L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 giugno 2017

Sigonella - il governo fantoccio, come tutti i precedenti sono succubi degli Stati Uniti

Mediterraneo: non sappiamo cosa fanno gli USA a Sigonella

di Salvo Barbagallo

Dalle tante informazioni che i mass media ci diramano ad ogni istante, apprendiamo tante cose, per esempio quante volte il Donald Trump stringe la mano alla moglie Melania, e cosa deciderà il biondo Presidente degli Stati Uniti sul clima prima ancora che abbia preso la sua decisione. Così, in riferimento al recente “passaggio” siciliano per il G7 di Trump, abbiamo appreso tutto sui vestiti indossati dalla first lady e sulle pietanze del pranzo offerto a Palazzo degli Elefanti dal sindaco di Catania Enzo Bianco, e abbiamo appreso tante e tante altre cose che però, di sicuro, non cambiano la vita a nessuno. Ma non abbiamo appreso nulla su quello che maggiormente “potrebbe” interessare i Siciliani, cioè sulla forte (e crescente) presenza militare degli USA nell’Isola, e nulla sulle “reali” intenzioni dell’utilizzo di questa micidiale macchina bellica insediata ormai stabilmente nel nostro territorio.

Certo, non era argomento da discutere nel corso del G7, l’Occupazione militare da parte degli USA dell’Italia e, soprattutto, della Sicilia. Una occupazione che, fra l’altro, riguarda anche diversi Paesi dell’Europa, sebbene in misura minore, e pertanto non c’è da meravigliarsi se nessuno ha sollevato la “questione Muos” di Niscemi e del suo utilizzo. Si potrà dire che la manifestazione/corteo anti G7 svoltasi a Giardini Naxos aveva lo scopo di porre all’attenzione questo “tipo” di tematica, ma è più che risaputo che questo “tipo” di protesta non porta a nulla, e tenuto nel debito conto il suo svolgimento “temporale e territoriale”, e comunque quando sul G7 le luci erano già spente e i graditi ospiti erano sulla via del ritorno a casa.

Così i mass media ci informano (Giordano Stabile, su La Stampa) che La Russia ha lanciato missili da crociera Kalibr, l’equivalente dei Tomahawk statunitensi, da una fregata e un sottomarino nel Mediterraneo orientale. I missili, quattro, hanno colpito obiettivi dell’Isis nell’area vicino a Palmira, dove forze speciali russe e siriane stanno conducendo un’offensiva contro lo Stato islamico (…). Sappiamo, dunque, cosa fanno i russi, ma nessuna informazione viene data sui droni a stelle e strisce Global Hawks e Predator che decollano continuamente da Sigonella per ignote missioni nell’area del Mediterraneo, e quali obbiettivi colpiscono.

Prima ancora che venisse eletto Presidente, Donald Trump veniva definito una “scarpa scomoda”, a oltre cento giorni da una elezione che (volente o nolente) resterà storica, il rappresentante degli USA nel mondo per molti (moltissimi) oppositori si è rivelato molto più “scomodo” di quanto avessero immaginato, in special modo perché le sue azioni vengono considerate “imprevedibili”. Proviamo a unire il temine “imprevedibileTrump” a “Sigonella”: quale potrà essere il risultato in un immediato futuro? Quale uso si sta già facendo del grande apparato tecnologico statunitense finalizzato a uso bellici, e quale uso se ne farà domani? Interrogativi che, nell’attuale momento, non sfiorano il premier Paolo Gentiloni, né la ministra Roberta Pinotti, troppo indaffarati a prepararsi per il prossimo cambio di guardia alla guida del Paese.

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