L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 giugno 2017

South Stream, il risveglio

BALCANI
La partita del gas: Mosca rilancia il South Stream 

Dialogo avviato con Serbia e Ungheria Lo snodo resta però la posizione bulgaradi Stefano Giantin

07 giugno 2017


BELGRADO. Ha messo l’una contro l’altra Bruxelles e Mosca, per anni. Ha infiammato gli animi nei Balcani. Ed è finito ingloriosamente, cancellato nel 2014, su pressione dell’Ue. Ma come un’araba fenice, il defunto progetto del gasdotto South Stream potrebbe risorgere dalle sue ceneri.


Pericoloso scenario ucraino o siriano. Nei Balcani la nuova “guerra” per i gasdotti tra Mosca, Bruxelles e Washington, con la Russia che vuole dettare le regole sugli approvvigionamenti del gas

È quanto suggeriscono alcune mosse a sorpresa di Ungheria, Serbia e Russia, che appaiono intenzionate a rilanciare l’idea del metanodotto tanto inviso all’Unione europea. Mosse come incontri d’altissimo livello che si sono tenuti nei giorni scorsi a San Pietroburgo, in Russia. Al tavolo delle discussioni, leader del calibro di Peter Szijjarto, ministro degli Esteri d’Ungheria, il suo omologo serbo e premier ad interim, Ivica Dačić, quello russo, Sergei Lavrov. E soprattutto il potente numero uno di Gazprom, Alexei Miller.


L’opera sarà conclusa nel 2019. Già disponibili i tre quarti dei finanziamenti A regime l’impianto potrà lavorare 6 miliardi di metri cubi di metano all’anno

Riunioni e vertici che, ha rivelato l’agenzia di stampa ungherese Mti, avevano un solo obiettivo: resuscitare il progetto South Stream. «Serbia, Russia e Ungheria stanno riannodando il dialogo per la costruzione di un gasdotto che rifletta in parte» il percorso originario di South Stream, ha informato l’agenzia riportando dichiarazioni di Szijjarto. Szijjarto stesso ha confermato che Budapest ha tutto la convenienza alla «costruzione rapida di un altro gasdotto» in sostituzione di South Stream, d’«interesse fondamentale» per l’Ungheria perché contribuirebbe alla diversificazione delle fonti di energia. E l’Ungheria contatterà quanto prima la Commissione europea, oltre alle autorità della Bulgaria – perno fondamentale per l’eventuale realizzazione dell’opera – per discutere i prossimi passi. Unione europea che non «può scovare argomenti realistici contro questo gasdotto», ha arringato Szijjarto. E resuscitarlo sarebbe anche nell’interesse della Russia, che è pronta a far partire in fretta i lavori, anche perché tutte le joint venture con compagnie nazionali in Serbia, in Ungheria e oltre, sono ancora attive. E Mosca, ha ricordato Szijjarto, ha già iniziato a collocare, a inizio maggio, le tubazioni sui fondali del Mar Nero per il gasdotto Turkish Stream che convoglierà gas russo verso la Turchia.


L’infrastruttura collegherà la Russia alla regione europea turca della Tracia Ma l’obiettivo di Mosca è prolungare il tracciato del gasdotto fino alla Serbia

E da lì, questa l’idea di fondo del “mini South Stream”, potrebbe biforcarsi un ramo settentrionale, attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria.

Una boutade pre-estiva? Non proprio. Che ci sia una speciale attenzione per l’idea è stato confermato anche dalla Tv pubblica serba, che ha precisato che al momento «non ci sono conferme ufficiali», ma che nei corridoi del potere «si sta discutendo» concretamente con la Russia di «riportare in gioco South Stream». Tv che ha riportato anche le parole di Vojislav Vuletic, rappresentante dell’Associazione serba per il gas, che ha sottolineato che «si tratta di una buona notizia», soprattutto se «nel 2019 dovessero interrompersi le forniture via Ucraina». Conferme che qualcosa si stia muovendo sono arrivate infine da una delle “voci” del Cremlino, l’agenzia Sputnik, che ha riportato dichiarazioni del numero due di Gazprom, Alexander Medvedev, che ha ricordato che anche la Bulgaria «ha tutto pronto per iniziare la costruzione» del gasdotto, progetto bloccato solo «su pressione esterna». E basterebbe poco, a Sofia, per unirsi al nuovo treno chiamato “South Stream 2”. Che sembra sul punto di partire.

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/06/07/news/la-partita-del-gas-mosca-rilancia-il-south-stream-1.15456305

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