L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 24 giugno 2017

Sistema Bancario - è l'ennesima prova di come il corrotto Pd abbia gestito in totale mala fede le crisi di sette banche sette

Il Fatto, Luigi Zingales: “Crisi bancarie gestite con leggerezza. Così ci perdono sia lo Stato che i creditori”

Di Rassegna Stampa | ieri alle 09:35
Carlo Di Foggia - Il Fatto Quotidiano


Dopo tutto il tempo perso, l'epilogo è davvero desolante. Nessuno ne esce bene, ma la partita peggiore l'ha giocata il ministero dell'Economia". Luigi Zingales, che insegna all'Università di Chicago, è tra gli economisti italiani più noti all'estero. Osserva stupefatto la piega presa dalla crisi delle banche venete. E non è la prima volta che accade.

Cosa pensa dell'offerta "guai ai vinti" di Intesa Sanpaolo: si prende ciò che vuole e senza rischi?
Intesa sfrutta la sua situazione di monopolio: è l'unica disponibile all'operazione e il governo è disperato. Si va verso una liquidazione delle due banche, con lo Stato a coprire le perdite.

È il modo peggiore per impiegare soldi pubblici. Nelle banche venete abbiamo più passività che attivi bancari, bisognerebbe perciò isolare la parte buona e farla funzionare, ma se vendo gli asset migliori a Intesa per un euro danneggio sia i contribuenti che i creditori delle banche. L'ideale sarebbe una bad bank in mano ai creditori che controlla la good bank, senza espropriare valore. Il fabbisogno di capitale sarebbe maggiore, ma così lo Stato pagherà l'equivalente di due volte il gettito Imu sulla prima casa solo, forse, per rimborsare i creditori. Anche dal punto di vista dell'efficienza economica non è l'ideale: meglio una banca indipendente in Veneto che un colosso come Intesa molto più forte nella Regione. Era quasi meglio il bail-in sui bond senior e il rimborso a tutti i risparmiatori truffati.

Si è perso troppo tempo?

La crisi delle banche venete è conclamata da un anno e mezzo, e rimandare il problema amplifica solo il disastro. E poi, oltre 18 mesi per partorire un risultato così...

Il Tesoro e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno sempre ripetuto: "stiamo lavorando"...

A questo punto è inutile girarci intorno: devono spiegare all'opinione pubblica come hanno gestito le trattative con l'Ue. Le banche sono una cosa delicata che necessita di competenze e polso fermo. Non ci si può muovere in modo dilettantesco.

È la settima banca che fallisce sotto gli occhi del governo, a partire da Etruria e le altre. Si poteva evitare?

Sì. È mancata una visione globale del problema, si è pensato si trattasse di casi isolati. L'Italia ha un problema strutturale: ha sofferto una recessione peggiore della grande depressione. Non è solo colpa della mala gestione. Serviva un intervento sistemico.

La famosa bad bank pubblica per i crediti deteriorati. Ma la Commissione europea vieta gli aiuti di Stato.

Conosco i regolatori europei: se si va con una mezza idea, neanche ben elaborata, non si ottiene nulla. Se invece si produce uno sforzo intellettuale e politico, con l'autorevolezza necessaria, ce la si può fare. Abbiamo cambiato idea troppe volte e perso 3 anni. Così le crisi continueranno.

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco ha incolpato il governo Letta, e il suo ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, di aver contrattato male il bail-in...

In un sistema ideale, dove i bond vengono venduti solo agli investitori istituzionali, il bail-in è corretto. In Italia, dove sono stati rifilati alle famiglie, no. Il problema è che da noi non esiste una credibile assicurazione sui depositi bancari e se si toccano anche quelli sopra i 100 mila euro si rischia una corsa agli sportelli che porterebbe al collasso il Paese. In Germania c'è un'assicurazione implicita dello Stato e per questo non vuole garantirla agli altri Paesi. La versione che conosciamo è che l'Italia accettò di anticipare il bail-in al 2016 in cambio dell'assicurazione europea sui depositi, che non è arrivata: o ci siamo fatti fregare o non ci dicono la verità. La mancanza di trasparenza provoca disaffezione verso le istituzioni europee.

Perché la disparità di trattamento con Mps, che verrà ricapitalizzata dallo Stato?

È un fatto che alimenta dubbi e sospetti. Anche la fuga di notizie provenienti dalla Commissione è un modo non corretto di gestire le crisi bancarie.

Nessun commento:

Posta un commento