L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 giugno 2017

Siria - scacco matto agli Stati Uniti/ebrei


Siria, la svolta dei confini

GIU 10, 2017 

È arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì una delle più importanti novità, sia di carattere militare che politico, all’interno del conflitto siriano; infatti, tanto da fonti russe quanto siriane si è appreso del raggiungimento del confine iracheno da parte dei soldati di Damasco grazie ad una mossa a sorpresa che, nel giro di poche ore, ha riportato dopo cinque anni le bandiere della Siria e dell’Iraq nuovamente l’una di fronte all’altra in uno dei valichi posti tra i due paesi. Il punto in cui si è registrato questo episodio non è casuale: si tratta, in particolare, della località di Badwa, ricadente all’interno della zona desertica della provincia di Homs ma soprattutto a pochi chilometri da Al Tanf, ossia il valico di frontiera occupato da mesi da forze islamiste/ribelli addestrate da corpi speciali statunitensi, inglesi e giordani presenti a pochi chilometri dal confine. Si è trattato, di fatto, di un vero e proprio aggiramento di Al Tanf, la cui importanza strategica è ben testimoniata dai recenti bombardamenti avvenuti in questa zona ad opera della coalizione USA contro milizie filo – governative.


Il confine raggiunto in una vera e propria operazione lampo

Già nel primo pomeriggio di venerdì su alcuni canali Twitter collegati al governo di Damasco si è fatto riferimento ad un intervento russo e siriano concentrato lungo la frontiera irachena ma, per l’appunto, la verifica delle informazioni non è stata subito semplice per via della mancanza di conferme ufficiali. La svolta, in tal senso, è arrivata intorno le 19:00 quando, da Mosca, il Ministero della Difesa russo ha ufficialmente annunciato il buon esito dell’operazione: “I soldati dell’esercito siriano hanno raggiunto la frontiera irachena presso Badwa – ha annunciato dalla sede del Ministero il Generale Serghei Rudskoi – La missione ha avuto come obiettivo l’occupazione di una porzione di deserto tra territori controllati dai ribelli ed altri invece presi anni fa dall’ISIS”. Lo stesso “Minoborony” (così viene identificato il Ministero della Difesa russo) ha poi diffuso sul proprio canale YouTube il video della conferenza stampa, convocata di fretta e furia dopo le notizie arrivate direttamente dal campo di battaglia.


Dopo circa un’ora invece, è stata la volta della conferma arrivata direttamente dal Ministero della Difesa Siriano; l’annuncio dell’operazione è stato affidato ad un comunicato di poche righe in cui è stato dato atto del raggiungimento, da parte delle forze di Damasco, della frontiera irachena. Con questa operazione, adesso Siria ed Iraq tornano ad avere una linea di comunicazione terrestre diretta dopo anni in cui, con la presenza del Califfato nel cuore del deserto siriano, di fatto i due paesi si sono ritrovati distanti e separati fisicamente senza la possibilità di collaborare sul piano pratico. Non è un caso che, nel comunicato sopra citato, il Ministero della Difesa siriano parla di ‘ricongiungimento con i fratelli iracheni’, rimarcando l’importanza non solo militare ma anche simbolica e politica della buona riuscita dell’operazione la quale, tra le altre cose, ha colto di sorpresa sia i ribelli sostenuti dagli USA presenti ad Al Tanf che gli stessi miliziani dell’ISIS.

Le possibili conseguenze militari e politiche

A lanciarsi verso la frontiera di Badwa, sono state unità dell’esercito siriano di stanza nella provincia orientale di Homs e non lontane da Palmyra: i soldati, coadiuvati dai russi e con la presenza (non confermata) di reparti speciali di Mosca al seguito, hanno percorso 50 km lungo il deserto aggirando i territori in mano ai ribelli filo USA e giungendo quindi presso il confine iracheno. Il tutto è avvenuto a poche ore dal terzo bombardamento della coalizione guidata da Washington contro obiettivi militari siriani e delle milizie pro Assad, il quale si è verificato non lontano da Al Tanf, la località di confine al centro degli scontri perché occupata da gruppi anti governativi e da truppe di alcuni paesi occidentali; il raid statunitense è stato effettuato per tener fuori proprio da Al Tanf le truppe di Damasco e questo dimostra come, nelle ultime settimane, tutto è ruotato attorno il centro di frontiera sopra citato.

Il perché lo si intuisce non appena si controlla una normale cartina: se i siriani fossero entrati in possesso del valico di Al Tanf, di fatto avrebbero avuto il pieno controllo dell’autostrada Damasco – Baghdad e ciò avrebbe creato un contatto terrestre diretto anche con l’Iran, circostanza questa assolutamente osteggiata in primo luogo dai sauditi. E’ lo spettro della ‘mezzaluna sciita’ ad essersi agitato attorno ad Al Tanf in questi giorni, con le parti chiamate in causa sul campo pronte a contendersi quello che probabilmente era destinato ad essere punto focale di questa delicata fase del conflitto; ma l’operazione odierna ha cambiato tutto: russi e siriani hanno aggirato Al Tanf, arrivando alla frontiera irachena grazie alla conquista di un valico posto poco più a nord e, di fatto, rimasto sguarnito per via della fuga verso Deir Ez Zour dei miliziani dell’ISIS presenti nella zona fino a qualche settimana fa.

Con la conquista di questa parte della frontiera, i vantaggi per il governo siriano sono molteplici: da un punto di vista militare, si è sostanzialmente aperto un piccolo ma significativo corridoio con l’Iraq e quindi vi è la possibilità di una diretta collaborazione tra l’esercito di Damasco e quello di Baghdad; da un lato invece più marcatamente politico, i siriani potranno rivendicare il controllo di una parte della Siria che da anni era fuori dalle orbite governative e questo, anche nell’ottica di futuri accordi diplomatici, non sarà da sottovalutare. Ma c’è anche un aspetto, non meno importante visto il clima di questi mesi, che riguarda direttamente i rapporti tra Russia e Stati Uniti: dopo i raid americani degli ultimi giorni, l’operazione di questo venerdì ha assunto anche l’aspetto di una vera e propria prova di forza in cui Mosca, sul campo, vuol dimostrare di essere capace di tutelare i proprio interessi e quelli degli alleati. Mai come in questo momento, vista la presenza diretta di truppe USA ad Al Tanf, un episodio interno alla guerra siriana è sembrato essere così somigliante ad un vero e proprio braccio di ferro diretto tra russi ed americani.

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