L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 giugno 2017

Siria - nulla è un caso - Mentre Israele riapre il contenzioso con Damasco nei pressi del Golan, parole di fuoco contro Assad arrivano anche dagli USA.

NUOVE MINACCE USA AD ASSAD. ISRAELE INTANTO ATTACCA I SIRIANI NEL GOLAN


(di Giampiero Venturi)
27/06/17 

Terzo giorno di raid delle forze aeree di Tel Aviv nell’area di Quneitra, a ridosso delle alture del Golan. Secondo fonti siriane, gli attacchi condotti avrebbero l’obiettivo di appoggiare l’offensiva ribelle su Al Baath. Per Israele viceversa, gli attacchi aerei sarebbero una risposta a colpi d’artiglieria provenienti dal territorio controllato dai siriani, subito smentiti però da Damasco.

Nei pressi di Quneitra, i ribelli anti Assad si sarebbero federati in un’alleanza formata dagli ex Al Qaeda di HTS (Movimento per la Liberazione del Levante) e sedicenti membri dell’Free Syrian Army. Secondo le dichiarazioni ufficiali, l’obiettivo dei miliziani non sarebbe solo impedire il recupero delle aree intorno al Golan da parte dei siriani, ma addirittura spingere in direzione di Damasco, distante meno di 80 km. Per ora, ogni attacco terrestre sarebbe finito in un disastro, lasciando molti jihadisti sul terreno e la situazione militare in stallo. 

La recrudescenza delle azioni nell’area di Quneitra, città fantasma abbandonata dal 1967 dopo la Guerra dei Sei Giorni, dimostrerebbe l’importanza strategica ancora attuale della regione, ma soprattutto la forte preoccupazione israeliana per l’evoluzione del quadro militare nel sud della Siria. 

L’attacco sul fianco sud ovest servirebbe a compensare i successi dell’esercito siriano in corso nel resto del Paese. Le truppe di Assad sono ad un passo dal controllo definitivo della strada 42 tra Ithriya e Resafa (appena conquistata), chiudendo di fatto in una grande sacca tutti i miliziani ISIS presenti nella Siria centrale.

 

Ancora più importante sarebbe l’avanzata nel Governatorato di Deir Ezzor lungo il confine con l’Iraq. Come abbiamo detto più volte su queste pagine, l’avvicinamento alle postazioni dello Stato Islamico sull’Eufrate rende vana la presenza delle forze USA e dei ribelli intorno al posto di confine di Al Tanf. In queste ore sono in corso i preparativi per l’assalto alla base aerea T2, ultima roccaforte ISIS prima di Abu Kamal e del grande fiume intorno a cui è stato costruito in questi anni lo Stato Islamico.

Mentre Israele riapre il contenzioso con Damasco nei pressi del Golan, parole di fuoco contro Assad arrivano anche dagli USA.

In una dichiarazione ufficiale della Casa Bianca datata 26 giugno, gli Stati Uniti esprimono preoccupazione per il possibile imminente uso di armi chimiche da parte dei siriani.

Secondo quanto ribadito dall’ambasciatrice americana all’ONU Nikki Haley (da sempre personaggio di spicco nel fronte anti Assad), gli States sono pronti a colpire di nuovo la Siria, proprio come fatto il 7 aprile 2017. La responsabilità questa volta sarebbe fatta ricadere non solo su Damasco, ma anche sui suoi alleati Iran e Russia. Non sono stati forniti dettagli o prove dei presunti preparativi. Le informazioni sarebbero giunte da fonti di intelligence vicine ai ribelli…

Fatte salve le considerazioni sull’uso di fantomatiche armi chimiche da parte delle forze regolari siriane (contro chi e soprattutto a quale scopo, rimarrebbe un mistero per tutti), le dichiarazioni USA sono un fulmine a ciel sereno. Non ancora ricucito lo strappo con Mosca dopo l’abbattimento del caccia siriano sui cieli di Resafa, Washington nei giorni scorsi era sembrata più conciliante. Il 25 giugno, il portavoce della Coalizione anti-ISIS colonnello Dillon, aveva lasciato intendere un’apertura alle forze di Assad, dichiarando che ogni attacco contro lo Stato Islamico era da considerarsi benvenuto, anche sul fronte sud di Abu Kamal.

La tensione rimane altissima e la parola resta alle armi.

La partita per occupare gli spazi abbandonati dal morituro Califfato continua. 

(foto: SAA)

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