L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 giugno 2017

Soros è innafidabile ma Gentiloni non lo sa

Finanza

Gli occhi di Soros sull’Italia (e sull’Europa)

L'intreccio tra speculazione e propositi geopolitici rimane un punto fermo della strategia del magnate
di GIACOMO GABELLINI 12 giugno 2017 16:30


Lo scorso maggio, George Soros è stato ricevuto a Palazzo Chigi dal primo ministro Paolo Gentiloni, per tenere un incontro privato durante il quale si presume siano stati toccati numerosi argomenti tra cui le prospettive di business che lo speculatore statunitense di origini ungheresi intravede in Italia. Alcune settimane prima del suo viaggio a Roma, il magnate aveva infatti espresso pubblicamente un forte interesse verso il ‘Bel Paese’, commissionando a una squadra di suoi analisti guidata dall’ex consigliere del Ministero dell’Economia francese Shanin Vallée uno studio rivolto a esaminare le opportunità di investimento in Italia. Nel 2014, lo stesso Soros aveva acquisito (tramite il Quantum Fund) il 5% della Immobiliare Grande Distribuzione, società legata alle cooperativa che investiva nel settore della grande distribuzione, salvo poi rivendere le azioni nel tardo inverno del 2017, non appena conseguito il margine minimo di guadagno prefissato. L’interesse del magnate per l’Italia si è manifestato anche attraverso l’attivismo di Blackrock, l’hedge fund più potente al mondo – di cui il magnate è ascoltatissimo advisor – che nel corso degli anni ha considerevolmente incrementato la propria partecipazione in alcune delle maggiori società italiane, tra cui Eni, Enel, Telecom e Generali.

Eppure, il celeberrimo speculatore e l’Italia hanno trascorsi tutt’altro che amichevoli. Nel 1992, il suo Quantum Fund sferrò infatti un attacco parallelo ad Inghilterra ed Italia: da un lato, vendette allo scoperto oltre 10 miliardi di dollari in sterline costringendo Londra a chiedere aiuto alla Bundesbank, che versò a sostegno della moneta britan­nica ben 15 miliardi di dollari che non si rivelarono però sufficienti ad evitare la svalutazione e la successiva uscita momentanea dell’Inghilterra dallo Sme. Successivamente, lo stesso Soros fece trapelare la voce di un’imminente, analoga manovra speculativa diretta contro la Francia, cosa che si rivelò sufficiente ad innescare un’ondata di sfiducia nei confronti del franco portando la Banque de France a esaurire le proprie riserve per difendere il cambio. Dall’altro lato, potendo contare sulla copertura finanziaria garan­tita dai Rothschild e da diverse altre banche, Soros puntò sull’effetto-leva e fece massicciamente ricorso agli strumenti derivati, vendendo lire allo scoperto prevedendo di riacquistarle a svaluta­zione avve­nuta. Il tenore dell’offensiva consentì a Soros di trascinare la maggior parte degli operatori dalla propria parte, inducendo il direttore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi ad opporre una strategia di difesa della lira tutta incentrata sul riacquisto di valuta italiana in cambio di dollari che prosciugò le riserve di moneta pregiata del Tesoro. Alla fine, Ciampi si vide obbligato a svalutare, e l’Italia uscì momentaneamente dal Sistema Monetario Europeo.

Tale pesantissimo precedente è all’origine, unitamente alle battaglie che Soros sta conducendo a sostegno dell’immigrazione e delle politiche Lgbt, delle contestazioni formulate da alcuni esponenti di Forza Italia nei confronti dell’atteggiamento di Gentiloni. Il senatore Lucio Malan ha infatti dichiarato che «stupisce molto leggere che il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ricevuto il multimiliardario George Soros, al pari del presidente della Repubblica Federale Tedesca […]. George Soros fu per sua stessa ammissione il protagonista delle speculazioni che nel 1992 causarono una svalutazione della lira del 30% e la dissipazione di 40.000 miliardi di lire di riserve valutarie della Banca d’Italia, oggi sostiene apertamente la più ampia immigrazione verso l’Italia, propugna e finanzia le politiche Lgbt e a favore della liberalizzazione delle droghe. Sarebbe interessante sapere la ragione e il contenuto di questo colloquio, non preannunciato e non segnalato». Il deputato Elvira Savino, dal canto suo, ha rincarato la dose, promettendo di presentare «una interrogazione al premier Gentiloni per chiedere i motivi della presenza dell’imprenditore Soros a Palazzo Chigi. Evidentemente, se è stato ricevuto nella sede ufficiale del Governo, si tratta di un impegno istituzionale ed è normale che il Parlamento ne venga informato, visto il ruolo che egli ebbe nell’attacco speculativo del 1992 contro la lira, da lui giudicato ‘una legittima operazione finanziaria’».

Un ruolo che non ha impedito allo speculatore di ricevere, nel 1995, una laurea honoris causa in economia presso l’Università di Bologna, e di ‘reclutare’, nello stesso anno, in qualità di relatore alla presentazione di un suo libro nientemeno che Romano Prodi, che all’epoca ricopriva l’incarico di responsabile per le politiche sociali e le risorse umane dell’Ulivo. «Le contestazioni sono incoerenti. Fanno ridere. Non hanno letto il libro», tuonò l’ex professore bolognese di fronte alla fronda di studenti e semplici cittadini che si erano riuniti per attaccare la sua scelta di presenziare all’evento. Soros, del resto, può contare da tempo su numerosi agganci sia in Italia che nel resto dell’Unione Europea, come certificato dalla stessa Open Society, autrice di un documento intitolato Reliable allies in the European Parliament (2014-2019) al cui interno è riportato un elenco di esponenti politici considerati suoi ‘alleati fidati’ all’interno del Parlamento Europeo per portare avanti le istanze relative ad ambiente, geopolitica, migrazione e tutto il resto. Il documento enumerava ben 226 nomi su un totale di 751, con tanto di scheda personale recante informazioni circa il partito di appartenenza, le commissioni di cui sono membri e le sfere di competenza. Tra gli italiani presenti nella lista, compaiono i nomi di Gianni Pittella, Sergio Cofferati, Barbara Spinelli, Kyenge Kashetu, Daniele Viotti, Roberto Gualtieri, Alessia Maria Mosca, Luigi Morgano ed altri, gran parte dei quali del Partito Democratico Democratico. Gli altri sono per lo più esponenti de L’altra Europa per Tsipras e dei Socialisti Democratici.

A livello europeo, spiccano invece i vari Olli Rehn, Guy Verhofstadt, Pablo Iglesias, Elmar Brok, Juan Fernando Lopez Aguilar e tanti altri personaggi sui quali Soros ritiene di poter fare affidamento per costruire consensi attorno a questioni a lui particolarmente care, tra cui l’indebolimento del premier ungherese Viktor Orbán, l’inclusione dell’Ucraina nell’Unione Europea e la marginalizzazione della Russia.

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