla platea grillina.

Al tavolo dei relatori personalità di assoluto spessore, tra le quali spicca Nino Di Matteo, magistrato simbolo della lotta Cosa Nostra. Ad una domanda di Marco Travaglio, il pm non esclude un suo futuro impegno in politica

“Non voglio rispondere alla domanda che riguarda il mio eventuale impegno in politica, ma non voglio eluderla completamente. E dico che non sono d’accordo con Davigo e Cantone e con chi pensa che l’esperienza di un magistrato non possa essere utile alla politica. Se la politica deve riappropriarsi delle sue prerogative di primo baluardo contro la mafia, non possiamo pensare che in certi casi l’impegno politico non possa rappresentare per il magistrato la linea ideale della prosecuzione del suo impegno in toga. Non mi scandalizza, anzi, l’impegno politico di un magistrato, ma penso che una scelta di questo tipo debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, vale a dire che è incompatibile con la pretesa di tornare poi a fare il giudice”.

Parole pesanti come pietre, che confermano contatti avviati da tempo e che la platea interpreta come un’investitura del magistrato quale ministro della Giustizia nella futura squadra dei governo del MoVimento 5 Stelle, se non addirittura un ruolo ancora più importante, come lascia intendere Luigi Di Maio.

“La disponibilità di Nino Di Matteo è una buona notizia. Siamo contenti della sua disponibilità. Noi non abbiamo ancora individuato il candidato premier, quindi non esiste ancora una squadra di ministri, ma a breve la presenteremo anche perché pare che si vada a votare presto”.

Di Matteo accetta il corteggiamento elogiando il comportamento etico grillino e il codice del movimento

“Un Parlamento che mentre dibatteva sulla decadenza di un membro condannato, si poneva negli stessi giorni il problema di fare norme per non far candidare magistrati” è lo specchio di “un mondo al contrario. Ecco perché, essendo invece necessario richiamare i meccanismi di responsabilità politica, ha costituito una buona cosa l’approvazione del codice del M5S che richiamandosi all’articolo 54 della Costituzione, richiede di “adempiere funzioni pubbliche con disciplina ed onore”.

In pratica, un programma politico, con tracce precise relative ai compiti di un governo e sottolineature sulle carenze emerse in questi anni.

“Nella lotta alla mafia la politica si è tirata indietro addossando alla magistratura il compito di combatterla. Per troppo tempo, fingendo di rispettare la presunzione di innocenza, la politica ha sovrapposto due tipi di responsabilità che sono ontologicamente diverse: la responsabilità penale e quella politica. È – aggiunge Di Matteo – grazie a questo meccanismo perverso che si è creata la santificazione di Andreotti, per cui Cuffaro e Dell’Utri sono stati rieletti ed è per questo che l’onorevole Berlusconi è ancora in grado di ricoprire un ruolo importante nel contesto politico nazionale. Da cittadino, ancora prima che da magistrato, questo mi sembra paradossale”

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