L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 giugno 2017

Sapelli dimentica che è un'alleanza basata su decine e decine di basi militari degli Stati Uniti che occupano, per quanto riguarda la Germania e l'Italia, tutto il loro territorio

FINANZA/ Sapelli: la folle manovra della Merkel ci costerà cara

La polemica tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Usa Donald Trump va ben oltre le idiosincrasie personali. GIULIO SAPELLI ci spiega perché

02 GIUGNO 2017 GIULIO SAPELLI

Angela Merkel (Lapresse)

La polemica tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Usa Donald Trump sta assumendo un carattere strutturale e decisamente divaricante. Accenni in questo senso ve n'erano già stati allorché, un paio d'anni or sono, la Merkel aveva denunciato da Pechino il fatto che a parer suo gli Usa la spiavano limitandone la libertà, ed era così iniziato uno strano svolgersi degli eventi culminati con il diesegate e le roventi accuse di manomissione dei meccanismi anti-pollution installati sulle auto tedesche importate negli Usa. Ricordo che eravamo nel periodo della presidenza Obama e Trump era ancora uno sconosciuto tycoon dalle rudi maniere.

È risibile dunque ridurre il tutto alle personali idiosincrasie. C'è di più e c'è quella singolare trasformazione delle relazioni internazionali dettata dall'appesantirsi della crisi in corso nel mondo intero, che fa sì che per un briciolo di domanda interna in più o in meno, per un grammo di surplus commerciale in più o in meno, si inizino polemiche a non finire. Gli elettorati tedeschi, francesi, italiani e nordamericani sono sempre in subbuglio artatamente l'un contro l'altro armati da un neo-nazionalismo europeo e nordamericano che è la vera cifra dei tempi che viviamo. 

Non si può più usare la formula magica "populista" quando ad alzare la bandiera nazionale è la moderatissima Merkel che non cessa di sottolineare che, polemiche o meno, le fabbriche tedesche occupano in Usa settecentomila lavoratori con l'indotto. Le cifre non bastano più. La Germania manda a dire che bisogna far da soli, che gli Usa non sono più indispensabili all'Europa nel mondo.

È un messaggio devastante che trova sponde in Francia con il neo-nazionalismo del sistema Macron, che, come la Germania del resto, è proteso a un ruolo egemonico europeo (anch'esso in Italia, come dimostrano gli avvenimenti recenti in Telecom). Un messaggio che non a caso non trova consensi in un Regno Unito che cerca con la Cina il suo ruolo nel mondo. Una polemica che rafforza solo il ruolo della Russia che sa che non perderà mai l'alleato tedesco, polemiche o non polemiche, ora che ha fatto della contendibilità del Mediterraneo il suo obiettivo essenziale, come dimostrano le guerre mesopotamiche e quelle balcaniche in arrivo.

Il tutto ha del pazzesco: la Cina muove alla conquista del mondo e le nazioni europee, trascinate come i ciechi di Bruegel, sprofondano in un neo-nazionalismo anti-atlantico, foriero di grandi guai. Trump o non Trump, la stella polare è e sarà l'alleanza con gli Usa. Chi dimentica questo è perduto.

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