L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 20 giugno 2017

Siria - nonostante l'appoggio, ormai conclamato degli Stati Uniti all'Isis questo perde il suo capo

Ancora incerta, ma probabile, la morte del Califfo

19 giugno 2017 


La morte di Abu Bakr al-Baghdadi è stata annunciata la scorsa settimana da Damasco senza che i media occidentali attribuissero alla notizia un particolare risalto. Venerdì Il ministero della Difesa russo ha reso noto che il capo indiscusso dell’organizzazione terroristica potrebbe essere rimasto ucciso insieme ad altri leader del gruppo in un raid delle forze aeree russe, verso la fine del maggio scorso. Il ministero ha fatto sapere che le verifiche sono in corso.

Il comando russo delle truppe nella Repubblica araba siriana aveva ricevuto informazioni di una riunione a Raqqa dei capi del gruppo terroristico nella periferia meridionale della città. Durante la verifica delle informazioni, si è appurato che lo scopo della riunione era progettare l’esfiltrazione da Raqqa attraverso il cosiddetto corridoio sud (lasciato libero dagli USA e dai loro alleati delle Forze Democratiche Siriane per consentire la fuga dei jihadisti), secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa di Mosca.


Un drone aveva effettuato una ricognizione prima del raid, lanciato il 28 maggio 2017 (il 27 secondo il fuso orario italiano) dopo le necessarie conferme ricevute dal velivolo teleguidato a proposito delle coordinare dell’obbiettivo e dell’ora della riunione. Dalle 23.35 alle 23.45 ora italiana velivoli russi Su-35 e Su-34 hanno sganciato ordigni guidati uccidendo i vertici del Consiglio militare dell’Isis, circa 30 comandanti di medio livello e oltre 300 miliziani.

Nel comunicato di Mosca si specifica che tra i terroristi eliminati si trovano anche il cosiddetto emiro di Raqqa, il capo del servizio di sicurezza dell’Isis e un altro signore della guerra che controllava la zona tra Raqqa e al-Sukhna. La nota del ministero della Difesa russo resta cauta dato che al-Baghdadi è stato dato per morto già in altre occasioni.

Mosca ha diffuso le immagini del l’obiettivo prima e dopo l’attacco. Una linea rossa traccia il perimetro degli edifici dove si sarebbe riunito il comando militare dell’Isis. Le foto affiancate riprendono la stessa posizione il 13 maggio e poi il 29 maggio, il giorno dopo il raid.

Il colonnello John Dorian, portavoce della Coalizione anti-Is a guida statunitense, ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono in grado di confermare la notizia della morte di Abu Bakr Al-Baghdadi.

“La certezza della morte ci può essere soltanto in due casi: quando viene mostrata la salma, o in seguito ad un annuncio dell’Isis stesso”, dichiara in un intervista ad Askanews Viktor Baranez, esperto militare della Komsomolskaja Pravda, quotidiano russo vicino al Cremlino.


Ma se è stato annunciato vuol dire che “come minimo il ministero ha 3 fonti coincidenti. Sottolineo: almeno”, continua Baranez. Già in precedenza la Difesa russa aveva precisato di considerare reali dei dati solo in base alla regola del “buon giornalismo” ossia le tre fonti, che in questo caso possono essere di tre tipi, spiega l’esperto: “russe, siriane o di infiltrati”.

Più volte il Califfo era stato dato per spacciato. Nel novembre 2014 fu annunciato da al-Jazeera con fonti irachene che il Califfo era stato ferito e il suo vice Musallam al Turkmani ucciso nel corso di un raid aereo nella notte del 7-8 novembre dalle forze irachene. La notizia non fu però confermata dalle fonti statunitensi. Seguirono altre notizie sul ferimento o la morte di al-Baghdadi.

L’ultima in ordine di tempo è la notizia diramata il 21 aprile 2015 dal settimanale statunitense Newsweek che, citando una fonte ufficiale irachena, ha affermato che il Califfo sarebbe stato gravemente ferito in un’azione di bombardamento delle forze americane il 18 marzo 2015 ad A Baaj, nel Governatorato di Ninive, al confine con la Siria.

Foto: Isis e Sputnik

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